Gad Lerner, la lunga vita felice di un infedele tra ribelli e padroni

Autore:
Federico Bizzini
05/12/2020 - 06:09

Gad Lerner non ha bisogno di particolari presentazioni. È uno dei giornalisti italiani più noti e popolari avendo scritto per i maggiori quotidiani e condotto per molti anni programmi televisivi di grandissimo successo sia sulla RAI (Profondo Nord, Pinocchio, Operai, L’approdo) che su LA7 (L’infedele). È stato vicedirettore de La Stampa ed ha lavorato anche per la Repubblica. Attualmente scrive per il Fatto Quotidiano.

Il suo ultimo libro, L’infedele. Una storia di ribelli e padroni (Feltrinelli, 2020), diventa l’occasione per affrontare le sue origini ebraiche e le sue scelte sia personali che professionali, ma anche per fare un ritratto impietoso di quella sinistra italiana che, troppo spesso in soggezione di fronte ai potenti, ha del tutto dimenticato il mondo operaio.

Uno dei temi di fondo del libro è legato all’accusa che gli viene mossa, in termini durissimi ed odiosi, di avere avuto un notevole successo professionale, aver guadagnato somme ingenti, avere frequentazioni con uomini di finanza ed industria, ma allo stesso tempo di dichiararsi di sinistra ed orientare la professione giornalistica in tal senso: lo si accusa, insomma, di essere un radical chic, uncomunista con il Rolex”!

Questa accusa ricorre spesso nel volume perché la carriera di Lerner è scandita da considerevoli successi, e ciò a partire dalla originaria giovanile appartenenza a Lotta Continua nelle battaglie del Sessantotto e della sua militanza a sinistra. Quando Gad lascia Lotta Continua (dove aveva cominciato l’attività giornalistica nell’organo di stampa del movimento) per lavorare in quotidiani come La Stampa, entra in rapporti lavorativi, di amicizia e stima con colleghi che appartengono al gotha del giornalismo italiano: Giampaolo Pansa, Eugenio Scalfari, Ezio Mauro, Giorgio Bocca.

Di Gad si ricorda spesso una fotografia con Carlo De Benedetti scattata ai bordi di una piscina in una villa in Sardegna di proprietà di quest’ultimo. Foto che gli viene rinfacciata ripetutamente (così come le amicizie con Lorenzo Pellicioli e Alessandro Profumo). Nel corso della quarantennale carriera gli è stata mossa anche la critica di essere paragonabile a George Soros, il finanziere ebreo che ha fatto fortuna speculando sulle valute degli stati e sulle relative difficoltà delle popolazioni. Come può dire di essere un progressista e dichiararsi di sinistra uno degli uomini più ricchi al mondo?

Non è una questione da poco e Lerner lo sa. Il giornalista, pertanto, non teme di affrontare l’argomento cosciente che la sua storia (e, probabilmente, quella di altri come lui) non può ridursi a quell’immagine un po’ logora, ma di cui è doveroso tener conto, dei comunisti con il Rolex.

Certo è che Lerner, oltre agli astronomici compensi professionali, ha realizzato un enorme guadagno quando la televisione LA7, che aveva fondato insieme ad altri colleghi, venne rivenduta per cifre ingenti.

Inevitabili le citazioni religione sia perché la sua religione non glorifica i poveri né condanna i ricchi sia perché la citazione del Deuteronomio è particolarmente calzante (26,11 “Gioirai di tutto il bene che il Signore avrà dato a te e alla tua famiglia. Gioirai tu, il levita e il forestiero che starà in mezzo a te”) e ciò in quanto egli è consapevole che il ricco ha maggiori responsabilità verso gli altri (un po’ quello che succede con Giuseppe D’Arimatea per i cattolici).

Lerner intrattiene rapporti di amicizia con intellettuali ebrei che avevano frequentato addirittura David Ben Gurion e Golda Meier che rappresentano la storia dello stato ebraico.

Per tre mesi Lerner dirige il TG1, ma si dimette per coerenza personale quando viene mandato in onda un programma ampiamente criticato: non vi era alcuna ragione per presentare le dimissioni, ma non esitò a farlo.

