Anticorpi monoclonali: dalla ricerca una speranza concreta contro il Covid-19

Autore:
Redazione
11/11/2020 - 05:19

«La cura con i super anticorpi arginerà il Covid». A dirlo è Rino Rappuoli, a capo della ricerca di GlaxoSmithKline (GSK) Vaccines e del MAD (Monoclonal Antibody Discovery) Lab della Fondazione Toscana Life Sciences, in un’intervista al quotidiano la Repubblica. L’esperto sostiene che gli anticorpi monoclonali contro il coronavirus sono speciali perché «sono un gioiello di innovazione tecnologica».

Secondo il ricercatore, l’anticorpo sperimentato dal suo team «è il più potente fra quelli descritti finora dalla comunità scientifica». Da sottolineare, poi, come gli anticorpi servano «sia per prevenzione sia per migliorare le condizioni degli infetti. Se si danno ad una persona sana, la protezione scatta immediatamente; se li prende una persona con un tampone positivo, si aiuta l’eliminazione del virus da parte dell’organismo. Certo, prima si prendono meglio è, così il virus viene eliminato e non può danneggiare l’organismo».

I risultati ottenuti sono stati resi possibili dal fatto che oggi si riesce a «sviluppare anticorpi mille volte più potenti, che possono quindi essere usati in quantità mille volte inferiori e con un costo di conseguenza ridotto. Ecco perché, per la prima volta, possiamo usare gli anticorpi monoclonali anche per le malattie infettive».

Infine, Rappuoli assicura: «Il nostro anticorpo è stato selezionato in modo che duri a lungo, con una protezione di circa sei mesi. Questa però è solo la teoria, dovremo confermare questo dato negli studi clinici di fase 3, durante la sperimentazione che vogliamo iniziare prima della fine dell’anno. Se tutto va secondo i piani, saremo pronti con il farmaco per marzo 2021».

L’ATTIVITÀ DEL MAD LAB

L’anticorpo monoclonale (MAD0004J08) scelto dal MAD Lab di Fondazione Toscana Life Sciences sarà testato nelle prove cliniche il cui avvio è atteso per fine 2020.

Una decisione scaturita dall’attuale fase di sviluppo e produzione dei tre anticorpi migliori (selezionati lo scorso luglio) e che valuta sia la capacità dell’anticorpo di legare la proteina spike e di inattivare il virus sia la resa da un punto di vista dello sviluppo e produzione della terapia contro coronavirus SARS-CoV-2 (Progetto MAbCo19).

«La scelta dell’anticorpo candidato farmaco è frutto della fase di sviluppo del prodotto che si è concentrata nel verificare non solo gli aspetti scientifici, ma anche quelli relativi alla produzione della terapia a base di anticorpi monoclonali umani selezionati a partire dal sangue di pazienti guariti da Covid-19. Come Fondazione TLS e grazie a tutti i partner che ci affiancano in questa sfida, stiamo procedendo secondo i tempi e le ipotesi fatte con l’intento di dare ulteriore dimostrazione della forza del modello pubblico-privato con il quale la Fondazione opera da sempre e per il quale il Progetto MAbCo19 rappresenta un valido esempio di successo», afferma Fabrizio Landi, presidente di Fondazione Toscana Life Sciences.

Inoltre, il gruppo di ricerca ha recentemente pubblicato su bioRxiv il lavoro scientifico “Extremely potent human monoclonal antibodies from convalescent Covid-19 patients” relativo alle evidenze dell’attività svolta finora. Il preprint, firmato da oltre venti ricercatori, tra i principali a livello nazionale e internazionale delle realtà INMI Spallanzani, Toscana Life Sciences, VisMederi, Università di Siena e Imperial College di Londra, mostra gli avanzamenti dell’attività di laboratorio che ha selezionato, dal sangue dei pazienti guariti da Covid-19, oltre 4.000 cellule B producendo circa 450 anticorpi da testare, tra i quali lo scorso luglio sono stati individuati i 3 più promettenti, capaci di neutralizzare due varianti del virus SARS-CoV-2 in vitro con potenza neutralizzante compresa tra 4 e 10 ng/mL.

