Depurazione acque: la Sicilia la regione italiana con i problemi maggiori

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Redazione
25/06/2020 - 04:04

«Abbiamo cambiato i poteri del Commissario Unico non solo per una questione di semplificazione, ma anche per renderlo soggetto attuatore, e stiamo negoziando l’appoggio della Commissione Europea Ambiente dinanzi alla Corte di Giustizia, per dimostrare che l’Italia sta seguendo le indicazioni per uscire dalle procedure di infrazione».

Lo ha affermato il ministro dell’Ambiente Sergio Costa in audizione alla Commissione Bicamerale Ecomafie sulla gestione delle acque reflue.

Il ministro Costa ha spiegato che sono quattro le procedure di infrazione avviate dall’Unione Europea contro l’Italia per la mancanza di depuratori e che, per superare queste procedure, nel 2016 è stato istituito un Commissario Straordinario Unico per la Depurazione a livello nazionale, che ha sostituito gli undici commissari preesistenti.

«Il 22 maggio scorso a questa carica è stato nominato Maurizio Giugni, che ha sostituito Enrico Rolle», ha detto Costa.

«Ad oggi tutte le procedure d’infrazione in materia di acque reflue urbane sono oggetto di Commissariamento e tutti gli interventi sono in capo al Commissario Straordinario Unico come soggetto attuatore o coordinatore degli stessi», ha aggiunto il ministro Costa.

«Negli ultimi due anni – ha spiegato – siamo riusciti ad abbassare di 7 milioni le sanzioni».

Il Ministro ha inoltre dichiarato che, per gli interventi di costruzione dei depuratori, dal 2012 il Governo ha stanziato oltre 3 miliardi di euro. A questi vanno sommati oltre 300 milioni dalla Legge di Bilancio 2019 e 1 miliardo che entrerà nella Legge di Bilancio 2020.

In particolare, gli oltre 300 milioni sono destinati «a finanziare ventinove interventi in Sicilia, Calabria e Campania».

Nel corso dell’audizione, il Ministro ha spiegato che «è la Sicilia la regione italiana con i maggiori problemi per la depurazione delle acque». Seguono la Calabria, la Lombardia e la Campania.

In Sicilia, «il 73% degli agglomerati è, ad oggi, oggetto di contenzioso comunitario. Se riusciamo a risolvere la situazione dell'Isola, l’avremo quasi fatto anche per tutta Italia», ha affermato Costa.

Sui rischi di contagio di Covid-19 dalle acque di scarico il Ministro, citando l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), ha dichiarato che «la fase finale di disinfezione consente di ottimizzare le condizioni di rimozione integrale, prima che le acque depurate siano rilasciate nell'ambiente. Disposizioni specifiche sono state elaborate anche per la gestione dei fanghi di depurazione nell'ambito della fase emergenziale di pandemia».

«L'analisi di rischio di esposizione a SARS-CoV-2 attraverso l'acqua e i servizi igienici - ha concluso - indica che sussistono elevati livelli di protezione della salute».

 

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