L’avvocato degli innocenti, l’ultima avvincente fatica di John Grisham

Autore:
Federico Bizzini
25/06/2020 - 03:14

John Grisham ha scritto oltre trenta legal thriller o gialli giudiziari, ha venduto circa sessanta milioni di copie ed è uno degli autori più tradotti al mondo.

Giovane avvocato penalista ha esercitato per circa dieci anni ed è stato anche parlamentare eletto nelle liste del Partito Democratico americano. Poi, si è dedicato soltanto alla scrittura visto l’enorme successo mondiale ottenuto dai suoi romanzi.

Cullen Post è il protagonista del suo ultimo libro, L’avvocato degli innocenti (Mondadori, 2019 - traduzione di Luca Fusari e Sara Prencipe). Da giovane Cullen ha esercitato la professione forense, ma, rimastone profondamente deluso, è diventato un prete episcopale e ciò gli consente di fare anche l’avvocato. Però non esercita la libera professione, ma si dedica solo alla difesa di soggetti che, da innocenti, sono stati condannati alla pena di morte ed ha al suo attivo il rilevante dato di avere risolto positivamente ben otto casi.

In L’avvocato degli innocenti viene raccontata la storia di un giovane di colore arrestato dalla polizia frettolosamente con l’accusa di avere ucciso il suo avvocato difensore. Il fatto è vecchio di ventidue anni: le prove erano state raccogliticce ed anche il processo si era celebrato senza indagare a fondo. Quincy Miller, questo il suo nome, era stato condannato da una giuria di un paesino rurale i cui componenti non avevano alcuna preparazione. In particolare, il consulente chiamato ad esaminare dei reperti si scoprirà che era un testimone seriale privo del curriculum che sbandierava falsamente.

Guardian Ministries, i “padri guardiani”, l’organizzazione umanitaria in cui Cullen opera, ha come regola che non deve percepire compensi da parte degli assistiti anche quando questi riescono a ricevere risarcimenti milionari. Una realtà che, pertanto, vive di piccole donazioni ed è composta da Cullen e da due donne.

Il libro ha un ritmo sempre più incalzante perché l’avvocato si dedica alla ricostruzione del caso e alla ricerca di quanti hanno testimoniato all’epoca, per tentare di ricostruire meglio e con esattezza come in effetti andarono i fatti.

Gli incontri con i testimoni hanno momenti drammatici perché si tratta non solo di fare ricordare fatti risalenti a più di vent’anni addietro, ma soprattutto perché occorre toccare le corde giuste, prima per indurli ad ammettere che durante il processo hanno dichiarato il falso e poi a ritrattare e ad accettare di fornire in un nuovo processo la verità di quanto accadde.

Il tutto aggravato dalla scoperta che l’istruttoria era stata falsamente pilotata da un potente gruppo criminale, circostanza che fa sì che anche la vita di Cullen sia in pericolo.

Fra i testimoni vi è in primis la moglie del condannato che si è rifatta una vita (come del resto tutti i protagonisti della vicenda) e che quasi non riesce a credere che qualcuno torni dopo tanto tempo ad occuparsi della vicenda del marito.

È decisivo l’incontro con un criminologo di fama il cui parere preliminare su una prova principe è fondamentale per chiedere la riapertura del processo.

Alla ricerca delle prove collabora anche un ex detenuto che ha scontato quindici anni di carcere e che, assolto grazie al nostro avvocato, avendo anche incassato un risarcimento milionario, spontaneamente e felicemente offre la sua collaborazione.

Nel corso della storia si appura che manca l’arma del delitto e che il condannato non ha mai posseduto un fucile, men che meno quello utilizzato per l’omicidio. Inoltre, la prova principale era costituita da una torcia sporca di sangue scomparsa misteriosamente poco dopo l’omicidio.

I protagonisti prima lavorano sotto traccia, ma, una volta presentata la domanda di riapertura del processo, lo sceriffo che aveva pilotato le false indagini viene a conoscenza dell’attività di Cullen Post.

All’epoca del primo processo un giovane avvocato d’ufficio aveva difeso Miller approssimativamente e, pur consapevole della sua innocenza, non era riuscito a darne la prova. Rintracciato confida però a Cullen alcuni elementi che non erano emersi al processo e ammette che, ricevute gravissime minacce di morte, aveva trascurato l’appello portandolo avanti con superficialità in modo da evitare l’assoluzione del suo cliente.

I colpi di scena si susseguono fino alla felice conclusione che vede Miller assolto ed in più destinatario di un grosso risarcimento.

L’avvincente romanzo, dopo aver trattato di corruzione, errori giudiziari e abuso di potere, si chiude con un momento che porta a riflettere su razzismo e discriminazione razziale, temi di stretta attualità: Post e Miller stanno spostandosi in macchina e, avendo superato il limite di velocità, vengono fermati dalla polizia. Miller è preoccupato, ma i due si ritrovano di fronte un poliziotto di colore a cui raccontano perché si trovino in quel luogo e la storia dell’assoluzione, finendo addirittura per essere scortati durante il loro tragitto.

 

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