Dati Istat, fotografia preoccupante della Sicilia?

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Redazione
12/01/2021 - 05:46

Disoccupazione, scolarità bassa, spopolamento. Non è incoraggiante per la Sicilia il quadro offerto da un’approfondita analisi dei dati Istat del Censimento Permanente della Popolazione e delle Abitazioni 2019 presentato alla fine del 2020. L’Isola, da ormai troppo tempo realtà assai problematica, non sembra infatti dare segni di ripresa.

Partiamo con il dato relativo alla popolazione. Sono 4.875. 290 i residenti in Sicilia (in Italia siamo in totale 59.641.488) ed in buona sostanza nel giro di soli due anni si è registrato un calo di circa 150.000 unità. Le donne sono 2.504.348 e gli uomini 2.370.942. L’andamento dei numeri si lega all’emigrazione dei tanti che partono in cerca di lavoro con la popolazione che nell’ultimo decennio è scesa del 2,2%, la flessione più rilevante in tutta Italia, per lo più a svantaggio dei comuni molto piccoli.

Gli stranieri sono 189.713 (meno del 4% del totale - il paese con più presenze è la Romania con 54.472 residenti; seguono la Tunisia con 20.599, il Marocco con 15.190, lo Sri Lanka con 12.662, l’Albania con 9.099 e il Bangladesh con 8.520): pertanto, non l’invasione di cui tanto spesso si parla a sproposito, ma anzi un aiuto a compensare almeno in parte il crollo demografico degli ultimi anni. Più in generale, gli stranieri residenti in Italia sono 5.039.637 (1.145.718 rumeni, 421.589 albanesi e 414.249 marocchini), per lo più sono distribuiti al Centro-Nord e contribuiscono ad abbassare notevolmente l’età media e gli indici di vecchiaia del nostro Paese.

A preoccupare (e molto) sono i numeri sull’occupazione: la forza lavoro presente è di 1.981.022 persone (uomini 1.191.248, donne 789.774) mentre gli occupati sono 1.472.129 (uomini 920.138, donne 551.991) e coloro che cercano occupazione 508.893 (uomini 271.110, donne 237.783). Il tasso minimo di occupati è così sceso al 34,9% collocando la Sicilia all’ultimo posto in Italia dietro Calabria con il 36,3% e Campania con il 37,5% (in vetta il Trentino-Alto Adige con il 55,6% seguito da Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia con valori tra il 51,7% e 51%). A completare il quadro registriamo 782.801 pensionati (uomini 421.818, donne 360.983) e 360.745 studenti (età dai 15 anni in su - 169.338 uomini e 191.407 donne).

Secondo i dati il problema del lavoro riguarda di più le donne: difatti, solo il 25,3% delle siciliane ha un’occupazione. Un risultato che in Italia ci pone in fondo alla classifica (al primo posto il Trentino- Alto Adige con il 49,3%), con le province di Agrigento (23,3%) e Caltanissetta (22,3%) a spiccare in negativo (Bologna è, invece, al primo posto con il 46,2%).

Va però sottolineato che quando si parla di istruzione sono invece le donne a fare la parte del leone. In Sicilia solo l’8,7% degli abitanti ha conseguito una laurea o un dottorato (con Catania ultima fra le città d’Italia con più di 250.000 abitanti) e nel 55,8% dei casi a conquistare l’ambito titolo sono proprio le donne.

In ogni caso, su questo fronte non andiamo benissimo considerando che 766.451 siciliani (327.249 uomini e 439.202 donne) hanno solo la licenza di scuola elementare e 1.506.493 (790.439 uomini e 716.054 donne) la licenza media. I diplomati sono invece 1.416.645 (707.890 uomini e 708.755 donne). Colpisce, infine, la presenza di 47.997 analfabeti (uomini 22.173, donne 25.824) e di 223.035 persone (uomini 92.311, donne 130.724) che sanno leggere e scrivere ma non hanno mai avuto l’opportunità di frequentare la scuola. L’analfabetismo tocca il proprio picco nelle province di Agrigento ed Enna (più dell’1,5% della popolazione) mentre è residuale nel messinese.

Interessante il fatto che l’età media dei residenti in Sicilia sia relativamente bassa, 44 anni, un dato che fa dell’Isola (insieme alla Calabria) la terza regione meno anziana d’Italia dopo Campania e Trentino-Alto Adige. Non mancano, comunque, gli ultracentenari, in tutto 1.032, con una prevalenza anche in questo caso femminile (gli uomini con più di un secolo alle spalle sono appena 206).

Il Censimento offre poi l’occasione per parlare dei comuni che hanno ottenuto, a partire dal 2001, un particolare riconoscimento di carattere storico, culturale o artistico: quello dei Borghi più belli d’Italia. Si tratta di una iniziativa, supportata dall’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI), che sta suscitando particolare interesse. Infatti, contribuisce a salvaguardare, conservare e rivitalizzare piccoli comuni, o anche singole frazioni di comuni, che per le loro tendenze demografiche passate rischierebbero un completo abbandono. Nel 2019, sono 307 i comuni che appartengono all’associazione dei Borghi più belli d’Italia. Essi hanno una popolazione complessiva pari a poco più di 1,3 milioni di abitanti, due terzi dei quali vivono in Borghi fino a 10.000 abitanti.

Tra il 1951 e il 2019 solo 12 tra i comuni in esame registrano una crescita sistematica mentre 83 sono in continuo spopolamento. Per la restante parte dei comuni si registra tra un censimento e l’altro un andamento altalenante della popolazione che non consente di individuare una tendenza univoca in termini di incremento o decremento demografico.

In Sicilia i Borghi sono 21: Castelmola, Castiglione di Sicilia, Castroreale, Cefalù, Erice, Ferla, Gangi, Geraci Siculo, Militello in Val di Catania, Montalbano Elicona, Monterosso Almo, Novara di Sicilia, Palazzolo Acreide, Petralia Soprana, Salemi, Sambuca di Sicilia, San Marco d’Alunzio, Savoca, Sperlinga, Sutera e Troina.

 

Foto di copertina: Catania (Pixabay)

 

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