Una società fondata sull’uguaglianza per uscire dal labirinto della crisi

Autore:
Federico Bizzini
27/03/2021 - 04:25

Una crisi che parte da lontano e che la pandemia ha acuito in modo drammatico. Una crisi che ci ha riportato agli anni della Seconda Guerra Mondiale. Era, infatti, dal 1945 che non si aveva, in Italia, un dato peggiore di caduta del PIL. Una crisi che, come spesso succede a noi italiani, ha messo in luce tutte le nostre debolezze, ma anche, per fortuna, la nostra innata capacità di dare il meglio in situazioni d’emergenza.

Oggi però non basta più affrontare l’emergenza, e non sarà nemmeno sufficiente un ritorno al 2019: quel mondo, per certi versi, non esiste (e non può esistere) più. Bisogna guardare avanti e pensare ad una ricostruzione/rifondazione di un intero sistema.

Di questo si parla nel nuovo libro di Carlo Cottarelli, All’inferno e ritorno. Per la nostra rinascita sociale ed economica (Feltrinelli, 2021). Lo scrittore, precisa la presentazione del volume, ci guida attraverso il «labirinto delle possibilità economiche oggi a nostra disposizione e ci mostra come l'Italia abbia bisogno di tornare a crescere in modo sostenibile da un punto di vista sociale, finanziario e ambientale. Dobbiamo salvare la nostra economia, ma per farlo abbiamo bisogno di più uguaglianza, soprattutto nelle opportunità che vengono fornite alle nuove generazioni». E per far questo ci vuole la politica, quella vera però.

Cottarelli precisa nell’incipit del testo che egli non è un politico e non ha scritto (o non ha inteso scrivere) un libro da politico. Ma l’autore è un noto economista ed è inevitabile che smentisca se stesso perché non è possibile parlare di economia senza esprimere e tracimare in giudizi chiaramente politici (come dice lui stesso, questo è il più politico dei suoi libri).

Il tema di fondo è l’interrogativo su come è la società italiana e come dovrebbe evolversi per dare a tutti le stesse possibilità di affermazione a prescindere dalle condizioni di partenza. Viene citato e soccorre l’articolo 3 della Costituzione della Repubblica Italiana secondo cui lo Stato deve rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Durante il Sessantotto si diceva che tutto nella vita è politica: ciò è perfettamente vero in quanto, e nel senso che, ogni scelta, specialmente nel sociale, implica riflessi palesemente di carattere politico.

L’argomento di maggiore attualità è senz’altro costituito dal Covid-19 che ha dimostrato quanto sia stato basso il livello dell’investimento pubblico per la spesa sanitaria. I ritardi dello Stato sono stati messi a nudo in modo impietoso ed in alcune Regioni, quali la Lombardia, è emerso con assoluta evidenza l’enorme errore commesso con politiche che hanno dato priorità alla sanità privata a discapito di quella del territorio e di prossimità la cui mancanza ha avuto effetti dirompenti e disastrosi.

Già economicamente non eravamo messi bene perché tra il 2009 e il 2019 la crescita del PIL è stata tra le più basse d’Europa, e ciò ha determinato la necessità per tutte le nazioni democratiche di ricorrere alle teorie keynesiane: lo Stato ha dovuto indebitarsi per sostenere il reddito delle famiglie con inevitabile aumento della spesa pubblica.

Fondamentale è il ruolo svolto dall’Europa solidale. Quando parliamo di finanziamenti che l’Europa si accinge ad erogare, non bisogna rivolgere la nostra attenzione soltanto ai 180 miliardi stanziati, ma anche a tutti i finanziamenti che vengono sostenuti per fare fronte all’acquisto dei titoli pubblici già in scadenza: le banche centrali hanno comprato valanghe di titoli pubblici, circostanza che non può passare inosservata.

Peraltro, il MES sconta enormi pregiudizi perché nella sua prima formulazione prevedeva che, a fronte dei finanziamenti, gli Stati adottassero politiche drastiche e relativamente celeri di riduzione del debito pubblico. I prestiti similari concessi dall’Europa alla Grecia hanno avuto effetti devastanti sotto il profilo delle conseguenze sociali; adesso, invece, l’Europa rivolge agli Stati solo delle raccomandazioni non paragonabili a quanto verificatosi in precedenza.

Sotto altro profilo, Cottarelli rileva che il Paese sta cedendo moralmente e politicamente per la personalizzazione sempre più spinta che si è data all’arte di governare, mentre una volta vi erano i partiti, grandi organizzazioni di massa, facilmente associabili ad una precisa concezione della società.

L’idea dello scrittore è quella di invocare il principio del merito temperato dalla solidarietà, in altri termini occorre riscoprire e rilanciare quello che è conosciuto dai sociologi comel’ascensore sociale”, e cioè appunto la possibilità che lo Stato dà a tutti i soggetti assicurando uguali condizioni di partenza per la propria elevazione sociale.

Impossibile non parlare dei divari di reddito esistenti tra Nord e Sud: le tasse si pagano in base al reddito prodotto e quindi il Nord contribuisce in misura considerevolmente maggiore rispetto al Sud. Mentre la spesa pubblica è, o dovrebbe essere, distribuita in misura uguale su tutto il territorio nazionale in forza del basilare principio della solidarietà.

Lo stesso dicasi per i maggiori investimenti pubblici che farebbero nascere più imprese e più asili nido al Sud, ma, come sappiamo a tal proposito, l’Italia nei suoi investimenti e nelle opere pubbliche è frenata dagli intralci costituiti da procedure complicate e dai continui interventi della giustizia amministrativa: quella della necessità di accelerare i tempi della giustizia, anche ordinaria, è dunque una esigenza unanimemente avvertita.

Carlo Cottarelli, infine, lancia una invocazione a tutta la politica: basta con le guerre tra Guelfi e Ghibellini. Tutte le politiche debbono fondarsi su un sano realismo e, a tal proposito, viene citato il pensiero satirico di Bertrand Russell: «Non vorrei mai morire per le mie idee: potrei avere torto».

 

crowfunding adas

clicca e scopri come sostenerci