Quello che non ti dicono, riconciliarsi con il proprio passato per ritrovare il padre perduto

Autore:
Federico Bizzini
12/12/2020 - 08:06

Scrittore di successo e giornalista, Mario Calabresi è stato direttore dei quotidiani La Stampa e la Repubblica. Quando si parla di lui il pensiero non può non andare all’omicidio del commissario Luigi Calabresi avvenuto il 17 maggio del 1972.

Mario ha ancora soltanto due anni quando perde il padre, un padre che non ha mai potuto veramente conoscere, se non attraverso le fredde cronache dei giornali oppure le parole di chi gli ha voluto bene, e questa circostanza cruciale ha, come vedremo, un chiaro collegamento con quanto narrato nel suo ultimo libro: Quello che non ti dicono (Mondadori, 2020).

Infatti, il volume riporta alla luce la storia, ormai dai più quasi dimenticata, di una delle tante vittime degli anni del terrorismo: Carlo Saronio. Sembra di leggere un romanzo ed, invece, vengono purtroppo descritti fatti realmente accaduti. Il racconto, forse anche per questo, risulta assai avvincente e le scelte relative al procedere della trama sono state sicuramente influenzate dal vissuto dello scrittore.

Tutto comincia con un prete missionario che si mette in contatto via SMS con Mario Calabresi e gli chiede di occuparsi della ricostruzione della storia di un giovane che, come accade al padre dello scrittore, viene ucciso giovanissimo, lasciando una figlia che nascerà addirittura otto mesi dopo la sua morte. L’orfana, a cui quasi nulla è stato detto del padre o delle circostanze che portano al suo omicidio, si chiama Marta e, decisa a fare i conti con il suo passato, contatta lei stessa Calabresi rinnovandogli la richiesta fatta dal prete. E così il giornalista-scrittore inizia le sue ricerche per scoprire una storia particolarissima e non priva di colpi di scena.

Carlo Saronio ha quasi 26 anni quando perde la vita (siamo nel 1975) ed appartiene ad una delle famiglie più ricche di Milano. Ciò ha segnato l’infanzia e la giovinezza di Carlo il quale si sente sempre in difetto rispetto ai suoi coetanei come, ad esempio, succede quando viene accompagnato a scuola dall’autista di una macchina lussuosissima.

Carlo, forse anche per questo motivo, inizia a condividere le idee dei gruppi extraparlamentari quali Potere Operaio e, a volte, fornisce persino ospitalità a soggetti che poi si daranno alla latitanza. Quello che sappiamo è che ha intrattenuto rapporti molto intensi e stretti con un extraparlamentare di sinistra che riteneva fosse suo amico e che poi lo tradirà. In una delle tante case che Carlo possiede, si tengono anche incontri ai massimi livelli prima di Potere Operaio e poi delle Brigate Rosse.

Calabresi scopre che quelli che dovevano essere gli amici di Carlo, invece, ad un certo punto pensano bene di rapirlo per riscuotere un sostanzioso riscatto e ciò, probabilmente, perché Carlo fa sapere loro che non si sarebbe più prestato per sostenere i gruppi extraparlamentari che avevano scelto di passare alla lotta armata e alla latitanza. Ma si verifica un drammatico inconveniente in quanto il tampone che viene usato per stordirlo è stato imbevuto con troppo cloroformio e Carlo muore pochi minuti dopo il rapimento a causa dei vapori dell’anestetico.

Il gruppo di criminali comuni che ha gestito l’azione decide di tenere segreta questa circostanza per ottenere comunque il pagamento del riscatto, riscatto che in effetti in parte riceve.

Nel frattempo, la stampa, che ha appreso delle idee politiche di Carlo, lo accusa ingiustamente di essere egli stesso d’accordo con i rapitori per finanziarne l’attività con i soldi estorti alla sua famiglia. Dopo anni di illazioni e false notizie, l’amico che lo aveva tradito confessa la verità e la figura di Carlo viene del tutto riabilitata. In ultimo, inoltre, si scopre che Carlo era mosso non da ideali rivoluzionari, bensì dalla sua fede cattolica che lo aveva sempre ispirato.

In ogni caso, Carlo all’epoca ha già scelto una vita diversa: ha instaurato una relazione con una ragazza (la madre di Marta) che lo segue anche nei suoi studi universitari in America, dove Carlo consegue la laurea con il massimo dei voti e collabora a ricerche condotte da eminenti scienziati.

Al suo rientro in Italia, quando ormai i brigatisti sono a conoscenza del fatto che non li avrebbe più sostenuti, viene architettato il rapimento che porta alla terribile dipartita del giovane.

Alla fine, come detto, si scopre che Carlo rimane vittima di scelte di vita compiute perché non intende più rimanere in mezzo al guado e dettate soltanto dalla sua fortissima fede cattolica e da intenti umanitari. E questo viene a galla anche perché dell’indagine si occupano giovani magistrati del calibro di Armando Spataro e Giancarlo Caselli che ricostruiscono quanto si era verificato effettivamente ed ottengono la condanna di tutti coloro che avevano preso parte all’ideazione e all’esecuzione del sequestro.

In conclusione, non posso non evidenziare la posizione dello scrittore del libro e la sua tragica storia personale, che è certamente simile e paragonabile a quella della figlia di Carlo Saronio. Entrambi hanno subito la violenta e tragica privazione del padre per mano di assassini ed entrambi hanno vissuto conseguenti vicende caratterizzate da false rappresentazioni della figura paterna. Carlo Saronio venne accusato di essersi prestato a simulare un falso sequestro al fine di ottenere dalla sua famiglia il pagamento del riscatto in favore di un gruppo extraparlamentare di sinistra. Luigi Calabrese fu incolpato di avere ucciso l’anarchico Giuseppe Pinelli durante un interrogatorio presso la Questura di Milano divenendo il nemico numero uno di massima parte della sinistra. Entrambi sono stati riabilitati e, anche se solo dopo un notevole lasso di tempo, è stata riaffermata la verità e reso loro giustizia.

 

Foto di copertina: Pixabay

 

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