Melanoma: crescono del 20% i nuovi casi, ma migliora la sopravvivenza

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Redazione
11/01/2021 - 02:03

Lo scorso anno sono cresciuti del 20% i nuovi casi di melanoma in Italia passando dai 12.300 del 2019 ai 14.900 del 2020.

Va subito detto che nessun’altra neoplasia ha fatto registrare un aumento così elevato negli ultimi dodici mesi, ma il dato può essere spiegato da un lato con la disponibilità di strumenti migliori per la diagnosi e dall’altro con una partecipazione maggiore di tutti i cittadini alle campagne di sensibilizzazione per il controllo dei nei.

Per gli esperti pesano sull’attuale situazione le conseguenze di una scorretta esposizione al sole da adolescenti e l’uso delle lampade solari e, come ricorda la dottoressa Paola Queirolo, direttore della divisione Melanoma, Sarcoma e Tumori Rari all'Istituto Europeo di Oncologia di Milano, in Italia «il melanoma è il secondo tumore più frequente negli uomini under 50 e il terzo nelle donne della stessa fascia d'età».

Il melanoma rappresenta il candidato ideale per l'immuno-oncologia, che stimola il sistema immunitario contro il cancro. Oggi la combinazione di due molecole immuno-oncologiche, nivolumab più ipilimumab, sta evidenziando risultati importanti nei pazienti con malattia metastatica, con il 52% libero da recidive a 4 anni dall'inizio delle cure. Inoltre, dopo essere aumentati per molti anni i tassi del melanoma nel nostro Paese hanno cominciato a diminuire nelle ultime generazioni. Tuttavia, questo tumore maligno della pelle rappresenta ancora ben il 30% dei tumori solidi in gravidanza.

Come mostrano i dati raccolti grazie ai database AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori), l'incidenza del melanoma, afferma Lauro Bucchi, epidemiologo dell'Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori IRCCS, «è aumentata regolarmente tra il 1994 e il 2013 del 3,6% annuo negli uomini e del 2,5% annuo tra le donne. Tuttavia, i tassi sono aumentati per tutti i nati fino alla metà degli anni Settanta, ma, per le generazioni successive, si sono prima stabilizzati e, in quelle più recenti, hanno cominciato a diminuire».

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, complice la moda dell'abbronzatura, le generazioni hanno incominciato ad avere un rischio più alto di quelle precedenti. «Le ultime generazioni sono, invece, quelle dei primi bambini che le madri hanno protetto con i filtri solari, grazie alle tante campagne di sensibilizzazione», sottolinea l’esperto. Altro successo si registra nelle terapie di questo tumore maligno della pelle in stadio avanzato, grazie al nivolumab, molecola che in Italia ha ricevuto la rimborsabilità e la cui efficacia è stata confermata nello studio CheckMate 238.

«A 4 anni dall'inizio del trattamento il 52% dei pazienti a cui è stato somministrato il nivolumab era libero da recidive contro il 41% dell'ipilimumab», spiega Antonio Maria Grimaldi, dirigente medico del Dipartimento Melanoma e Immunoterapia presso l'IRCCS Fondazione G. Pascale di Napoli.

In ogni caso, nonostante i tanti progressi, c’è ancora molto da fare, in particolare per il melanoma associato alla gravidanza, un problema poco noto che però rappresenta la seconda neoplasia per frequenza in questa delicata fase della vita. «Anche se non ne sono ancora chiari i meccanismi, si ipotizza che sia dovuta alla maggiore attività melaninica e alla fisiologica alterazione dello stato ormonale collegati alla gestazione», spiega Enrica Teresa Tanda, oncologa dell'IRCCS Policlinico San Martino di Genova. Quasi inutile dire che la prima arma a disposizione resta la diagnosi precoce. Da qui l'appello a «fare almeno una visita di controllo ad inizio gravidanza e seguire le indicazioni del dermatologo».

La diagnosi tardiva, conclude Pietro Quaglino, della Clinica Dermatologica di Torino, «metterebbe in pericolo la vita della madre e del nascituro. Occorre quindi rivolgersi subito ad un centro di riferimento specializzato nella cura di queste giovani pazienti».

(Fonte: ANSA - Foto di copertina: Pexels/Anna Roguszczak)

 

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