La Madonna attribuita a Pietro Novelli, pittore monrealese

Autore:
Mario Guarnera
24/01/2023 - 00:07

La presentazione del libro della dottoressa Giulia Leotta, La Madonna con bambino e san Luigi re di Francia attribuito al pittore monrealese Pietro Novelli, tenutasi a Catania nei locali del Quotidiano di Sicilia, ha posto all’attenzione del pubblico intervenuto non solo l’importanza del quadro del pittore Pietro Novelli, nato nel 1603 a Monreale e scomparso nel 1647 a Palermo, ma anche la situazione di oblio in cui versano numerose testimonianze artistiche del passato.

Il quadro del pittore monrealese, una solenne composizione nella quale san Luigi IX re di Francia (della dinastia capetingia, regnò dal 1226 al 1270 e fu l’unico re francese a essere stato canonizzato) si inginocchia al cospetto della Madonna col Bambino, insieme a un angelo e a due putti, ha sofferto di una errata attribuzione, in quanto per più di un secolo l’opera venne considerata diIgnoto Autore”, malgrado le peculiarità stilistiche riconducibili a Pietro Novelli, esponente di spicco del tardo manierismo all’interno della vita artistica della Sicilia: Novelli venne considerato il Raffaello di Sicilia e anche il Van Dyck siciliano, quindi il pittore era noto per la qualità e raffinatezza della sua produzione artistica. Malgrado ciò, il quadro in questione non venne inserito nei cataloghi ufficiali e rimase in una indeterminatezza che solo di recente è stata risolta.

Ecco dunque come una ricerca sistematica e instancabile abbia saputo fare luce su questa importante opera, e la presentazione è stata una occasione per la dottoressa Giulia Leotta di rievocare le difficoltà incontrate in un percorso di ricerca durato più di un anno e mezzo, al cui termine la studiosa è riuscita a determinare con precisione l’autore e la datazione del dipinto. Infatti, malgrado le peculiarità stilistiche riconducessero l’opera al Seicento, la falsa opinione spostava la datazione addirittura all’Ottocento, segno di una superficialità critica che oggi appare incredibile.

Le conseguenze dell’errore furono gravi: La Madonna con bambino e san Luigi re di Francia faceva parte dei tanti dipinti della collezione Finocchiaro donata alla città di Catania nel 1826, ed essendo il quadro opera di un pittore della Sicilia occidentale quasi sconosciuto nella Sicilia orientale, esso non vide riconosciuta la giusta paternità e di conseguenza subì diverse traversie in quanto venne spostato dal Palazzo degli Elefanti di Catania alle Biblioteche Riunite dell’ex Monastero dei Benedettini, fino a essere riposto negli archivi del Museo Civico del Castello Ursino, quindi al di fuori di ogni visibilità da parte del pubblico proprio a causa dell’anonima attribuzione, tranne che per fugaci periodi. La pubblicazione della dottoressa Leotta permette dunque non solo di salvare un dipinto così caratteristico di Pietro Novelli datandolo al 1633, quindi nel suo periodo più maturo, sintesi degli stili dei Carracci, dello Spagnoletto e di Van Dyck, ma pone anche l’attenzione sulla situazione di degrado in cui versano opere e documenti del passato, trascurati o purtroppo perduti per sempre, una condizione di cui la Sicilia si è trovata a soffrire per la nota arretratezza politica dei secoli trascorsi, rendendo così arduo, ma non impossibile, il lavoro di ricerca degli studiosi, come ha ricordato la dottoressa Leotta riguardo alla presenza di numerose opere ancora in attesa di una corretta attribuzione.

A tal proposito, particolarmente interessante è stata la presenza dello storico Santi Maria Randazzo, autore di numerose pubblicazioni, tra libri e articoli, sulla Sicilia, al punto da essere stimato da molti quale “tutore dell’identità siciliana”: il suo intervento non solo ha inserito Pietro Novelli nel panorama culturale del Seicento, ponendolo tra i protagonisti della vita artistica, apprezzato e ricercato per la sua produzione al punto da ottenere dal senato di Palermo nel 1644 la carica di ingegnere e architetto del regno, ma ha soprattutto ampliato il discorso sulle intricate vicende storiche della Sicilia in un momento di profonda crisi che ne avrebbe decretato il passaggio a Viceregno di Sicilia sotto il controllo degli Aragonesi di Spagna, con tutte le prevedibili conseguenze negative sull’amministrazione pubblica. Lo stesso Pietro Novelli morì durante i moti rivoltosi di Palermo del 22 agosto 1647 contro il malgoverno aragonese, lottando insieme all’amico Giuseppe D’Alesi che, per il suo ruolo primario nella rivolta antispagnola, venne decapitato e la cui testa venne esposta in pubblico in segno di sfregio e deterrenza, anche se, come ha specificato il dottor Randazzo, il bisogno di autonomia politica non spingeva soltanto a lottare contro la pressione fiscale ma esisteva anche un contenzioso tra le città di Messina e Palermo. Il dottor Randazzo ha inoltre ricordato due grandi studiosi della storia siciliana, i professori Santi Correnti e Giuseppe Giarrizzo, sviluppando un discorso di analisi e critica storica in continuità con le ricerche di quegli illustri studiosi.

Moderatrice dell’evento è stata la professoressa Agata Damante, che oltre a introdurre gli argomenti evidenziandone gli aspetti specialistici, vale a dire i processi filologici di individuazione, analisi e corretta attribuzione dell’opera di Pietro Novelli, ha posto in luce le difficoltà in cui gli studiosi si vengono a trovare nel loro quotidiano lavoro, non solo per la rarità di alcuni documenti, ma anche per le lentezze burocratiche che talvolta creano ulteriori problemi a chi decide di dedicarsi con passione a questi impervi studi.

Alla presentazione hanno partecipato le associazioni Lions Club Catania Host e Sikè, con i saluti e ringraziamenti di Claudio Coppola e Simona Oliva, presenze che attestano l’interesse dei giovani studiosi verso i tesori della cultura siciliana, ed è proprio la partecipazione di tanti giovani, tra cui si pone la stessa autrice Giulia Leotta, a riporre speranze nella volontà di concretizzare il più possibile i momenti di diffusione e conoscenza delle produzioni artistiche di ieri e di oggi.

 

In copertina: Un momento della presentazione del libro. Da sinistra a destra: Giulia Leotta, Agata Damante e Santi Maria Randazzo.

 

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