Origine della dislessia, una nuova ipotesi legata al ritmo

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Redazione
08/01/2021 - 05:50

Alle origini della dislessia ci sarebbe una difficoltà ad elaborare il ritmo. Già vari ricercatori si erano accorti che il ritmo ha un ruolo nella dislessia, ma ora sono stati analizzati i motivi. La risposta che emerge da uno studio coordinato dall’Università di Milano-Bicocca è che il ritmo ci permette di prevedere il futuro immediato (circa mezzo secondo) e quindi di prepararci ad agire al momento giusto, requisito fondamentale per leggere fluentemente.

La ricerca, pubblicata su Scientific Reports - Nature ed intitolata Timing anticipation in adults and children with Developmental Dyslexia: evidence of an inefficient mechanism, è stata coordinata da Maria Teresa Guasti, docente di Glottologia e Linguistica, e da Natale Stucchi, docente di Psicologia Generale, entrambi del Dipartimento di Psicologia di Milano-Bicocca, in collaborazione con l’Istituto Neurologico Carlo Besta e con la dottoressa Elena Pagliarini, già dottoranda Bicocca e ora ricercatrice presso l’Università di Padova.

Hanno partecipato allo studio due gruppi di adulti (età media 22 anni), di cui 15 con dislessia e 23 controlli (cioè a sviluppo tipico), e due gruppi di bambini (età media 9 anni), di cui 18 con dislessia e 29 controlli.

Il ritmo, che troviamo nel linguaggio o nella musica, ci permette di estrarre la struttura temporale di una successione di eventi come parole o suoni e di usarla per prepararci ad un evento futuro (ad esempio, la parola che dovrò pronunciare immediatamente dopo quella che sto pronunciando adesso), e quindi per anticipare eventi futuri mentre non ho ancora finito di elaborare l’evento presente.

In altre parole, il ritmo permette una sfasatura tra quello che stiamo dicendo e quello che stiamo guardando: nella lettura mentre stiamo pronunciando una parola non guardiamo questa parola ma stiamo già osservando la successiva. Solo in questo modo possiamo leggere in modo fluente. I dislessici hanno difficoltà a leggere fluentemente perché non sono molto bravi ad anticipare la parola successiva a quella che stanno pronunciando.

«Questa ipotesi permette di capire perché un allenamento ritmico o una pratica musicale possono essere d’aiuto per le persone con dislessia: infatti, musica e danza allenano la capacità di anticipare il futuro e quindi migliorano la sfasatura tra voce e sguardo su cui si basa una lettura fluente», afferma in conclusione Maria Teresa Guasti.

 

Foto di copertina: Pixabay

 

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