Robottino DA-8, una affascinante avventura didattica che coniuga cultura e nuove tecnologie

Autore:
Epifanio Nicosia
03/04/2021 - 02:45

Per la celebrazione dei 700 anni dalla morte di Dante molte sono state le iniziative e le manifestazioni che, nonostante il periodo dominato dal Covid e qualche strafalcione giornalistico teutonico, ci portano a parlare dell'argomento. Tra queste unrobottinotutto pepe che recita La Divina Commedia e che ha riscosso successi in Europa, a Berlino, e oltreoceano all'International Educational Apple in Texas.

Abbiamo fatto qualche domanda ad Alessandro Suizzo docente di lettere, giornalista e poeta, che sperimenta nuovi percorsi creativi di apprendimento con i ragazzi, combinando letteratura, grammatica e digitale, e che, insieme agli studenti dell'Istituto Tecnico Economico Statale “Gioacchino Russo” di Paternò (CT) e alla preside Concetta Centamore, è l’artefice di questo successo.

 

Perché con i ragazzi di oggi, a scuola come altrove, è così difficile trattare “con metodi classici” argomenti importanti e spesso ostici quali, ad esempio, La Divina Commedia?

«Il mondo è cambiato molto da quando noi eravamo tra i banchi e continua a cambiare ad una velocità mai vista prima. Questo ha comportato una mutazione profonda della comunicazione e quindi dell’insegnamento. È finita l’era in cui al docente colto bastava recitare, dall’alto della sua cattedra, i passi della Divina Commedia o spiegare parafrasando i testi della letteratura medievale. Questo non vuol dire che il docente non continui a spiegare le terzine di Dante o i sonetti del Petrarca. Vuol dire però che da sola tale modalità non basta. Negli anni ho provato in diversi modi a coinvolgere i miei studenti allo studio della Divina Commedia, ma solo quello in cui c’è stata la contaminazione del coding e della robotica educativa ha avuto veramente successo».

Il mezzo, in questo caso il robot, diventa esso stesso “il merito della discussione, dell'argomento” o rimane solo un trait d'union con i contenuti?

«I robot, come la realtà aumentata nel caso dell’ultimo esperimento didattico relativo al Purgatorio, sono quelli che io chiamo triggers, puramente degli inneschi per far esplodere l’entusiasmo negli studenti allo studio di contenuti disciplinari che, con la didattica tradizionale, risulterebbero noiosi. La chiave fondamentale è capire che, per mezzo della tecnologia, che è solo uno strumento a disposizione della didattica e non viceversa, gli studenti diventano creatori, protagonisti attivi del loro apprendimento, e questo è efficace sia nel coinvolgimento, come già detto, ma anche nei risultati di apprendimento. Questi ultimi non si limitano solo all’acquisizione di contenuti, ma coinvolgono anche altri campi cognitivi e di competenza, mi riferisco alle competenze metacognitive, a quelle di collaborazione e relazione, a quelle di comunicazione e problem solving, solo per citarne alcune».

L'interesse che suscita il “robottino” nei ragazzi può compensare quelle caratteristiche che probabilmente vengono a mancare, quale la voce dal vivo di un insegnante, l'intonazione, l'intercalare, le pause, gli interventi per spiegare (come le note a margine e le parafrasi nei testi librari classici)?

«Il ruolo dell’insegnante è sempre essenziale, sia nella fase tradizionale di spiegazione del poema dantesco e dei singoli canti, sia e soprattutto nella fase di tutoring e guida durante l’intero svolgimento del progetto didattico. Ho usato non a caso il termine progetto. Non si tratta qui di singole nozioni da acquisire a memoria anche in maniera critica, ma di una progettazione più complessa che prende spunto dalla metodologia del PBL, il Project Based Learning. La didattica (nella sua etimologia più antica) per me rimane sempre la magia del mostrare, indicare agli studenti una via per capire il mondo che li circonda, per sapersi orientare in una società sempre più complessa».

Pensa ci possa essere una differenza nell'apprendimento, in questo caso di Dante, tra gli studenti che hanno programmato il robot e quelli che ne usufruiranno da ascoltatori o utenti? Cioè è richiesto un maggiore studio dell'argomento tra i programmatori?

«In realtà chi fra i miei studenti ha programmato il robot BB-8, poi ribattezzato da loro stessi DA-8, ha comunque prima dovuto studiare la Divina Commedia e i canti, ha dovuto ricreare la mappa dell’Inferno su grandi fogli di carta e solo alla fine ha affrontato, in maniera semplice ed intuitiva tramite iPad, il percorso di studio del coding e della successiva programmazione del robot sulla mappa infernale. Chi invece assiste al viaggio di DA-8 sulla mappa come ascoltatore o utente non potrà fare altro che assistere, divertendosi magari, ma senza nessun risultato di apprendimento».

Cosa può dirci in più del progetto, sarà questa la nuova frontiera dell'insegnamento?

«Questo tipo di progetto didattico non è la nuova frontiera dell’insegnamento. È già una realtà in molte scuole di Italia, dove tanti colleghi appassionati come me all’insegnamento e al futuro dei loro studenti sfruttano la tecnologia per coinvolgere i propri studenti in avventure didattiche efficaci e divertenti, e aggiungerei, citando uno dei miei maestri preferiti, creative e divergenti. Mi riferisco ovviamente a Gianni Rodari che cinquant’anni fa già considerava centrale nell’apprendimento il processo creativo dal carattere giocoso, sinonimo di pensiero divergente e per questo fastidioso all’establishment istituzionale».

Progetti futuri?

«Il futuro è già in corso con il progetto sul Purgatorio, ricostruito dai miei studenti di quarto anno con un’app di realtà aumentata denominata Reality Composer, gratuita come il 90% della app che faccio utilizzare in classe. Dopo lo studio della cantica e di alcuni canti gli studenti hanno letteralmente ricreato il famoso monte con le sue 7 cornici e registrato terzine, composto musiche ambientali, per far parlare i personaggi tridimensionali protagonisti del simbolico viaggio di Dante nell’aldilà. Per il Paradiso ci stiamo attrezzando!».

 

Per saperne di più

www.iterusso.edu.it/pvw/app/CTIT0021/pvw_sito.php

 

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