Leonardo Del Vecchio, una storia esemplare da raccontare fino in fondo

Autore:
Federico Bizzini
17/12/2022 - 00:56

Dalla povertà delle case popolari all’orfanotrofio, da una bottega in periferia ad una fabbrica nelle Dolomiti, fino a diventare il numero uno. Il tutto sempre con in testa l’idea fissa di “essere il più bravo”.

Dopo aver per primo setacciato fonti e documenti, incluso il fascicolo presso il collegio Martinitt, parlato con estimatori e detrattori, collaboratori e concorrenti e aver, infine, incontrato lo schivo imprenditore, Tommaso Ebhardt racconta, in una esclusiva e non ufficiale biografia dell’uomo più ricco d’Italia, Leonardo Del Vecchio, patron di Luxottica, scomparso lo scorso giugno lasciando un patrimonio enorme ai suoi eredi.

Quella riportata nel volume di Ebhardt, volume frutto di oltre tre anni di lavoro ed uscito il 27 maggio per Sperling & Kupfer, è una storia avvincente che rappresenta lo spaccato del capitalismo di vecchio stampo, quello fondato sul successo personale assolutamente imprevedibile e frutto delle sole capacità individuali e del talento naturale dell’imprenditore.

Da piccolo non poteva permettersi nemmeno pane e mortadella e la madre gli preparava solo il cavolo bollito. Se si considerano le origini di Del Vecchio, la sua vita ha dell’incredibile perché si tratta di un orfano di padre che la madre, non riuscendolo a mantenere insieme agli altri figli (Leonardo era l’ultimo di quattro fratelli), fu costretta a consegnare ad un orfanotrofio di Milano. Degli anni passati all’orfanotrofio Martinitt, Del Vecchio non si lamenterà mai ed anzi, come ammette lui stesso, è proprio lì che scopre la sua naturale propensione per i lavori di artigianato. L’unico cruccio, dirà sempre, è quello di non sapersi esprimere molto bene dato che, avendo avuto necessità di lavorare, fu costretto ad abbandonare molto presto la scuola.

Inizialmente, Del Vecchio fa il garzone per alcuni incisori dai quali impara i segreti del mestiere. Alcuni piccoli imprenditori iniziano a commissionargli dei lavori da incisore e stampatore. Allora si mette in proprio dedicandosi a piccole parti delle montature degli occhiali. E così entra in contatto con quel mondo che gli cambierà la vita.

Lascia quindi Milano per andare a lavorare in una piccola fabbrica in un paesino del Trentino. Si sposa ed in pochi anni arrivano i primi due figli. Siamo nel 1958, in pieno miracolo economico, e Del Vecchio coltiva il sogno di mettersi in proprio e apre un piccolo laboratorio vicino alla fabbrica dove lavorava, si tratta di uno sgabuzzino dove vale la regola della sua vita di essere sempre il migliore e di ottenere il massimo, non accontentarsi mai, cercare la perfezione e l’eccellenza. Si trasferisce nel Cadore, in provincia di Belluno, dove operano già i grandi del settore degli occhiali, Lozza e Safilo. Il Comune di Agordo si sta spopolando e lancia l’iniziativa di cedere i terreni gratis alle imprese che vorranno trasferirvisi, Del Vecchio coglie subito l’occasione. Entra in società con altre due persone che si rifornivano da lui e lascia loro la parte commerciale tenendo per sé tutta l’attività di produzione. Nasce così la Luxottica. Questo ruolo gli sta però stretto e, quando chiede di potere rilevare le loro quote, gli altri due soci non pensano che abbia la forza di liquidarli. Del Vecchio si rivolge ad un suo facoltoso cliente e, contro ogni previsione, nello studio notarile è in grado di consegnare le somme occorrenti per diventare l’unico socio della ditta da cui parte la grande avventura che lo porterà ad essere il maggiore produttore mondiale di occhiali.

In fabbrica si produce ad un ritmo frenetico e Del Vecchio la mattina carica le montature su un furgone per raggiungere Milano perché le commesse devono essere tutte soddisfatte a qualunque costo. L’azienda si ingrandisce, ma Del Vecchio è sempre presente in fabbrica a controllare la qualità delle montature e le varie fasi della lavorazione. Esigentissimo, ma sempre attento ai rapporti con i dipendenti verso cui ha avuto ogni premura. E ciò accade anche quando dalla Luxottica escono 200.000 paia di occhiali al giorno, in uno stabilimento di 36.000 metri quadrati dove i turni di lavoro sono coordinati con i diversi fusi orari delle località sparse in tutto il mondo in cui hanno sede le attività commerciali dell’azienda. Assume un dipendente al quale affida la parte pratica delle incombenze e che diventerà il suo braccio destro, Luigi Francavilla.

