Aumentati nel 2019 i reati contro l’ambiente

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Redazione
18/12/2020 - 04:13

L’ecomafia non conosce la parola crisi. Nel 2019 sono aumentati, infatti, i reati contro l’ambiente: ben 34.648 quelli accertati, alla media di quattro ogni ora, con un incremento del 23.1% in più rispetto al 2018.

In particolare, preoccupa il boom degli illeciti nel ciclo del cemento, al primo posto della graduatoria per tipologia di attività ecocriminali, con ben 11.484 reati (74,6% in più rispetto al 2018), che superano nel 2019 quelli contestati nel ciclo di rifiuti che ammontano a 9.527 (10,9% in più rispetto al 2018). Da segnalare anche l’impennata dei reati contro la fauna, 8.088 (10,9% in più rispetto al 2018), e di quelli connessi agli incendi boschivi con 3.916 illeciti (92,5% in più rispetto al 2018).

La Campania è in testa alle classifiche, con 5.549 reati contro l’ambiente, seguita nel 2019 da Puglia, Sicilia e Calabria (prima regione del Sud come numero di arresti). E, come purtroppo accade ogni anno, in queste quattro regioni si concentra quasi la metà di tutti gli illeciti penali accertati grazie alle indagini, esattamente il 44,4%. La Lombardia, da sola, con 88 ordinanze di custodia cautelare, colleziona invece più arresti per reati ambientali di Campania, Puglia, Calabria e Sicilia messe insieme, che si fermano a 86.

Da capogiro il business potenziale complessivo dell’ecomafia, stimato in 19,9 miliardi di euro per il solo 2019, e che dal 1995 a oggi ha toccato quota 419,2 miliardi. A spartirsi la torta, insieme ad imprenditori, funzionari e amministratori pubblici collusi, sono stati 371 clan (tre in più rispetto all’anno prima), attivi in tutte le filiere: dal ciclo del cemento a quello dei rifiuti, dai traffici di animali fino allo sfruttamento delle energie rinnovabili e alla distorsione dell’economia circolare.

È questa la fotografia scattata dal Rapporto Ecomafia 2020. Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia, realizzato da Legambiente, con il sostegno di COBAT e NOVAMONT, che ha analizzato i dati frutto dell’intensa attività svolta da Forze dell’Ordine, Capitanerie di Porto, Magistratura, insieme al lavoro del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, nato dalla sinergia tra ISPRA e Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente, e dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.


Anche nel 2019 il ciclo dei rifiuti resta il settore maggiormente interessato dai fenomeni più gravi di criminalità ambientale: sono ben 198 gli arresti (112,9% in più rispetto al 2018) e 3.552 i sequestri con un incremento del 14,9%. A guidare la classifica per numero di reati è la Campania, con 1.930 reati, seguita a grande distanza dalla Puglia (835) e dal Lazio, che con 770 reati sale al terzo posto di questa classifica, scavalcando la Calabria. Per quanto riguarda le inchieste sui traffici illeciti di rifiuti: dal primo gennaio 2019 al 15 ottobre del 2020 ne sono state messe a segno 44, con 807 persone denunciate, 335 arresti e 168 imprese coinvolte. Quasi 2,4 milioni di tonnellate di rifiuti sono finiti sotto sequestro (la stima tiene conto soltanto dei numeri disponibili per 27 inchieste), pari a una colonna di 95.000 tir lunga 1.293 chilometri, poco più della distanza tra Palermo e Bologna.

Oltre ai reati legati al ciclo del cemento, resta diffusa la piaga dell’abusivismo edilizio con 20.000 nuove costruzioni (ampliamenti compresi) che secondo le stime utilizzate dall’ISTAT nell’ambito del BES (l’indicatore del Benessere Equo e Sostenibile) rimane su livelli intollerabili per un paese civile: quella, provvisoria, del 2019 è del 17,7% sul totale delle nuove costruzioni e degli ampliamenti significativi.

«La causa di questa persistenza dell’abusivismo edilizio in Italia – spiega Enrico Fontana, responsabile Osservatorio Nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente – è duplice: le mancate demolizioni da parte dei comuni e i continui tentativi di riproporre condoni edilizi da parte di regioni, ultima in ordine di tempo la Sicilia, leader e forze politiche. Per questo diventa indispensabile, oggi più che mai, lanciare una grande stagione di lotta all’abusivismo edilizio, prevedendo in particolare un adeguato supporto alle prefetture nelle attività di demolizione, in caso di inerzia dei comuni, previste dalla legge 120/2020; la chiusura delle pratiche di condono ancora giacenti presso i comuni; l’emersione degli immobili non accatastati, censiti dall’Agenzia delle Entrate, per avviare la verifica della loro regolarità edilizia e sottoporre quelli abusivi all’iter di demolizione».