Nel 2005 inizia a collaborare con la Repubblica, ritenuta il giornale della sinistra e dei progressisti. Il quotidiano ebbe un balzo nelle vendite approfittando di una profonda crisi societaria del Corriere della Sera e, poi, rimase stabilmente ai vertici delle vendite superando lo stesso Corriere.

Lascia la Repubblica nel 2015 quando ormai i successi dei suoi programmi televisivi gli avevano assicurato redditi impensabili. Vi ritorna nel 2019 chiamato dal direttore Carlo Verdelli, ma ancora una volta lascia il giornale quando la nuova proprietà (la famiglia Agnelli) licenzia in tronco il direttore, seppure avesse fatto tanto bene.

Il tema di fondo de L’infedele. Una storia di ribelli e padroni, cui si intreccia e connette la storia personale dell’autore, è costituito dalla perdita da parte della sinistra del contatto con gli operai, ossimoro che si è realizzato alla fine degli anni Novanta.

E Lerner si reca a parlare con gli operai in quelle che erano state le roccaforti della sinistra, operai tutti ancora iscritti alla CGIL, ma che in buona parte hanno votato per la Lega.

La ragion d’essere della sinistra storicamente consisteva nel mettere in discussione il diritto assoluto alla proprietà, tabù poi violato solo da Papa Francesco nell’enciclica Laudato Si’ con parole che la sinistra riformista aveva, appunto, abbandonato.

Del resto ha iniziato Massimo D’Alema negli anni Novanta con la sua fondazione a tenere convegni con banchieri ed esponenti del capitalismo nostrano, dimenticando così di occuparsi delle difficoltà che attraversava il ceto operaio, lo stesso D’Alema al quale non dispiacque mai di farsi più volte fotografare in vacanza sulla sua barca a vela.

I militanti anziani della sinistra non potevano accettare il mutamento di vita dei loro dirigenti: emblematico lo stile raffinato dell’abbigliamento di Fausto Bertinotti che venne per questo definito il “comunista in cashmere”.

Proprio nel 2010 Lerner dà alle stampe una nuova edizione di Operai. Viaggio all'interno della Fiat. La vita, le case, le fabbriche di una classe che non c'e più (Feltrinelli). Il saggio, in cui non nasconde in primis che il suo reddito personale si è decuplicato mentre quello delle fasce più deboli è rimasto fermo perdendo considerevolmente potere d’acquisto, pur risalente al 1988 porta avanti con disincanto ed ironia una lucida, ed ancora attuale e necessaria, analisi di un preciso momento della storia industriale italiana e di un’irrisolta questione di giustizia sociale.

Tornando alla narrazione de L’infedele, Lerner nel libro confessa di sentirsi vecchio, ma è consapevole di aver bruciato tutte le tappe sempre con la convinzione di doversi (ri)mettere in gioco stando in prima linea, e ciò anche per rimanere credibile andando oltre il luogo comune del radical chic.

In fondo egli è sempre convinto che occorra, e non sia impossibile, una rigenerazione della sinistra, per arrivare ad avere un partito che, finalmente, possa difendere gli interessi degli sfruttati, ma ammette anche che questo percorso non potrà avere come protagonisti coloro che hanno un vissuto come il suo.

Parlando della crisi della sinistra ricorda anche il precedente del trasferimento del ceto operaio al fascismo, medesima scorciatoia che sottende lo sloganPrima gli italiani”.

Ed è qui che si inserisce un importante progetto di ricerca storica e d’impegno morale che risponde al nome di Noi Partigiani. Memoriale della Resistenza italiana (Feltrinelli, 2020), volume curato insieme a Laura Gnocchi, collega giornalista con la quale in passato ha più volte collaborato. Gad e Laura ritenevano che fosse urgente raccogliere le testimonianze dei partigiani ancora in vita ed in grado di essere intervistati, vista la loro veneranda età, al fine di tramandarne le esperienze.

Si è rivelata una iniziativa bellissima con gente che ha dichiarato, all’età di oltre 90 anni, di essere pronta a tornare a combattere, se non ci si impegnerà per sconfiggere il clima di destra che si respira quando qualcuno grida quelPrima gli italianiche riporta alla memoria gli anni terribili del nostro Paese.

 

In copertina: Gad Lerner - Foto di Louise Bonzoni

Rosy Bindi from Roma, Italia - Il “Cantiere democratico” di San Giovanni Valdarno

CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=7195459

 

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