Oriente e Occidente: quando i mondi si scontrano/incontrano

Autore:
Federico Bizzini
09/01/2021 - 05:51

«Oriente, Occidente. Quale vi fa sognare? Quale vi ispira inquietudine?».

Domanda interessante che ritroviamo nell’introduzione dell’ultimo libro di Federico Rampini, Oriente e Occidente. Massa e individuo (Einaudi, 2020), un volume che si propone di sondare le radici culturali di due mondi che, visti come modelli contrapposti, si sono nel corso della Storia più volte incontrati e scontrati. Collettivismo, spiritualità, una civiltà antichissima da un lato; individualismo, materialismo, democrazia dall’altro.

I rapporti tra Oriente e Occidente ci hanno visto passare attraverso varie fasi (dell’emulazione, dell’omologazione, del rifiuto, della rincorsa e del sorpasso, della riscoperta delle radici) che, probabilmente, non troveranno tra loro mai un punto di equilibrio. L’unica costante è data da tutta una corposa mitologia che, frutto dell’idea che noi ci siamo fatti di loro (e che loro si sono fatti di noi), celebra due mondi che spesso non trovano riscontro nella realtà, a maggior ragione in quella odierna che è assai complessa e contraddittoria.

Tutta la prima parte del libro è dedicata alla narrazione delle differenti origini storiche, filosofiche ed anche religiose di Oriente e Occidente. Non mi avventuro oltre in questa ricostruzione certosina ed accademica (forse troppo?). La seconda parte del testo, a dire il vero quella che più ha catturato il mio interesse, tratta, invece, delle contemporanee diversità politiche esistenti fra i due blocchi esemplificate dal differente approccio al Covid-19. Leggendola si ha la percezione piena della statura culturale di Rampini il quale dimostra una conoscenza tanto vasta da far impallidire la maggior parte degli opinionisti nostrani.

L’autore, del resto, mette in campo la sua storia di inviato speciale del quotidiano la Repubblica che lo ha portato a vivere per decenni in Cina e in USA, paese di cui ha acquisito la cittadinanza.

Il Covid-19 è uno spartiacque e costituisce una cartina di tornasole dell’operato delle singole nazioni. L’Occidente complessivamente ha risposto tardivamente denotando la scarsità delle risorse, ad esempio in materia sanitaria, rispetto a ciò che richiedeva la pandemia. I tagli alla finanza pubblica e le necessità delle politiche di bilancio sono stati praticati in modo selvaggio e preferiti al mantenimento di strutture adeguate.

Il libro, poi, si dedica in modo approfondito all’analisi dell’evoluzione storica delle politiche adottate dai paesi del mondo asiatico fino a giungere alla condizione attuale di essi. Punto di partenza della disamina dell’autore può essere considerato senz’altro la rivoluzione culturale imposta in Cina da Mao Tse-tung con il trasferimento di milioni di contadini nei centri urbani ove occorreva la loro mano d’opera. Tale scelta ebbe come effetto un crollo dei raccolti che provocò una carestia tra la fine degli anni Cinquanta e Sessanta con addirittura 37 milioni di morti, prezzo altissimo pagato dai cinesi per rincorrere a tutti i costi il modello di sviluppo dei paesi occidentali.

Incidentalmente, viene ricordato che Mao in quegli anni invitò il regista Michelangelo Antonioni - di sinistra e suo ammiratore - per realizzare un documentario sulla nuova Cina; il documentario, intitolato Chung Kuo, Cina (1972), poi censurato dalle autorità di Pechino, è stato proiettato per la prima volta in Cina solo nel 2004, dopo la riabilitazione del suo autore.

Deng Xiaoping supera la visione di Mao e spinge la Cina verso un modello di capitalismo che non mette in discussione il primato del Partito, ma con forti liberalizzazioni prima inconcepibili come andare a studiare in Occidente e viaggiare per il mondo.

Si giunge, infine, ai nostri giorni con i mercati cinesi dove ha avuto origine il virus che ancora ci sta tormentando e che è dovuto alla cattiva abitudine di commerciare animali vivi, dai pipistrelli allo zibetto: questi, portatori di virus, li trasmettono all’uomo ed è ciò che può essersi verificato a Wuhan, città focolaio all’origine dell’attuale pandemia.

Nel libro viene, poi, analizzata la società indiana che si presentava al mondo negli anni Novanta come un enorme bacino di giovani talenti matematici e informatici. L’India era il paese della speranza, nazione giovanissima impregnata di tradizioni britanniche da contrapporre all’autoritarismo cinese. Lo stesso Barack Obama rese omaggio a Gandhi dichiarando di esserne stato ispirato e di aver coniato lo slogan “Yes, We Can” pensando a lui. Ma alle elezioni del 2014 gli eredi della famiglia Gandhi vengono spazzati via politicamente e si afferma Modi, espressione di una nuova destra populista che capovolge l’immagine dell’India nel mondo: da nazione della speranza e del futuro a nazione rinchiusa nei suoi confini. Secondo Rampini, Modi è la versione indiana dei vari Trump, Johnson, Le Pen e Salvini.

In generale, si assiste alla riscoperta delle origini religiose ed al superamento delle ideologie: le religioni precedono il concetto di patria che è di formazione relativamente recente risalendo all’Ottocento europeo. Il Covid-19 segna, in ogni caso, uno snodo fondamentale: abbiamo un prima e un dopo come accadde con l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001. Spesso una calamità può costituire una catarsi che porta ad una migliore qualità morale mettendo a nudo debolezze e limiti preesistenti. Il mondo non sarà più come prima.

Bisogna sottolineare come gli altri paesi dell’estremo oriente, Corea del Sud, Taiwan e Singapore, hanno risposto meglio della Cina al virus. Nazioni che solo pochi decenni or sono erano in condizioni di arretratezza e che, invece, negli anni 2000 diventano tra le più evolute al mondo sotto il profilo sociale, sanitario ed economico (pensate a colossi come Samsung e Hyundai). Il libro, come si intuisce, si conclude con una serie di valutazioni positive delle politiche adottate da questi paesi. Ciò che ha fatto la Cina in ritardo, la Corea del Sud, Taiwan e Singapore lo hanno fatto in anticipo e con metodi democratici: tracciamento del virus e aggressione capillare dei focolai. E queste nazioni, a differenza della Cina, hanno sempre dichiarato le loro scelte ed informato l’opinione pubblica delle iniziative sanitarie adottate. Certamente, va detto che sono state aiutate in modo decisivo dall’altissimo senso civico e sociale dei loro popoli per i quali il bene pubblico precede quello individuale. In sostanza nell’operato e nelle scelte effettuate da Corea del Sud, Singapore e Taiwan più che gli insegnamenti di Confucio sembra di avvertire quelli de La Repubblica di Platone.

In conclusione, non posso far altro che consigliarvi la lettura di questo bel libro di Federico Rampini che, aiutandoci a comprendere meglio l’Oriente, ci permette di guardare sotto luce diversa anche il nostro Occidente che, parafrasando un celebre film, resta sempre sull’orlo di una crisi di nervi.

 

crowfunding adas

clicca e scopri come sostenerci