«Abbiamo raccolto in questo lavoro i risultati più significativi dell’attività di ricerca svolta negli ultimi mesi e che ci ha permesso di ottenere una sempre migliore caratterizzazione degli anticorpi. Tra questi anticorpi ne abbiamo selezionati quattordici, poi classificati in quattro diversi sottogruppi, sulla base della loro specificità di legame a porzioni definite della proteina spike del virus. Anche dopo la scelta dei tre anticorpi più promettenti e del candidato farmaco, ora in fase di produzione in formato GMP (Good Manufacturing Practice) nello stabilimento Menarini di Pomezia, il lavoro di ricerca nei nostri laboratori prosegue affinché si possano avere sempre maggiori risposte nel percorrere la strada per combattere SARS-CoV-2», aggiunge Claudia Sala, Senior Scientist del MAD Lab.

I risultati promettenti illustrati nel paper aprono nuove strade sul fronte dell’approccio scientifico, ad esempio l’ipotesi di una combinazione di anticorpi come possibile terapia. Inoltre, risultati preliminari dei test in vivo (sui criceti) mostrano come detto che gli anticorpi monoclonali selezionati agiscono sia come mezzo preventivo che terapeutico.

GLI ANTICORPI MONOCLONALI UMANI

Si tratta di prodotti sicuri, già ampiamente impiegati in terapia tumorale ed approvati da tutte le agenzie regolatorie. Recentemente sono stati usati anche per malattie infettive e nel caso dell’infezione da Ebola hanno rappresentato la prima ed unica soluzione per terapia e prevenzione.

Inoltre, gli anticorpi monoclonali hanno tempi di sviluppo più rapidi rispetto ai vaccini o ad altri farmaci antivirali e si ritiene che tali tempi si riducano ulteriormente trattandosi di virus, entità biologica molto piccola e meno complessa rispetto ai batteri.

L’approccio sperimentale seguito dal gruppo di ricerca di Toscana Life Sciences consiste nel reclutare pazienti convalescenti o guariti da infezioni batteriche o virali e nel prelevarne il sangue che è utilizzato per isolare le cellule B, produttrici di anticorpi monoclonali. Questi ultimi vengono clonati ed espressi in opportuni sistemi cellulari per essere poi testati in saggi in vitro contro le specie batteriche o virali sopracitate. I saggi includono la valutazione del legame dell’anticorpo al batterio o al virus bersaglio e la misura della attività neutralizzante dell’anticorpo contro i medesimi batteri o virus. Gli anticorpi monoclonali isolati mediante questo processo sono poi sottoposti ad ottimizzazione molecolare in modo da aumentarne l’affinità e/o la stabilità.

Infine, gli anticorpi monoclonali umani possono essere utilizzati come strumento per l’identificazione di nuovi antigeni per velocizzare lo sviluppo di vaccini contro un determinato patogeno (nel caso specifico SARS-CoV-2).

ELI LILLY

In conclusione, va ricordato che sono diverse le case farmaceutiche che stanno lavorando sugli anticorpi monoclonali ed alcune, attualmente in sperimentazione con trial di fase 3, potranno quanto prima chiedere l’autorizzazione per immettere in commercio il farmaco ottenuto.

Un risultato che è stato appena raggiunto da Eli Lilly a cui la FDA (Food and Drug Administration) ha dato il via libera d’urgenza per l'anticorpo neutralizzante Bamlanivimab (LY-CoV555). Il trattamento dovrà essere somministrato in strutture ospedaliere o in altre strutture sanitarie per curare, in adulti e bambini, infezioni di limitata entità, ma ad alto rischio di progredire in forme più gravi. Il Bamlanivimab, utile dunque per ridurre la carica virale e le probabilità di un ricovero, deve essere somministrato tramite un'unica infusione endovenosa il prima possibile e comunque entro 10 giorni dall'insorgenza dei sintomi. È il primo trattamento a base di anticorpi monoclonali che riceve l'autorizzazione.

 

Fotografia di copertina: Pixabay

 

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