Parlare più di una lingua protegge dal declino cognitivo

Autore:
Redazione
05/01/2021 - 04:49

Parlare più idiomi sembra fornire benefici neurologici ed essere associato ad un minore declino cognitivo legato all’avanzare dell’età. La scoperta arriva da un recente studio che, pubblicato sulla rivista Neuropsychologia, è stato condotto a Barcellona, in Spagna, dagli esperti dell'Università Aperta della Catalogna (UOC) e dell'Università Pompeu Fabra (UPF), che hanno analizzato gli effetti della capacità di parlare correttamente e fluentemente due idiomi.

«Oltre a consentirci di comunicare con gli altri, le lingue sono il nostro strumento per trasmettere i nostri pensieri, identità, conoscenze e come vediamo e comprendiamo il mondo», afferma Marco Calabria, del gruppo di ricerca Speech Production and Bilingualism presso UPF e del NeuroLab Cognitivo presso la UOC.

Il team ha osservato che la prevalenza della demenza nei paesi in cui si parla più di una lingua è inferiore al 50% rispetto alle zone in cui la popolazione tende ad utilizzare un solo idioma per comunicare. «Volevamo scoprire il meccanismo mediante il quale il bilinguismo contribuisce alla riserva cognitiva per quanto riguarda il deterioramento lieve e l'Alzheimer e se ci fossero differenze riguardo al beneficio di parlare più lingue e al diverso grado di bilinguismo», aggiunge l’esperto.

Il gruppo di ricerca ha definito i vari livelli di bilinguismo in base alla capacità attiva di parlare altri idiomi o alla semplice esposizione prolungata, prendendo in considerazione diverse variabili come l'età di acquisizione della seconda lingua, l'uso che se ne fa e la possibilità di comunicare adeguatamente con entrambe.

«Ci siamo concentrati sulla popolazione di Barcellona dove c'è una forte variabilità nell'uso del catalano e dello spagnolo, con alcuni quartieri prevalentemente di lingua catalana e altri in cui si parla principalmente spagnolo», afferma Calabria.

Gli scienziati hanno reclutato 63 individui sani, 135 pazienti con lieve deficit cognitivo, come perdita di memoria, e 68 persone con Alzheimer, la forma di demenza più diffusa, valutando la loro conoscenza del catalano e dello spagnolo utilizzando un questionario e l’età associata alla diagnosi neurologica dei soggetti.

«Abbiamo chiesto ai partecipanti di svolgere vari compiti cognitivi; in tutto i soggetti hanno eseguito cinque attività in due sessioni, inclusi test di memoria e controllo cognitivo. I nostri risultati hanno mostrato che l’elevato bilinguismo era associato a una diagnosi di decadimento cognitivo lieve a un’età più elevata rispetto alle persone passivamente bilingue», aggiunge l’autore.

Secondo il team, la ginnastica linguistica è correlata ad una serie di funzioni cognitive, come il controllo esecutivo, attivato quando eseguiamo più azioni contemporaneamente.

«Essere bilingue fornisce strumenti per migliorare i sistemi alternativi efficienti per risolvere i compiti che richiedono capacità di svolgere diverse azioni. Il bilinguismo attivo è, infatti, un importante predittore del ritardo nell'insorgenza dei sintomi cognitivi lievi deterioramento cognitivo. Per i prossimi lavori, abbiamo in programma di verificare se il bilinguismo possa essere o meno legato anche alle minori possibilità di insorgenza di altre malattie, come il Parkinson o la malattia di Huntington», conclude lo studioso.

(Fonte: AGI - Foto di copertina: Pixabay)

 

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