Medici di famiglia: proclamato stato di agitazione per difendere la salute dei pazienti e dei lavoratori

Autore:
Redazione
20/11/2020 - 05:09

Al centro di polemiche infinite, i medici di famiglia si sentono scarsamente tutelati e ritengono di ricevere troppe ed ingiustificate critiche. Così, attraverso sei sigle sindacali (Federazione CIPe SISPe SINSPe, FP Cgil Medici e Dirigenti SSN, La.Pe.L, SIMET, SMI, SNAMI), che rappresentano oltre il 45% dei medici convenzionati e i pediatri di libera scelta, hanno proclamato lo stato di agitazione affinché vengano recepite le istanze dei medici di medicina generale, per la tutela dei propri pazienti e dei lavoratori.

«Siamo davanti ad una tragedia che sta investendo i cittadini e il mondo delle professioni mediche. Sono duecento i colleghi morti sul lavoro dall’inizio della pandemia (degli undici medici morti per Covid nella seconda ondata, nove erano medici di famiglia). In questa seconda fase stiamo assistendo non solo al collasso degli ospedali e dei pronto soccorso, ma anche al collasso del territorio. I medici di medicina generale stanno continuando a svolgere, in piena pandemia, la loro attività ordinaria, tra mille difficoltà, considerando la contrazione dei servizi specialistici, ormai tutti shiftati verso la cura del Covid-19. Attività ordinaria che consiste nel curare pazienti neoplastici, diabetici, oncologici e nell’occuparsi della presa in carico dei malati Covid che devono essere monitorati a domicilio (se ne ricovera mediamente uno su trentacinque) con tutte le prescrizioni relative alle disposizioni di quarantena e fine quarantena. Un carico di lavoro che sta aumentando in maniera esponenziale e che non è più sostenibile. I medici sono sottoposti a turni di lavoro massacranti anche a causa dei tanti colleghi malati di Covid. Infatti, sono più di 20.000 i sanitari infettati (lasciati spesso senza protezioni e DPI), tra cui i medici di medicina generale».

Gli ambulatori rischiano così di restare scoperti e quindi di chiudere dato che a volte non si riesce a sostituire il personale mancante. Insomma, «chi rimane deve svolgere il lavoro anche per altri!», dicono i rappresentanti sindacali.

«Siamo costretti ad entrare in stato di agitazione perché vogliamo lavorare in condizioni di sicurezza e, allo stesso tempo, verificare gli interventi strutturali del governo, appurando come i 780 milioni per la creazione delle USCA siano stati spesi fino adesso. Le USCA attivate, infatti, sono in numero ridotto e per questo non riescono a svolgere il lavoro che sono chiamate a fare», spiegano le organizzazioni sindacali.

«Chiediamo il potenziamento della rete territoriale della medicina generale, con il varo in modo uniforme delle USCA in tutto il Paese, il rafforzamento degli organici degli uffici di igiene e sanità pubblica, nuove assunzioni di medici di medicina generale convenzionati, guardie mediche, medici 118 e penitenziari e di pediatri di libera scelta», continuano i rappresentanti dell’Intersindacale Medica.

«Non convince, invece, chi in modo provocatorio sostiene, dalla tribuna di qualche talk show televisivo, di andare a stanare i medici di medicina generale per fare i tamponi e dare assistenza ai pazienti Covid. Vogliamo ribadire che l’unica possibilità che abbiamo di difendere i nostri pazienti fragili è quella di separare i pazienti potenzialmente sani dagli altri potenzialmente Covid. Per queste ragioni abbiamo chiesto le stesse misure di sicurezza dei colleghi medici negli ospedali. Non basterà una campagna mediatica contro i medici di famiglia ad incrinare il rapporto di fiducia che abbiamo con milioni di pazienti in tutta Italia! Continueremo la nostra mobilitazione», aggiungono in conclusione.

Registriamo, inoltre, le parole di Andrea Filippi, segretario nazionale della FP Cgil Medici: «Basta con gli alibi. Il potenziamento dei servizi territoriali non è stato fatto e si è tradotto in una grave perdita di tempo, anche sul tracciamento». E ancora: «La medicina generale non deve restare isolata, ma deve essere integrata con i servizi di igiene pubblica. Noi medici siamo disponibilissimi, ma il sistema va finalmente organizzato».

Dal canto suo il Sindacato Medici Italiani (SMI) denuncia: «In queste condizioni drammatiche non abbiamo visto alcun investimento strutturale per potenziare la rete territoriale della medicina generale». Lo SMI, infine, chiede tutele assicurative per tutti i colleghi ammalati e l'estensione della copertura INAIL.

(Fonte: Ufficio Stampa SMI / ANSA - Foto di copertina: Pixabay)

 

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