Nel 1960 i dipendenti raggiungono quota cinquanta. Arriva in fabbrica il primo rivenditore di occhiali in America e si compie la prima rivoluzione perché dal fare solo componenti per conto terzi si passa alla produzione dell’occhiale completo.

Negli anni Sessanta gli occhiali da presidio medicale diventano accessorio fashion ed oggetto di culto. Luxottica sbarca alla Fiera di Milano da pesce piccolo rispetto allo spazio occupato dai grandi marchi come Lozza e Safilo, ma propone tutta la sua produzione e lo stand è preso d’assalto dagli acquirenti. Le montature messe in vendite a lire 600 battono tutti i concorrenti con il prezzo che lieviterà continuamente. La produzione passa da 1.000 a 10.000 montature e sbarca sul mercato americano con il più importante rivenditore di occhiali.

Mensa gratuita per i dipendenti, previdenza integrativa ed assistenza sanitaria, tutto viene offerto per la fidelizzazione dei propri lavoratori. Del Vecchio, poi, vuole liberarsi dei grossisti e compie la rivoluzione di un ingresso diretto dell’azienda sul mercato e compra la Scarrone S.p.A., il maggiore distributore di prodotti Luxottica in Italia; sono gli anni in cui l’azienda acquista il primo elicottero ed assume un laureato in Economia e Commercio, quel Francavilla di cui abbiamo già parlato.

Viene comprato per 11 miliardi di lire il primo rivenditore americano di occhiali e la Luxottica diventa la prima azienda statunitense di occhiali. Del Vecchio acquisisce il marchio Armani che gli aprirà prospettive nuove creando una collaborazione fra i due leader estremamente profittevole. Negli anni Novanta la Luxottica viene quotata alla Borsa di New York perché quella di Milano era troppo piccola e provinciale, nel 1989 il ministro Rino Formica pubblica l’elenco dei maggiori evasori e dei maggiori contribuenti suscitando uno scandalo, ma in quell’occasione l’Italia apprende che il più ricco contribuente italiano non è né Agnelli né Berlusconi bensì Del Vecchio.

Nel 1995 Del Vecchio lancia una offerta pubblica d’acquisto della più grande catena di negozi d’ottica d’America. Acquisisce la Ray-Ban con una offerta economica stratosferica offrendo 640 miliardi che è il doppio dell’offerta dei concorrenti dei maggiori marchi della moda. Entra nel mercato cinese con un altro enorme salto di qualità. Nel 2014 Luxottica vende 80 milioni di montature in tutto il mondo, ma Del Vecchio vuole di più e gli manca il colpo finale di diventare leader nelle lenti correttive. In questo campo la migliore fabbrica è la francese Essilor. Del Vecchio vuole esserne il maggiore azionista, ma i francesi non cedono. Poi, viene stipulato un accordo per cui nei primi tre anni l’amministratore delegato viene nominato dai francesi, nei successivi dalla Luxottica: la fusione ha un valore di 50 miliardi di euro. Formalmente è Essilor che incorpora Luxottica, ma in realtà è quest’ultima l’azionista di maggioranza.

Del Vecchio realizza così il suo sogno e diviene il maggiore produttore mondiale di occhiali dai singoli componenti alle lenti ed il nuovo colosso aziendale viene diretto da lui.

Un viaggio meraviglioso che, come sapete, si è concluso lo scorso giugno con la morte di Del Vecchio che, prima di venire a mancare, ha predisposto la divisione dell’immenso patrimonio fra i figli e l’ultima moglie. L’ordine di grandezza è enorme: infatti, oltre a considerare gli immobili, bisogna, ad esempio, tener conto che la sua finanziaria è il maggiore socio privato di Mediobanca ed un importante socio di minoranza delle Generali. Come detto, una storia unica e forse irripetibile.

 

In copertina: Stabilimento Luxottica di Lauriano (TO)

Foto di F. Ceragioli - Opera propria, CC BY-SA 3.0

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