Le Sardine non esistono, raccontare il movimento che chiede il cambiamento

Autore:
Federico Bizzini
09/07/2020 - 04:47

Ormai le elezioni regionali in Emilia-Romagna sono alle spalle e il movimento delle Sardine non è più all’ordine del giorno. Non può però venir meno l’interesse verso questa realtà tanto singolare ed unica nel panorama politico da avere costituito oggetto di attenzione a livello mondiale. Per questo motivo presento un libro autobiografico, Le Sardine non esistono. Il racconto dei fondatori (Einaudi, 2020), con cui Andrea Garreffa, Roberto Morotti, Mattia Santori e Giulia Trappoloni ripercorrono con dovizia di particolari gli eventi da loro innescati.

Quattro amici di chiaro orientamento politico progressista alla vigilia delle elezioni regionali in Emilia-Romagna (poi vinte lo scorso gennaio dal candidato del PD) sono terrorizzati dalla possibilità che le urne possano premiare la candidata sostenuta dalla Lega e che la Destra possa vincere la competizione.

Così, nel corso di una loro riunione casalinga, decidono di lanciare un invito pubblico alla partecipazione anche solo per evitare il fenomeno dell’astensionismo che equivale ad analfabetismo sociale. Tutto nasce da qui e nient’altro.

I quattro ragazzi lanciano l’idea del movimento delle cosiddette Sardine per un incontro in una piazza di Bologna che viene organizzato in contemporanea con uno della Lega che propone Matteo Salvini in Piazza Maggiore. Le Sardine vincono il confronto perché nella loro piazza si riuniscono circa 6.000 persone. E hanno stravinto, nonostante la Lega facesse propaganda da settimane, con mezzi che Salvini non conosce: la gratuità, l’arte, il sorriso e le relazioni umane.

Andrea, Roberto, Mattia e Giulia capiscono che il populismo si può sconfiggere, non si parla alla pancia della gente e la Politica può tornare ad essere una cosa bella e seria.

In molti chiedono loro di continuare la battaglia perché Bologna possa rivivere in tutte le piazze d’Italia e, alla vigilia della manifestazione in Piazza San Giovanni a Roma, sono subissati dalle interviste e dai collegamenti con le TV di tutto il mondo.

Il fenomeno delle Sardine si può capire solo vivendolo. La piazza dei funerali di Berlinguer e della festa del Primo Maggio, espropriata alla Sinistra, diventa un altro enorme successo del popolo dei progressisti.

Il denominatore comune di questo fenomeno diventano le periferie e le piccole città. Occorre pazienza per dare una identità politica perché questi ragazzi possono maturare solo col tempo. La forma di partito sarebbe invece un oltraggio dato che loro vogliono essere più liberi.

Siamo diventati un Paese intollerante, omofobo, misogino, razzista e le Sardine hanno intercettato il sentimento comune di un popolo della Sinistra e di tanta gente sfiduciata, ma desiderosa di partecipare, che in tutto ciò non può riconoscersi.

Prima di tutto bisogna analizzare i motivi che hanno portato una certa Destra ad ottenere tanti consensi e bisogna comprendere come sono stati manipolati i messaggi. La difficoltà è quella di riuscire a trasmettere non slogan come fa Salvini, ma pensieri compiuti e complessi. Anche i grandi leader come Berlinguer, Pertini o De Gasperi oggi forse avrebbero difficoltà ad essere compresi. In ogni caso l’enorme adesione che si registra in tutte le manifestazioni nelle diverse città d’Italia dimostra che si può vincere non facendosi dividere e partecipando. I temi su cui dibattere sono tanti: pace, mafia, sicurezza sul lavoro.

Al raduno alla Montagnola a Bologna sono 50.000: non uno scontro, un diverbio, la piazza balla, canta e ascolta interventi per sei ore. Si percepisce che il risultato può essere ribaltato e che gli italiani possono evitare la condanna ad altri anni di squadrismo digitale e politico.

Le Sardine non sono un partito e non hanno altro fine che riportare la gente a fare Politica, l’obiettivo è quello di ridare forza e dignità ai partiti di Sinistra e sostenerne le battaglie giuste.

Bibbiano è il luogo dove, prima del voto in Emilia-Romagna, si consuma l’ultimo scontro per registrare il livello di consenso e partecipazione. La piazza principale del paese è contesa, per una manifestazione che deve chiudere la campagna elettorale, da Lega e Sardine. Per evitare problemi, quest’ultimi, nonostante avessero il diritto di usarla, decidono di spostarsi in una piazza secondaria. Alla fine i bibbianesi partecipano in massa alla manifestazione delle Sardine, lasciando mezza vuota la piazza in cui sono riuniti i simpatizzanti del partito di Salvini.

Le elezioni vengono vinte e le Sardine si salutano dandosi appuntamento in tutte quelle realtà locali che avranno bisogno di questo nuovo spirito.

In conclusione, penso si possa dire che il movimento ha rianimato una parte del popolo della Sinistra che aspettava solo una chiamata alla partecipazione. Si è registrato un nuovo entusiasmo e tanta è la voglia di essere presenti nelle piazze, circostanza che storicamente ha sempre contraddistinto i momenti migliori dei progressisti italiani. Quanti si erano allontanati dai partiti tradizionali per ragioni varie e ampiamente analizzate, quanti si erano rinchiusi nel privato hanno raccolto prontamente l’invito proveniente dalla società civile. Il tutto cementato dalla percezione del pericolo reale di una possibile affermazione del populismo e della Destra più becera.

Non vi è dubbio che l’esperienza fornisca spunti importanti da analizzare e replicare visto l’ottimo risultato delle elezioni regionali in Emilia-Romagna.

 

In copertina: La manifestazione delle Sardine in Piazza VIII agosto a Bologna (19 gennaio 2020)

Fotografia di Pietro Luca Cassarino

https://www.flickr.com/photos/184568471@N07/49410571716/, CC BY-SA 2.0,

https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=86096517

 

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