L’invasione immaginaria, comprendere l’immigrazione al di là di ogni pregiudizio

Autore:
Federico Bizzini
10/09/2020 - 03:31

Un libro per capire realmente un fenomeno complesso di cui troppo spesso si parla a sproposito. Un libro per guardare in faccia una realtà che è molto diversa da quella che ci viene quotidianamente raccontata dai media.

Stiamo parlando del saggio di Maurizio Ambrosini L’invasione immaginaria. L’immigrazione oltre i luoghi comuni (Laterza, 2020), opera che, andando oltre il sensazionalismo di certa informazione, riesce a squarciare quel velo di disinformazione che ottenebra le menti ed alimenta il pregiudizio.

Del resto già il titolo del libro rende chiara la posizione dell’autore sul tema trattato: la tanto sbandierata invasione dei migranti, di cui tanto parlano i populisti Matteo Salvini e Giorgia Meloni, è del tutto inesistente.

Il testo di Ambrosini è estremamente documentato ed esamina con rigore scientifico ed espositivo tutti quegli elementi che consentono di esprimere valutazioni con un fondamento oggettivo scevre da intenti di mera speculazione politica o dettati dall’emotività.

Maurizio Ambrosini è docente di Sociologia delle Migrazioni all’Università di Milano e si è a lungo dedicato allo studio ed all’analisi dell’importante tematica.

Il fenomeno della presenza dei migranti sul nostro territorio ha ormai assunto nelle regioni meridionali un carattere patologico per l’occupazione irregolare con migliaia di persone che lavorano in nero in condizioni di vita inaccettabili: vivono in alloggi di fortuna privi di qualsivoglia requisito igienico e si ritrovano senza alcuna tutela in ambito lavorativo ed anzi in condizione di totale e palese sfruttamento.

Un medico in Africa guadagna meno di un bracciante agricolo in Europa e ciò rende chiara la determinazione di trasferirvisi, ma la decisione di migrare comporta una serie di importanti valutazioni: dalla presenza di parenti in Europa alla disponibilità economica per sostenerne i costi.

Quanti affermanoAiutiamoli a casa lorosono proprio coloro che vogliono solo chiudere le frontiere senza essersi mai adoperati per alcuna soluzione del problema.

Inoltre, i populisti si battono contro le rimesse che i migranti fanno ai loro familiari perché depaupererebbero l’economia italiana al punto che Salvini ottenne una tassazione sulle rimesse all’estero e su tutte le altre operazioni finanziarie. Molti paesi occidentali, invece, aprono le porte agli stranieri che sono in condizione di esportare valuta. La verità è che occorre decidere quanto si vuole investire nella spesa sociale.

Emblematico il caso di Lodi dove l’amministrazione comunale aveva escluso dalle mense scolastiche i figli degli immigrati che non pagavano la retta e che non documentavano le loro condizioni patrimoniali nei paesi di origine: prova impossibile da fornire con la conseguenza che ne è nata una spontanea raccolti di fondi di sostegno.

Le scelte di alcuni sindaci leghisti di escludere di fatto dai servizi sociali i figli dei migranti cozzano sia con la sensibilità del Paese che con i vincoli posti dall’Europa che non tollera queste forme di razzismo.

In Italia 2,45 milioni di lavoratori stranieri costituiscono l’11% della forza lavoro. Gli stranieri trovano occupazione in massima parte per quei mestieri da tempo rifiutati dagli italiani.

Quanto mai vero e fondato è l’aforisma svizzero: “Volevamo delle braccia e sono arrivate delle famiglie”. Ciò comporta tutta la problematica dei ricongiungimenti e del mantenimento verso i familiari rimasti nei rispettivi paesi di origine.

Le politiche sociali nel dopoguerra erano improntate a non accogliere i nuclei familiari per non farsene carico, ma la mutata sensibilità dei diritti umani e una nuova concezione di ciò che deve essere una collettività hanno consentito di modificare tale impostazione.

Comunque permangono tre rilievi per l’immigrazione familiare:

  1. richiesta di allineamento politico e culturale a carico delle minoranze;
  2. affermazione dei diritti degli individui e in particolare delle donne;
  3. pericolo di appesantimento della spesa sociale.

Una vera lungimirante sfida multietnica passa non solo dalle aule scolastiche, ma anche dai campetti di calcio di periferia. È indispensabile investire sulla scuola, nelle fabbriche, nelle palestre e nei luoghi di mescolanza/aggregazione.

Le politiche del rimpatrio non hanno mai ottenuto grandi risultati per tutti gli sforzi che richiedono. Un capitolo a parte riguarda proprio le espulsioni tanto sbandierate da Salvini e rivelatesi un totale fallimento: sono state effettuate solo per poche migliaia di migranti e nessun governo democratico può vantare grandi risultati su questo versante.

Un altro aspetto dell’atteggiamento del nostro governo verso i migranti è costituito dal raddoppio del tempo che si è preso per esaminare e riscontrare le richieste presentate per l’ottenimento della cittadinanza.

L’autore, infine, dedica grande spazio a spiegare perché l’avere rifiutato alla fine del 2018 di sottoscrivere il Global Compact per una migrazione sicura, ordinata e regolare, documento che, promosso dall’ONU e respinto dai governi sovranisti, prevede la condivisione di linee guida generali sulle politiche migratorie, ci esclude da una gestione coordinata e globale della problematica che invece sarebbe essenziale.

Questo autoescludersi per pregiudizi ideologici, nonostante tutti i limiti del Global Compact, è fonte di isolamento e rappresenta comunque una posizione perdente.

Per la completezza dei dati, delle notizie e delle statistiche nonché per la profondità delle analisi, certamente consiglio la lettura del libro di Ambrosini a quanti siano interessati alla tematica dell’immigrazione.

 

Fotografia di copertina: Pixabay

 

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