Rallenta la lotta all’AIDS e i bambini ne pagano il prezzo più alto

Autore:
Redazione
09/12/2020 - 05:07

Rallentati già nel 2019, i progressi nella lotta all'AIDS quest’anno, anche a causa della pandemia di Covid-19 che ha portato ad interrompere molti servizi di terapia e diagnosi, hanno subito una sensibile battuta d'arresto che di fatto ha vanificato gli obiettivi previsti per il 2020.

Nel 2019 sono state 38 milioni le persone sieropositive nel mondo, 1,7 milioni le nuove diagnosi e 690.000 le persone morte per cause collegate all'HIV. Un prezzo molto alto lo pagano i bambini e gli adolescenti, i più trascurati e spesso senza accesso alle cure, come emerge dai dati presentati da OMS e UNICEF in occasione della recente Giornata Mondiale dell'AIDS.

L'anno scorso 320.000 bambini e adolescenti sono rimasti contagiati dall'HIV, uno ogni 100 secondi, ma, come denuncia l'UNICEF, nel mondo poco più della metà dei piccoli ha avuto accesso alle terapie salvavita, un dato molto al di sotto rispetto a quello della copertura offerta alle madri (85%) e agli adulti sieropositivi (82%). Infine, il dato che più dovrebbe fare riflettere: nel 2019 sono morti di AIDS circa 110.000 bambini.

Il problema, come si evince dai numeri, non è comunque strettamente connesso all’attuale emergenza Covid-19. Infatti, nonostante gli sforzi compiuti, i progressi per aumentare i servizi per l'HIV avevano subito una frenata già prima della pandemia, rendendo impossibile il raggiungimento dell’obiettivo prefissato per il 2020 del “90-90-90”, cioè avere il 90% dei sieropositivi consapevoli della loro situazione, il 90% delle persone diagnosticate in terapia e il 90% di chi è in trattamento con soppressione virale. Traguardi mancati che, come rileva l’OMS, renderanno ancora più difficile la fine dell'AIDS entro il 2030.

L'interruzione dei servizi essenziali per l'HIV dovuta alla pandemia mette a rischio molte vite per l'impossibilità di far muovere le persone, far arrivare i farmaci e i danni economici che rendono questi servizi inaccessibili per molti. Lo scorso luglio un terzo delle persone in trattamento ha subito interruzioni delle forniture. Secondo l'OMS e UNAIDS, sei mesi di interruzione nell'accesso ai farmaci per l'HIV possono portare ad un raddoppio delle morti collegate all'AIDS nel 2020 nell'Africa subsahariana.

In Italia nel 2019 sono stati segnalati 571 nuovi casi di AIDS e 2.531 nuove diagnosi di infezione da HIV, pari a 4,2 nuovi casi per 100.000 residenti. Un'incidenza lievemente inferiore a quella dell'Unione Europea (4,7 nuovi casi per 100.000).

Diversamente dagli anni precedenti, in cui la modalità di trasmissione più frequente erano i rapporti eterosessuali, nel 2019 per la prima volta la quota di nuove diagnosi riferibili a maschi che fanno sesso con maschi è pari a quella attribuibile ai rapporti etero (42%). Continuano a calare le nuove diagnosi di HIV negli stranieri, mentre aumenta dal 2017 la quota di persone a cui viene diagnosticata tardivamente l'infezione da HIV.

(Fonte: ANSA - Foto di copertina: Pixabay).

 

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