Tenco, De André e gli altri: canzoni d’autore contro la guerra

Autore:
Redazione
19/12/2020 - 05:42

Antimilitarismo, pacifismo, nonviolenza, antirazzismo sono tra i valori che la musica del Novecento ha, spesso e volentieri, saputo divulgare, contribuendo non poco a sensibilizzare intere generazioni.

Da Bob Dylan (Blowin’ in the Wind) a John Lennon (Give Peace a Change), dai Jefferson Airplane (Volunteers) ai Creedence Clearwater Revival (Fortunate Son), passando per i nostri più celebrati cantautori, decine di artisti con le loro canzoni hanno concorso a formare la coscienza civile di tanti giovani dando, soprattutto negli anni Sessanta, la sensazione che un mondo migliore fosse possibile.

«La scuola mi ha insegnato molte cose, molte guerre per esempio, ma non mi ha insegnato la pace». A scrivere queste parole è Enrico de Angelis, giornalista e critico musicale che per vent’anni è stato direttore artistico del Club Tenco. Nel suo ultimo libro, ideato insieme al Movimento Nonviolento ed intitolato Coltivo una rosa bianca (Vololibero Edizioni, 2020), esplora da questa prospettiva il repertorio di sei grandi ed amati cantautori italiani (Luigi Tenco, Fabrizio De André, Enzo Jannacci, Sergio Endrigo, Edoardo Bennato e Caparezza) che hanno cantato questi temi in maniera massiccia e continuativa.

«Il volume si sofferma soprattutto sui testi, ma come sempre dovrebbe essere tenuto presente tutto il resto: la canzone va letta contestualmente con musica, ritmo, voce, intenzione del canto, presenza scenica. Si pensi alla forza interpretativa di artisti come Jannacci, Bennato, Caparezza... Ho operato la scelta dei sei con criterio meramente quantitativo: quelli che in canzone hanno toccato spunti di antimilitarismo e nonviolenza in misura più massiccia e con continuità mai abbandonata. Anche altri cantautori di pregio hanno toccato quegli argomenti (Francesco Guccini, Giorgio Gaber, Francesco De Gregori, Ivano Fossati, Roberto Vecchioni, Virgilio Savona, Daniele Silvestri), ma questi sei l’hanno fatto con insistenza e coerenza sorprendenti», sottolinea De Angelis.

Il percorso storico va dagli anni Sessanta (con alcune tra le primissime canzoni antimilitariste dell'era moderna) al rap di Caparezza. «La sensibilità nasce, infatti, negli anni ’60 con una sequenza di canzoni sulla ricorrente situazione-base del soldato che non fa ritorno dalla guerra: Ballata dell'eroe (De André, 1961), La guerra (Endrigo, 1963), La guerra di Piero (De André, 1964), La ballata del marinaio (Tenco, 1964), Li vidi tornare (Tenco, 1966), La sera che partì mio padre (Jannacci, 1968). Il soldato è spesso equiparato all'altrettanto disgraziato nemico che, ugualmente, dalla guerra non ritorna», spiega De Angelis che devolverà i proventi del libro al Movimento Nonviolento.

Detto che il titolo del volume è una chiara metafora di pace e riprende una canzone di Sergio Endrigo (La rosa bianca) che, a sua volta, mette in musica versi del celebre poeta cubano José Martí, va infine ricordato che il libro è arricchito da sei bellissimi ritratti a colori: quattro firmati da Milo Manara (quelli di Tenco, De André, Jannacci, Endrigo) e due da Massimo Cavezzali (Bennato e Caparezza).

(Fonte: ANSA)

 

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