L’alleanza, generazioni a confronto per un futuro migliore

Autore:
Federico Bizzini
31/12/2020 - 04:47

Largo ai giovani! Così si suole dire, ma vien da chiedersi se gli adulti pensino effettivamente al futuro dei ragazzi. E, addirittura, sorge a volte anche il dubbio che, rapiti da mille egoistici pensieri, questo futuro gli adulti tendano piuttosto a boicottarlo. Di certo c’è che i giovani sono il domani ed è inevitabile che, presto o tardi, saranno loro a prendere le redini di questo pazzo, sempre più pazzo, mondo in cui viviamo.

Da qui parte il nuovo libro di Giovanni Floris, L’alleanza. Noi e i nostri figli: dalla guerra tra i mondi al patto per crescere (Solferino, 2020), un saggio che, attraverso analisi e testimonianze, aneddoti e interviste, opinioni di esperti e discussioni con i ragazzi, indaga i sogni, le paure, le prospettive di una generazione che, in fin dei conti, non è poi tanto diversa da quelle che l’hanno preceduta.

Dunque, i giovani di cui si parla nel libro, al di là della considerazione che di essi possa aversi, sono coloro che nel volgere di circa dieci anni prenderanno in mano il Paese e più in generale il pianeta. Non potranno fare peggio dei loro vecchi e saranno essi stessi a costruire la loro strada. Gli adulti, invece, dovrebbero pensare al Paese che stanno consegnando loro e, probabilmente, mettersi una mano sulla coscienza.

Del resto negli anni Ottanta con l’intervento nell’economia dello Stato e con la cassa integrazione pensavano di aver messo a posto le cose ed, invece, hanno solo aggravato la situazione creando un debito pubblico esorbitante. Il calo demografico è frutto della situazione venutasi a creare, una situazione di cui pagano il prezzo le giovani coppie che non possono mettere al mondo figli. Ed è un problema che dovrebbe riguardare l’intera società italiana e tutti noi. I figli sono stati sempre fatti, anche in epoche in cui le condizioni di vita erano più dure rispetto a quelle attuali, ma adesso si ha una concezione nuova della genitorialità. I figli non li fai, se non puoi offrirgli l’occasione di vivere più che dignitosamente. I figli si vogliono, ma a condizioni diverse.

Inoltre, il mercato del lavoro e lo stato sociale penalizzano le donne che, pertanto, non possono assolvere la loro funzione di madri: una donna su cinque esce dal mercato del lavoro a causa della maternità. E questo senza mettere nel conto i livelli di disoccupazione che al Sud raggiungono per le donne percentuali inaccettabili.

Molte famiglie educano i figli nella convinzione che tutto si possa avere e senza abituarli alle rinunce e allo spirito di sacrificio. Per tutti dovrebbero valere le parole di Steve Jobs: “Restate affamati, restate folli”. Motto che per molti padri italiani, invece, si declina con restate sazi, restate conformisti!

Una bellissima inchiesta recentemente pubblicata su L’Espresso ci fornisce un dato interessante: otto lavoratrici domestiche su dieci sono straniere (soprattutto della Romania). E gli orfanotrofi rumeni ospitano i figli delle badanti, figli che delle madri hanno dimenticato pure il volto. È la cosiddetta Sindrome Italia. Lavoratrici funzionali ai paesi ricchi che pagano un prezzo altissimo nella crescita dei figli con effetti sociali devastanti per la Romania.

Da noi molti figli vengono cresciuti male non per colpa dei genitori, ma perché questi non hanno le possibilità economiche per soddisfare le relative esigenze, come dimostra il fatto che solo un figlio su quattro ha accesso al nido mentre nelle regioni meridionali i servizi integrativi per l’infanzia e il tempo pieno non esistono.

I nostri figli sono cresciuti sul nostro modello di sviluppo e sulle nostre abitudini di vita (respirano le nostre abitudini e il nostro stile di vita) così come noi ci siamo modellati seguendo i maestri e gli esempi che abbiamo avuto in gioventù, e ciò accade automaticamente ed inconsapevolmente.

I nostri ragazzi hanno conosciuto gli idoli del secolo scorso e dell’attuale: Nelson Mandela, Mahatma Gandhi, Rita Levi-Montalcini, Steve Jobs, Martin Luther King, Roberto Benigni, Giovanni Falcone, Albert Einstein, Barack Obama.

Il paternalismo è un tratto storico non solo della destra, ma anche della sinistra: potere al popolo, ma al popolo che dico io. Prende forma una negazione della dimensione collettiva della politica frutto della personalizzazione dei partiti che ha caratterizzato gli ultimi trenta anni. Del resto si pensa che la soluzione dei problemi sia frutto di scelte individuali e non collettive. Greta Thunberg è un unicum nella scena internazionale ed è talmente innovativa da avere scardinato gli schemi usuali.

