Borracce di alluminio rilasciano metalli nell’acqua

Autore:
Redazione
19/06/2020 - 03:19

Le borracce di alluminio potrebbero non essere tanto sicure. Infatti, pur restando entro i limiti di legge, rilascerebbero nell’acqua che beviamo metalli, ftalati e bisfenolo A con possibili conseguenze per la salute

È quanto emerge da una ricerca del Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, commissionata da Fondazione Acqua.

Lo studio della Sapienza, primo nel suo genere perché incentrato sul rilascio chimico-fisico di elementi dalle borracce, mentre sino ad ora erano stati valutati solo gli aspetti batteriologici, è stato condotto su venti tipologie di borracce differenti, acquisite tramite i principali rivenditori e sul mercato elettronico, e ha permesso di ottenere più di 24.000 risultati analitici, che hanno consentito di valutare (mediante simulazione d’uso con un’acqua test demineralizzata) le possibili cessioni di quaranta elementi inorganici (metalli, semimetalli e non metalli) e di sette composti organici (sei ftalati e bisfenolo A).

I risultati ottenuti hanno mostrato assenza di cessione di composti organici dalle borracce in plastica e, al contrario, fenomeni di cessione di elementi inorganici da tutte le borracce testate. Si parla di fenomeni molto variabili tra le diverse tipologie di borracce e spesso caratterizzati da cessioni multielemento anche di alluminio, cromo, piombo, nichel, manganese, rame, cobalto, etc.

Va però detto che la quantità di metalli, semimetalli, non metalli, ftalati e bisfenolo A rilevati non superano i parametri imposti per legge. Tali cessioni, però, si sommano ai metalli spesso presenti nell’acqua potabile di rubinetto con il rischio, per chi usa abitualmente le borracce, di oltrepassare facilmente le soglie considerate sicure per la salute.

Inoltre, secondo quanto rilevato dai ricercatori della Sapienza, «la variabilità riscontrata nella cessione di elementi chimici è con tutta probabilità da attribuire sia alla qualità del materiale di fabbricazione che alle modalità di lavorazione. La presenza di metalli estranei quali cromo, bismuto, manganese, bario, rame, zinco nelle cessioni di borracce in alluminio fanno supporre che il materiale di fabbricazione possa derivare anche da processi di recupero/riciclo, elementi critici se condotti senza le dovute attenzioni necessarie per garantire la conformità a quanto previsto dalla normativa vigente sui materiali destinati al contatto con alimenti (cosiddetti MOCA - Materiali e Oggetti a Contatto con Alimenti)».

Un altro aspetto emerso dallo studio è pertanto la non piena conformità delle borracce analizzate ai Regolamenti CE e alle norme nazionali sui MOCA. Infatti, visto che l’acqua destinata al consumo umano è un alimento a tutti gli effetti (Regolamento CE 178/2002 - articolo 2), anche i materiali e gli oggetti destinati al contatto con essa, come appunto le borracce, devono rispettare specifici criteri, nell’ottica del mantenimento delle caratteristiche organolettiche e nutrizionali dell’alimento stesso e di sicurezza igienico-sanitaria del consumatore. Tra le borracce esaminate, solo alcune presentavano il simbolo previsto o le indicazioni di impiego ed elementi utili per la loro identificazione ai fini della necessaria rintracciabilità, un fatto che dovrebbe renderle inadatte alla vendita sul mercato.

«Nell’ultimo periodo stiamo assistendo ad una campagna di demonizzazione della plastica con particolare riferimento alle bottiglie, a favore delle borracce. Non solo andrebbe spiegato ai consumatori che le bottiglie in PET sono riciclabili al 100% ritornando ad essere nuove bottiglie dopo il loro recupero e riciclo, ma soprattutto se si parla della salute delle persone è fondamentale dare loro le corrette informazioni per poter scegliere consapevolmente», commenta il presidente della Fondazione Acqua, Ettore Fortuna.

(Adnkronos)

 

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