Il futuro dopo la pandemia: dal vaccino universale alla previsione delle “tempeste di virus”

Autore:
Redazione
02/04/2021 - 05:41

«Visto che negli ultimi 18 anni abbiamo avuto tre pandemie da coronavirus, è venuto il momento di iniziare a lavorare ora ad un vaccino universale per i coronavirus, in modo da essere pronti per la prossima pandemia».

A dirlo è stato Anthony Fauci, il noto medico statunitense che, da oltre 35 anni, dirige il National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) all’NIH (National Institutes of Health) e che risulta essere uno degli scienziati più produttivi e più citati nella letteratura scientifica internazionale.

Più in generale Fauci ricorda che c’è ancora molto da imparare sui vaccini anti-Covid e che, in ogni caso, bisogna incoraggiare le vaccinazioni anche attraverso un’informazione che possa essere il più chiara possibile su quanto man mano di nuovo emerge relativamente a sicurezza, efficacia e durata. Lo studioso, inoltre, afferma che senza alcun dubbio i vaccini promettono di essere dei salvavita, ma sono ancora molte le domande aperte proprio in fatto di sicurezza ed efficacia: per questo è fondamentale condividere i dati sui risultati delle sperimentazioni e quelli sulle vaccinazioni, in modo che sia i medici che le autorità sanitarie possano fare raccomandazioni basate sull'evidenza in merito all'opportunità di essere vaccinati.

«La strada da percorrere sarà quasi certamente piena di ostacoli e la nostra attuale comprensione dei vaccini cambierà molto nei prossimi mesi, ma è altamente probabile che la vaccinazione, e la sua conseguente capacità di prevenire le forme più gravi della malattia, fornirà benefici fondamentali, diventando il mezzo per uscire da questa pandemia e ritornare alla normalità», aggiunge Fauci.

Ricordato che la pandemia ha, purtroppo, interessato quasi 130 milioni di casi con un numero di morti accertati che potrebbe presto toccare quota 3 milioni, di cui oltre mezzo milione nei soli Stati Uniti, non si possono sottovalutare la questione delle varianti e le problematiche ad esse correlate, soprattutto in riferimento alla trasmissibilità e all’efficacia dei vaccini. Senza dimenticare la rapidità con cui sono stati approntati gli attuali vaccini, bisogna, come ha detto lo stesso Fauci, concentrarsi sugli obiettivi dei vaccini futuri, basati sulla capacità di fornire una protezione efficace contro tutti i coronavirus. Questi vaccini universali dovranno essere in grado di proteggere la popolazione mondiale dall’insorgenza di pandemie dovute a vecchi e nuovi coronavirus e a loro varianti.

Ed è sempre pensando a ciò che il futuro potrà riservarci in tema di pandemie che è stata lanciata sul Journal of Translational Medicine dal fisico Roberto Buizza (Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa), dallo statistico Enrico Capobianco (Università di Miami), dal fisico Pier Francesco Moretti (CNR) e dall'epidemiologo ambientale Paolo Vineis (Imperial College di Londra) la proposta di istituire un Centro internazionale per le previsioni sulla salute che permetta di capire quando una nuova epidemia sta per emergere e l'impatto che potrà avere. In sostanza, prevedere le “tempeste di virus” come si fa da qualche decennio con nubifragi e tornado.

«Proponiamo di istituire un Centro di previsioni sulla salute il cui compito sia generare previsioni probabilistiche, basate sulla conoscenza e affidabili, e che dovrebbe avere portata globale», affermano i ricercatori. Una proposta che potrebbe essere lanciata dall'Unione Europea con un finanziamento dedicato, o meglio ancora da un consorzio globale. «L'aspetto probabilistico è fondamentale sia nelle ricerche sulla pandemia sia nel dibattito in corso sui vaccini anti-Covid», ricorda Buizza intervistato dall'ANSA.

«Ogni volta che abbiamo a che fare con problemi complessi non possiamo mai avere delle certezze e l'attuale dibattito sui vaccini è un esempio molto chiaro», aggiunge. Quello che la ricerca può fare, prosegue l'esperto, è «stimare al meglio come un sistema complesso possa evolvere, i risultati che ci aspettiamo, che siano previsioni meteo o previsioni relative all'andamento dell'epidemia».

Secondo Buizza «l'incertezza non va nascosta, ma va stimata e gestita e il modo migliore per stimarla è seguire un approccio probabilistico, come si fa quando si prevedono gli uragani. Un approccio che ci permetta di stimare la probabilità di possibili scenari futuri».

Un obiettivo, questo, che un Centro internazionale di previsioni della salute permetterebbe di raggiungere. Uno dei problemi che si potrebbero risolvere è relativo al fatto che «è molto difficile confrontare i numeri di infetti e morti nei diversi paesi perché ci sono standard diversi di misura. Poiché la pandemia è un problema globale, vanno definiti degli standard di misura: dobbiamo sapere che cosa stiamo misurando e farlo tutti con lo stesso metodo».

È accaduto proprio questo in meteorologia negli anni Settanta e Ottanta, quando si sono introdotti degli standard nelle previsioni meteo che hanno permesso di avere un'immagine globale più accurata, ed è così che si è passati da previsioni di qualità a 2-3 giorni alle attuali a 1-2 settimane.

«Avere standard comuni e protocolli per poter scambiare osservazioni in tempo reale è cruciale per misurare lo stato del sistema in un momento preciso o per riuscire a prevedere, ad esempio, che cosa potrebbe accadere aprendo o chiudendo le scuole, oppure vaccinando il 25% o il 50% della popolazione», sottolinea in conclusione Roberto Buizza.

(Fonte: ANSA - Foto di copertina: Pixabay)

 

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