Una particolare attenzione dovrà essere dedicata agli investimenti in appalti e opere pubbliche, soprattutto nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia), anche alla luce delle ingenti risorse in arrivo dall’Europa attraverso il Next Generation EU. «I dati dimostrano come in tutti i casi di scioglimento dei comuni per infiltrazioni mafiose (ventinove quelli ancora oggi commissariati, dei quali ben diciannove sciolti soltanto nel 2019) il principale interesse dei clan è proprio quello di condizionare gli appalti di ogni tipo, dalla manutenzione delle strade alla gestione dei rifiuti. Un fenomeno che s’intreccia con quello della corruzione».

A crescere è, non a caso, anche il numero di inchieste sulla corruzione ambientale, quelle rilevate dall’1 giugno 2019 al 16 ottobre 2020 sono state 134, con 1.081 persone denunciate e 780 arresti (nel precedente Rapporto le inchieste avevano toccato quota 100, con 597 persone denunciate e 395 arresti). Il 44% delle inchieste ha riguardato le quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso, con la Sicilia in testa alla classifica (27 indagini). Da segnalare, anche in questo caso, il secondo posto della Lombardia, con 22 procedimenti penali, seguita dal Lazio (21).

Nella Terra dei Fuochi nel 2019 sono tornati a crescere di circa il 30%, rispetto al 2018, i roghi censiti sulla base degli interventi dei Vigili del Fuoco, arrivati quasi a quota 2.000.

Preoccupanti anche i dati sugli incendi boschivi scoppiati nella Penisola: nel 2019 sono andati in fumo 52.916 ettari tra superfici boscate e non, con un incremento del 261,3% rispetto al 2018. I reati accertati sono stati 3.916, con una crescita del 92,5% sull’anno precedente. Il 50,3% dei reati si concentra nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, dove è andato in fumo il 76% del territorio percorso dal fuoco a livello nazionale, con la Calabria (548 reati) in cima alla classifica.

Da considerare anche i reati contro gli animali. Sono 8.088, più di 22 al giorno, con 7.046 persone denunciate, 2.629 sequestri effettuati e 39 arresti. Si stima che i fatturati illegali collegati a queste attività ammontino a 3,2 miliardi di euro l’anno.

Sul fronte agromafie, nel 2019 aumentano del 54,9% i reati penali e gli illeciti amministrativi in questo settore. Crescono gli arresti (193 quelli eseguiti lo scorso anno, +22,2%), i sequestri (+12,3%, a quota 11.975), le sanzioni, sia penali che amministrative (59.036, con un incremento del 24,6% rispetto al 2018). Un’attenzione particolare meritano i risultati dei controlli effettuati contro l’utilizzo illegale di pesticidi e altri prodotti chimici, compresi quelli messi al bando perché cancerogeni, come hanno rivelato recenti inchieste giornalistiche: 268 i reati penali e gli illeciti amministrativi contestati, 162 persone oggetto di denunce e diffide, 23 sequestri e 216 sanzioni penali e amministrative emesse.

Per quanto riguarda le archeomafie, nel 2019 sono significativamente in crescita le denunce (1.730 contro le 1.526 del precedente Rapporto), le persone arrestate (73, più del doppio del 2018), i sequestri, 640, con un aumento del 238,6% rispetto a quelli del 2018, ma il dato più significativo è quello che riguarda le opere e i reperti recuperati grazie al lavoro delle Forze dell’Ordine: ben 905.472, con una crescita del 1.397,7% rispetto al 2018.

Il Rapporto descrive anche le illegalità sulla gestione di pneumatici fuori uso, buste di plastica e gas HFC. Le stime fanno oscillare i flussi di pneumatici messi illegalmente in commercio tra le 30.000 e le 40.000 tonnellate annue, con il mancato versamento del contributo ambientale per circa 12 milioni di euro e un’evasione dell’IVA di circa 80 milioni di euro.

Nel nostro Paese vengono commercializzate circa 23.000 tonnellate di buste usa e getta fuori legge, per un valore complessivo di 200 milioni di euro. In media, su 100 buste in circolazione 30 sarebbero completamente fuori norma. Non si tratta soltanto di quelle di plastica, ma anche di buste “pseudo-compostabili”: nel corso degli ultimi 5 anni il tasso di non conformità verificato dai laboratori ARPA si è attestato intorno al 60%.

Infine, il mercato parallelo e illegale di gas HFC ammonterebbe nel 2019 in Europa ad almeno 3.000 tonnellate. In termini di impatto ambientale, questo commercio illecito può essere valutato in circa 4,7 milioni di tonnellate equivalenti di CO2, pari alle emissioni generate dall’utilizzo medio annuale di 3,5 milioni di automobili di ultima generazione.

 

Foto di copertina: Pixabay

 

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