Farcela per molti giovani significa ottenere un contratto di lavoro a tempo indeterminato, in particolare per quanti non hanno avuto la lungimiranza di completare gli studi in una società in cui tutti dovrebbero avere una laurea. “Studia, se vuoi costruirti un futuro”: un mantra ricorrente in bocca a quei padri che avevano conosciuto la guerra e volevano che i figli si riscattassero. Oggi circa il 30% dei giovani non completa il corso di studi.

Umberto Galimberti ha raccontato a Giovanni Floris, con la segretezza del caso, alcune delle frustrazioni e istanze dei giovani: gli adulti stanno distruggendo il pianeta e ce lo lasceranno in condizioni peggiori di come lo hanno trovato. Sarà difficilissimo porre rimedio ai disastri causati dalla generazione dei padri. Per il celebre psicoanalista i giovani tra i 15 e i 30 anni sono l’espressione ai massimi livelli della forza fisica, sessuale e lavorativa dell’uomo. Però, essi sono oggi fuori da qualsiasi potere decisionale e forza attiva della società.

Ultimamente, a livello politico, ha fatto molto discutere il movimento delle Sardine che ha riempito le piazze senza altro obiettivo (almeno inizialmente) se non quello di rispondere al populismo della destra e riprendere quegli spazi che la sinistra aveva abbandonato o non era più in grado di occupare.

Floris fa una considerazione molto arguta dicendo che i giovani che scendevano in piazza contro la guerra in Vietnam negli anni Sessanta e Settanta dello scorso secolo avevano elaborato una ideologia comune, letto gli stessi libri, partecipato alle stesse assemblee e manifestazioni. Oggi, invece, i giovani sono abbandonati dalla politica e ne sono orfani, soli anche nelle piazze.

L’autore del libro cita, poi, i film di successo in cui i figli si appoggiano sui genitori per la gestione dei nipoti: i figli accusano i genitori di essere egoisti, ma alcuni rispondono che gli anziani sono una forza silenziosa che ha il comando in mano. Vanno sottolineate, a tal proposito, tre cose di non poco conto:

  1. Ogni 100 giovani ci sono 165 anziani;
  2. Le pensioni degli anziani costituiscono la fonte di mantenimento dei figli o, comunque, di integrazione delle loro sostanze economiche;
  3. L’elettorato è in massima parte composto dagli anziani che, quindi, determinano la scelta della classe politica.

Negli ultimi anni negli USA si è avuto un aumento esponenziale dei tassi di ansia e depressione nelle fasce giovanili della popolazione. Eppure siamo in un periodo dei più pacifici nei paesi occidentali e la crisi economica non è paragonabile a quella di altre epoche che non conoscevano lo stato sociale e dove imperavano fame e disperazione.

I più piccoli sono tartassati di messaggi: sport, laboratori, lezioni di vario genere. Non hanno neanche una sana possibilità di annoiarsi. Debbono fare sempre qualcosa di speciale, sono super stimolati e, in molti casi, sono poi costretti a ricorrere a rovinose esperienze estreme.

Inoltre, assistiamo a fenomeni, mai verificatisi prima, di emigrazione di anziani in paesi dove le pensioni consentono di vivere agiatamente e, contemporaneamente, di giovani che lasciano le famiglie in cerca di migliori o nuove opportunità di lavoro.

Abbassare l’età del voto a 16 anni è una delle idee per responsabilizzare i giovani, ma non è la soluzione perché a quell’età non si è elaborato un chiaro orientamento politico. Si potrebbe pensare ad un servizio civile per i sedicenni per poi riconoscere loro il diritto al voto.

Nel volume si racconta di un giovane che si è tatuato l’espressione latina hic et nunc (qui e ora): il ragazzo, insomma, utilizza una lingua così lineare e logica come il latino per fotografare l’esistente, dimostrando che la sua generazione cerca la semplicità, ma non è nemica della logica e della complessità.

In conclusione, i genitori devono saper preparare la propria uscita di scena lasciando ai figli più strumenti per affrontare la vita. Gli adulti devono creare le condizioni affinché fare figli sia più bello. Se si saprà fare ciò che è giusto, allora i ragazzi capiranno, seguendo un esempio chiaro, come comportarsi e sapranno seguire la loro strada con coraggio e responsabilità.

 

Foto di copertina: Pixabay

Foto all’interno: Giovanni Floris di BEE FREE - PGrandicelli [the social bee] - Flickr

CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=20599242

 

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