Covid-19, il fumo raddoppia il rischio di ricovero

Autore:
Redazione
08/01/2021 - 05:58

Il fumo fa male! Forse, ormai assuefatti alle terribili avvertenze riportate sui pacchetti di sigarette, lo abbiamo persino dimenticato, ma i danni provocati dal fumo al nostro organismo sono parecchi.

Fumare danneggia il nostro apparato respiratorio, aumenta l’incidenza di infezioni alle vie respiratorie e peggiora l’asma. Inoltre, provoca danni al cuore e alla circolazione: aumenta la pressione arteriosa ed il rischio di infarto e ictus, accelera l'aterosclerosi. I problemi circolatori causati dal fumo possono determinare impotenza nell'uomo, declino mentale ed invecchiamento precoce della pelle. Aumenta anche il rischio di molti tipi di tumore (ad esempio, polmoni, rene, vescica). Nelle donne causa un maggiore rischio di tumori dell'utero. La menopausa, poi, è anticipata ed è più alto il pericolo di osteoporosi. Fumare diminuisce la fecondità ed accresce la possibilità di aborti, parti prematuri, neonati sottopeso e morti premature (senza dimenticare che il fumo in gravidanza può causare un ritardo di crescita, di sviluppo mentale e polmonare del bambino).

Va sottolineato, infine, che la gravità dei danni dovuti all'esposizione anche passiva al fumo di tabacco è direttamente proporzionale all'entità complessiva del suo abuso (fattori determinanti sono l'età di inizio, il numero di sigarette giornaliere, il numero di anni di fumo, l'inalazione più o meno profonda del fumo).

La lunga premessa fa ben comprendere come i fumatori siano soggetti particolarmente a rischio in caso di infezione da SARS-CoV-2: infatti, chi fuma sigarette presenta un numero di sintomi del Covid-19 più elevato rispetto ai non fumatori e corre addirittura un rischio doppio di esser ricoverato.

A dirlo è un recente studio che, pubblicato su Thorax (BMJ Group), è stato condotto da esperti del King's College di Londra che tra i fumatori hanno riscontrato il 14% di probabilità in più di sviluppare febbre, tosse persistente e difficoltà respiratorie (la classica triade dei sintomi che portano alla diagnosi del Covid-19). Inoltre, i fumatori positivi al SARS-CoV-2 hanno evidenziato il 29% di probabilità in più di avere oltre cinque sintomi legati al Covid e ben il 50% in più di manifestare più di dieci sintomi contemporaneamente, tra cui tosse, febbre, perdita dell'olfatto, del gusto o dell'appetito, difficoltà respiratorie, dolori muscolari, affaticamento, disturbi intestinali o annebbiamento.

«Questo studio fornisce la prima prova conclusiva, basata sull'osservazione reale, del fatto che fumare rappresenti un rischio più elevato per la salute in seguito al contagio da Covid-19», afferma Mario Falchi, ricercatore capo e docente senior presso il King's College di Londra.

Il team ha analizzato i dati di 2,4 milioni di partecipanti che hanno scaricato e utilizzato l'app ZOE del King's College di Londra, 220.135 dei quali, circa l'11%, erano fumatori. Va qui ricordato che diversi studi precedenti suggerivano, incredibile a dirsi, che l'abitudine del fumo fosse associata ad una minore probabilità di contrarre il nuovo coronavirus e di manifestare sintomatologie gravi (uno di questi studi, ad esempio, condotto su 90.000 pazienti, ha riscontrato una probabilità del 23% inferiore nei fumatori di contrarre l'infezione).

«Alcuni rapporti hanno suggerito un effetto protettivo del fumo sul rischio di Covid-19, il che è stato piuttosto sconcertante, viste le nostre conoscenze dei danni che il tabacco può provocare all'organismo. Gli studi in quest'area, tuttavia, possono essere facilmente influenzati da pregiudizi nel campionamento, nella partecipazione e nelle risposte dei soggetti testati», aggiunge l’esperto. «I nostri risultati mostrano chiaramente che i fumatori corrono un rischio maggiore di sviluppare un numero significativamente più elevato di sintomi associati al nuovo coronavirus».

I partecipanti alla ricerca del King’s College hanno presentato vari dati sulla propria persona, oltre che sui sintomi sperimentati e sui risultati dei test effettuati. «I dati riportati dagli stessi soggetti sono solitamente meno affidabili, ma nella fase che abbiamo analizzato, dal 24 marzo al 23 aprile 2020, la capacità di test potrebbe essere rappresentativa. I tassi di Covid-19 continuano a salire, per cui è fondamentale concentrare gli sforzi e fare il possibile per ridurre gli effetti della pandemia», aggiunge Claire Steves, ricercatrice capo, medico consulente e docente presso il King's College di Londra.

Come detto, nei mesi scorsi era venuta fuori l'idea che la nicotina, mettendo a dura prova l'organismo e il sistema immunitario, potesse potenziare la risposta immunitaria nel caso di Covid-19. Ipotesi che teneva anche conto dei dati della Grecia, paese in cui si sono registrati valori meno elevati di decessi nonostante il numero di fumatori sia superiore alla media europea.

In conclusione, a dare manforte al lavoro del King’s College abbiamo però un altro importante studio che, condotto da esperti dell'Università della California a Los Angeles (UCLA), ha utilizzato cellule staminali coltivate in laboratorio, scoprendo che il fumo può triplicare il numero di cellule infettate dal coronavirus, impedendo alle molecole chiave del sistema immunitario di funzionare correttamente.

«Il fumo rappresenta sicuramente un pericolo per la salute sotto diversi punti di vista - conclude Brigitte Gomperts, dell'UCLA - riducendo le difese naturali e facilitando l'ingresso degli agenti patogeni nell'organismo. Ora sappiamo che SARS-CoV-2 non rappresenta affatto un'eccezione».

(Fonte: AGI/ANSA - Foto di copertina: Pixabay)

 

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