Coronavirus, Ricciardi: “In autunno ci sarà seconda ondata. Non acceleriamo riapertura”

Autore:
Redazione
20/04/2020 - 05:12

Una seconda ondata di epidemia in autunno, più che una ipotesi è una certezza.

«Fino a quando non avremo un vaccino ci saranno nuove ondate o, speriamo, tanti piccoli focolai epidemici che andranno contenuti. Quello autunnale e invernale, come nel caso dell’influenza, è il periodo in cui una combinazione di eventi climatici, comportamentali, immunologici fa sì che il virus possa riemergere. Per questo è molto importante non accelerare le riaperture: in caso contrario la seconda ondata invece di averla più avanti rischiamo di subirla prima dell’estate».

Lo ha detto Walter Ricciardi, professore ordinario di Igiene e Medicina Preventiva, rappresentante italiano nell'Executive Board dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e consulente del governo per il Covid-19 in una recente intervista rilasciata al giornale ilcaffeonline.

«Possiamo senza retorica dire che le scelte azzardate iniziali di alcuni leader politici mondiali sono responsabili degli effetti che ci sono stati sui loro popoli. Se ci sono stati più morti rispetto ad altri è perché le decisioni sono state prese o in modo tardivo o in modo sbagliato. L’esempio più eclatante è quello della Gran Bretagna e degli Stati Uniti, dove i governi non hanno ascoltato i consiglieri scientifici e hanno reagito in maniera estremamente ritardata». Di contro, «in paesi come la Corea del Sud, la Finlandia e la Germania, dove c’è una linea di comando unica e un rapporto diretto tra politica sensibile e istituzioni ben funzionanti, le cose vanno meglio», sottolinea l’esperto.

«Fino a quando non registreremo una immunità di gregge provocata favorevolmente dal vaccino, avremo una lunga fase di convivenza col virus. Speriamo che sia una convivenza di mesi e non di anni, ma ci troveremo di fronte a una nuova normalità. La misura più importante sarà il distanziamento fisico, la distanza tra le persone che non sono certe del loro stato immunologico. Naturalmente questo stato potrà essere conosciuto e tracciato meglio attraverso una diagnostica più estesa e mirata e grazie all’uso delle tecnologie. Non c’è dubbio che i paesi che hanno reagito meglio sono quelli che hanno utilizzato meglio le armi della diagnostica e delle tecnologie. Su questo ho invitato da diversi giorni i miei colleghi e i decisori ad agire con più rapidità rispetto a quanto fatto finora».

La Lombardia «in questo momento ha una condizione epidemiologica di particolare gravità. Certamente in miglioramento ma di particolare gravità. Tra i paesi europei è la regione che in questo momento ha maggiori problemi. Non l’Italia, ma la Lombardia. Mi sembra non saggio immaginare delle aperture a prescindere dalle valutazioni oggettive delle condizioni epidemiologiche».

(AGI)

 

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