Amos Oz, sagge parole contro il fanatismo

Autore:
Federico Bizzini
11/02/2023 - 00:42

Amos Oz è venuto meno nel 2018. Insieme a David Grossman e Abraham Yehoshua è stato uno dei maggiori scrittori contemporanei israeliani. Tutti e tre ampiamente conosciuti: le loro opere sono state tradotte un po’ ovunque ed hanno venduto milioni di copie. Tutti e tre intellettuali progressisti che nei loro libri hanno reiteratamente trattato il tema della guerra con i palestinesi e dello stato di perenne belligeranza.

In questa sede, vogliamo riprendere un testo che Amos Oz ha scritto nel 2017: Cari fanatici (Feltrinelli - Traduzione dall’ebraico di Elena Loewenthal). Il volume in questione tratta diffusamente il tema dei fanatici e del fanatismo con inevitabili riferimenti alla attualità politica israeliana ed ai testi sacri per gli ebrei.

La tesi è che il fanatico è del tutto intransigente e non disposto a spostarsi minimamente dalle sue posizioni. In sostanza è colui il quale si ritiene sempre nel giusto, dalla parte della ragione. I fanatici sono quelli che non sono capaci di distinguere tra le diverse sfaccettature delle questioni riconoscendo solo il bianco e il nero e non ammettendo che vi siano altre e varie gradazioni. In politica i fanatici seguono il loro leader incondizionatamente e ciò avviene a prescindere dalla posizione che questi assume.

Per i fanatici e gli ebrei ortodossi tutti i palestinesi non dovrebbero esistere e si dovrebbe trovare il modo per eliminarli del tutto. Alla domanda su chi esattamente dovrebbe curare tale epocale esecuzione, in quali luoghi e con quali modalità, il fanatico diventa improvvisamente evasivo e generico. Tutti i territori e tutti i luoghi sacri dovrebbero essere di pertinenza esclusiva degli israeliani e non importa che i palestinesi vivevano già nella Palestina prima che vi arrivassero gli israeliani nel 1944.

Non vi è dubbio che l’unica soluzione per lo scrittore consista in una pace che consenta di creare due stati in cui i due popoli possano vivere in armonia. In uno sforzo di oggettività, come metodo e approccio, Oz invita l’interlocutore a discostarsi dai punti di vista personali per fare una disamina oggettiva a fronte della quale nessun argomento può giustificare il protrarsi della condizione di soggezione in cui viene tenuto il popolo palestinese. Inevitabili i riferimenti anche alle contraddizioni istituzionali, oltre che religiose e inerenti al vissuto storico del popolo israeliano.

L’autore si interroga, poi, su come e con quanta ipocrisia possa esistere una nazione che si dice democratica, ma che, al contempo, pretende di assoggettare un altro popolo negandogli diritti minimali. E ancora si chiede come possa un popolo che ha vissuto l’Olocausto fingere di ignorare la propria storia per esercitare il dominio sui palestinesi.

In ultimo, quale postulato religioso può legittimare l’uso della forza su un popolo oggettivamente più debole. Amos Oz afferma che la situazione è troppo disperata per lasciarla ai disperati, citando due proverbi arabi particolarmente significativi: “La pace non si può fare da soli” e “Non si può applaudire con una mano sola”.

Cari fanatici, lettura che fa riflettere e che non possiamo far altro che consigliare, nelle ultime pagine propone la seguente considerazione: «Sui due fronti sono in molti ad aborrire l’idea stessa del compromesso. Considerano ogni compromesso una debolezza, un cedimento, forse persino un’umiliazione. Mentre io penso che in famiglia, con i vicini, per gli stessi popoli, quella del compromesso sia una scelta di vita. Il contrario del compromesso non èschiena dritta”, non significa integrità né fedeltà agli ideali. Il contrario del compromesso significa fanatismo, significa morte».

 

Foto di copertina: Pixabay

 

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