Scuola, il luogo dove si imparano le parole giuste per capire la vita

Autore:
Federico Bizzini
28/11/2020 - 04:11

A parer mio, tutto parte dall'istruzione impartita ai giovani e dalla formazione che acquisiscono.

Il nostro Paese è agli ultimi posti per scolarizzazione e, soprattutto, è agli ultimi posti delle graduatorie per il numero di laureati. Non avere molti laureati significa che l’Italia complessivamente è poco competitiva.

La scuola è il cuore della democrazia, deve essere assicurato a tutti il diritto all'apprendimento, alle pari opportunità. Devono essere divulgati i valori fondanti del nostro Stato, in primis il principio della Carta Costituzionale che il lavoro è un diritto come prescrive il primo articolo (“L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”). Senza dimenticare, poi, che la nostra Costituzione è repubblicana e antifascista, anzi è nata dalla sconfitta del fascismo.

Assistendo ad un programma televisivo in cui Paolo Mieli presentava un libro sulla scuola, mi sono incuriosito a tal punto da acquistare subito il volume di cui si parlava: Parole di scuola (Guanda, 2019) di Mariapia Veladiano. La scrittrice, seconda al Premio Strega 2011 con il romanzo d’esordio La vita accanto (Einaudi, 2011), è una profonda conoscitrice del mondo della scuola dove ha lavorato per circa trent’anni prima come insegnante di lettere e poi come preside, il libro ne è uno spaccato toccandone tutti i temi cruciali.

Mariapia Veladiano, conscia del potere delle parole e del fatto che possedere un vocabolario ricco e una buona padronanza della lingua è essenziale per lo sviluppo del nostro pensiero, crea nel libro una sorta di percorso costellato dai tanti vocaboli - ansia, entusiasmo, vergogna, condivisione, integrazione, esclusione, empatia, identità, equità - che ha vistosfilaretra i banchi di scuola. E racconta l’effetto che hanno sui ragazzi, ragazzi che hanno bisogno delle parole giuste per capire se stessi, gli altri, il mondo, la vita.

Nella Bibbia il Paradiso è descritto comegiardino di parole”, una bellissima espressione letteraria. In generale nei libri sapienziali gli ammonimenti che riguardano il buon parlare sono più numerosi di altri: ad esempio, di quelli su guerra e sessualità.

L'insegnamento è considerato come un lavoro femminile (questo perché, come ricorda la stessa autrice, in Italia i lavori poco pagati e che non offrono carriera diventano progressivamente femminili, vengono abbandonati dai maschi), ma i giovani hanno bisogno di vedere uomini e donne collaborare fra loro.

La battaglia di genere: il sessismo, l’omofobia, il pregiudizio sono appresi fin dai primi anni di vita e sono trasmessi tramite la comunicazione mediatica e il linguaggio. Vi sono stati casi di genitori che hanno chiesto di ritirare i figli dalle lezioni di educazione sessuale e da quelle di scienze della riproduzione. L'educazione affettiva e il rispetto di genere deve abitare ogni momento della vita della scuola.

Spronare i figli ad arrivare primi è sbagliato, il verbo competere viene dal latino e significa “andare insieme verso” e, quindi, enfatizzare il voto a scuola e l'andare soli non aiuta. È certo che le classi collaborative sono quelle che raggiungono i migliori risultati nell’ottica che il compagno non è un nemico o un avversario da superare. Inoltre, coltivare il mito della meritocrazia, assolutamente deleterio all’interno del contesto scolastico, è pericoloso perché rischia di accentuare le disuguaglianze e l'immobilismo sociale; troppo spesso si confonde l'educazione con la protezione.

Molti genitori pensano alla scuola come trampolino per il successo, si pretendono voti alti e, dall'ingresso alle elementari fino, ad esempio, alla Normale di Pisa, non si coltiva altro che il culto dell’affermazione.

La scuola accoglie tutti dentro le sue aule senza guardare alla italianità, la scuola è il luogo dove nasce l’Italia del futuro e dove, con la reciproca conoscenza, ci si prepara alla convivenza.

L'identità cristiana nella scuola si è risolta nella battaglia per il crocifisso in classe, del presepio e dei canti di Natale.

Nelle scuole di ogni ordine e grado gli studenti vengono invitati a leggere, ma i nostri ragazzi sono in coda in tutte le classifiche per la lettura. In Parole di scuola si racconta di un preside che investiva tutte le risorse del suo istituto per avere ambienti ampi e confortevoli dedicati alla lettura e al prestito dei libri. Andare in biblioteca e rimanervi per leggere è di vitale importanza (insomma, importante dare vita a spazi pieni di libri, ma, se ciò non fosse possibile, si può sempre fare un accordo con le librerie del territorio): secondo l’economista Tito Boeri, i soldi meglio spesi sono quelli in istruzione e formazione.

Occorrono, in ogni caso, professori che facciano innamorare della lettura e che insistano fino a trovare il libro giusto: all'alunno che ama il calcio andranno consigliati testi che trattino questa materia per invogliarlo a leggere. Così, si spera, verrà naturale suscitare la curiosità per la lettura.

Tutti i genitori hanno la pretesa, per il fatto di averla a suo tempo frequentata, di dire agli insegnanti come deve essere organizzata la scuola, ma ciò è profondamente sbagliato. Insegnare è difficile come fare il dentista perché ogni giorno bisogna studiare ed affinare le competenze.

I genitori sono sempre più aggressivi nel contestare i voti e nell’abbandonarsi a gesti educativi sbagliati con minacce di ricorso ad azioni legali. In classe, oggi come in passato, ritroviamo uno spaccato della nostra società, una società che non ci piace più e che potrà migliorare soltanto se sapremo restituire alla scuola dignità e la sua centralità nella vita del Paese.

 

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