Farmaci da banco o da rapina?

Autore:
Redazione
20/03/2024 - 04:14

Curare una febbre, un dolore, in Italia costa fino a sei volte in più rispetto all’Europa e molto di più rispetto ad altre parti del modo meno ricche. Buona parte dei farmaci da banco non sono frutto di evoluzione della scienza e della ricerca, perlomeno non di quella odierna. Per meglio comprendere sono indispensabili, universalmente riconosciuti e usati ma così datati che non hanno brevetti e sperimentazioni, quindi è quasi nullo o bassissimo il costo per chi li commercializza.

Quando va bene usiamo farmaci inventati ottant’anni fa, se non vecchi oltre il secolo come l’aspirina e il paracetamolo. Non ci fa onore questa valutazione sui costi sestuplicati, comprovata da molte fonti autorevoli e che circola da molti anni sia nei circuiti mediatici che in quelli professionali.

Approfittarsi di un malato per lucrare è roba da strozzini. Ci spiace la “nonchalance” della politica e quella della lobby dei farmacisti, molto forte in Parlamento e vicina alle peggiori destre che vediamo dal 1994. Come definireste un’azienda che commercializza farmaci di cui sestuplica il prezzo? Eppure in caso di febbre e dolore quel farmaco da banco è sostanzialmente indispensabile per i malati. Lo stesso farmaco che in Olanda costa un sesto?

Intanto i farmaci da banco godono del privilegio di sfuggire alla prescrizione del medico. Può essere una cosa buona, sono farmaci abbastanza sicuri che non necessitano del controllo e della responsabilità diretta del sanitario. Più civili ci sembrano la Francia e la Germania quando forniscono gratuitamente alcuni farmaci da banco se prescritti dal medico. In quel modo il medico li rende necessari e li nobilita al ruolo terapeutico.

Fatto sta che, insieme ad altre condizioni che ci rendono un paese nemico del popolo e dei poveri –pensiamo alle bollette delle utenze e alle banche -, questa situazione arcinota da molti anni non vede mai dare uno schiaffo alle lobby ma darlo tutti i giorni ai poveri, vecchi e nuovi, che nella malattia si vedono rapinati in farmacia. A volte pensiamo: chissà cosa ne viene alla politica dalle lobby? Le supposte di Tachipirina gratis? Potrebbe venirne altro, come ci racconta la storia d’Italia.

A questo proposito il farmaco più venduto in Italia, la Tachipirina, per febbre e dolori, fatta col paracetamolo, molecola scoperta nel 1878 e usata in medicina da settantacinque anni, ha fatturato nello scorso anno 309 milioni di euro. È il più venduto su 50 farmaci! Il suo vero costo per gli Italiani potrebbe essere un sesto, cioè 50 milioni e 500mila euro. Per l’ibuprofene (Brufen, Moment e moltissimi altri nomi di fantasia che confondono il consumatore, dissimulando il vero nome del farmaco) arriviamo a sborsare sei volte il prezzo che si paga in Olanda: 29 centesimi contro 5 per una compressa da 200 mg. In sostanza per questo farmaco abbiamo speso 75 milioni euro invece di 12 milioni e 500mila euro.

Riguardo ai farmaci per la diarrea, in Italia una capsula da 2 mg costa in media 83 centesimi contro i 23 della Francia, quindi più del triplo. Pensiamo a chi la diarrea ce l’ha per sempre, a chi soffre di febbri prolungate. Pensiamo a chi necessita delle lacrime artificiali vendute a sette volte il prezzo francese e in quantità, per confezione, minore.

Insomma, in farmacia non si ha tutta la considerazione ed empatia necessaria per chi soffre. Il cittadino sembra un cliente da spennare. In effetti, però, i prezzi non li fa il farmacista ma le aziende. Noi facciamo notare che nell’area etica della medicina, senza uno Stato complice di queste aziende, i sorci ballano e brindano a champagne! Basta dividere il malloppo e lavorare con la scontistica nelle farmacie. Più alto è il costo dei farmaci maggiore il margine per la farmacia. È giusto che ci sia il guadagno ma i farmaci servono per i malati. Quando hanno perso da lustri il brevetto, mi sembra crudele alzare i prezzi senza un corrispettivo valore della sostanza.

Provate con le garze, i cerotti, gli sciroppi per la tosse, i lassativi, i fermenti lattici (che costano un migliaio di volte il loro valore) e vedrete.

Il top della perfidia si raggiunge con i farmaci in fascia C, quella che il nostro povero regime mutualistico da decenni mette a carico dei malati perché non può permetterseli. Per gli avidi speculatori che fingono di far ricerca scientifica, mentre fanno quella del lucro, è stata una festa. Finalmente liberi di far decollare i prezzi di cose che costavano tre-quattromila lire negli anni Ottanta ai dodici-quattordici euro di oggi, adeguare ogni anno i prezzi, inventare nuove confezioni, cambiando nome a cose stranote e vecchie.

Una riflessione dedichiamo a chi ancora legge oltre le dieci righe di un articolo.

Sapete quanto si spende per fare pubblicità ad un farmaco da banco in una TV medio piccola? Centomila euro per due settimane, il doppio in Rai! Chiaramente siamo noi che pagheremo questi costi caricati sul farmaco, poi venduto col 600% di aumento. Preoccupatevi quando vedete campagne martellanti in TV; cercano di aumentare il lucro!

Pensiamo a chi soffre di malattie dermatologiche, vaginali, di cefalea, di malattie degli occhi, tutte affezioni non coperte dal Servizio Sanitario: lasciare cento euro in farmacia è un lampo. E che le farmacie private siano riuscite a diventare presidi e punti di riferimento del Sistema Sanitario Nazionale ci puzza assai di vittoria di lobby fortissime in Parlamento. Si fanno elettrocardiogrammi, piccoli test di laboratorio, prenotazioni di esami e visite. Quasi quasi per assurdo ci si avvia a far diventare il farmacista un medico minore. E i medici veri emigrano all’estero o nel privato. Una meta ambita da lustri ora regalata alla categoria.

E mentre si scarnifica il sistema pubblico, strozzandolo anche negli stipendi per i medici e infermieri, si consegna la nostra salute al privato che si sta già appropriando delle ultime risorse pubbliche e accentra i media per orientare le scelte economiche e politiche del popolo più teledipendente del mondo.

Basta cadere nel gorgo di una malattia importante e ci si ritrova senza gli ultimi risparmi, in mano a strozzini o affini autorizzati o no.

Auguri ai disertori delle cabine elettorali!

Sicuramente avete i cespiti per la sanità privata, ma la realtà vi sorprenderà.

 

L’articolo che avete appena letto è stato scritto dal Medico di Medicina Generale Dino Artale che, insieme al quotidiano La Civetta di Minerva, ci ha gentilmente concesso il permesso di pubblicarlo sulla nostra testata.

 

In copertina: Foto di Myriam Zilles su Unsplash

 

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