Marzo 1948: alcuni aspetti del dialogo non ufficiale tra il P.C.I. e Salvatore Giuliano

Autore:
Santi Maria Randazzo
17/07/2021 - 04:57

Nel corso di una prima concitata seduta al Senato in data 26 ottobre 1948 si era registrata una vivacissima polemica tra il Ministro dell’Interno Mario Scelba e il senatore del P.C.I. Girolamo Li Causi, a seguito delle affermazioni di Scelba che accusava il P.C.I. ed in particolare il senatore Girolamo Li Causi di connivenza con Salvatore Giuliano e la sua banda; Li Causi, nel definire Scelba uno spudorato mentitore, aveva invitato il Ministro dell’Interno a mostrare le prove di quanto affermato. Scelba aveva risposto a Li Causi nella seduta della Camera dei Deputati del giorno seguente, 27 ottobre 1948, per produrre le prove, consistenti in alcune lettere intercorse fra alcuni esponenti del P.C.I. siciliano e Salvatore Giuliano. Non sappiamo se le lettere prodotte da Scelba alla Camera dei Deputati fossero autentiche o no, sta di fatto che vennero pubblicate su diversi giornali, fra cui il quotidiano La Sicilia, giovedì 28 ottobre 1948; essendo, pertanto, rese pubbliche riportiamo il testo di una di esse, quella scritta da Gaetano Palazzolo (che si firmava Mimmo Vitale) a Salvatore Giuliano, affidando ai lettori la valutazione del contenuto ed il giudizio sulla sua autenticità o meno. Il testo della lettera pubblicata da La Sicilia contiene molti, vari ed evidenti errori che non ho corretto, preferendo riportare integralmente il testo; è il caso, comunque, di evidenziare che dall’esame della lettera sembrano emergere in alcune parti una competenza linguistica che stride con altre parti della stessa che sembrano scritte da un semianalfabeta.

 

Caro Salvatore, le idee dell’uomo sono individuali e non comuni, però rilevando le realtà delle cose possono essere nell’interesse di tutti, io nacqui con sentimenti apertamente estra solo perché dal 1944 ho lottato contro gli agrari sempre nell’interesse del popolo. Lottato mai materialmente ma intellettualmente, fui un membro di quella mafia reazionaria, e dall’epoca che compresi che questa mafia era contro il popolo, cioè contro i poveri, feci battaglia accanita contro i ricchi e contro la mafia reazionaria, di fatto, nell’epoca che cito ’44, ebbi l’occasione di conoscere te, fu proprio ala casa di Bracco. Ammirai il tuo operato quale figlio del popolo lavoratore nel bene, nell’interesse dei poveri. Feci allora propaganda in tuo favore, ti elevai di quello che potetti, sinceramente dicendo di avere nato l’uomo del popolo e con l’aiuto e l’interesse di tutti si avrebbe potuto arrivare ad annientare i signori che tanto ci hanno fatto soffrire. Specialmente a me che conto 41 anni e fui nei tempi del fascismo 10 anni in carciri. Secondo occasione di vederti fu alle case di Gambino quando ti presentasti a mio fratello cercando di fare massa cioè leva sopra la monarchia per proteggere quelle agrarie che ci hanno avvilite, quei signori baroni che in Sicilia sono stati padroni anche delle donne altrui, apertamente fu la risposta, ragione per cui agrarie e monarchici non possono essere affatto nemici di fatti ecco la prova. La Mafia di Cinisi a’ sempre giocato col popolo, e cerca ancora oggi in un’era di luce di fare sorgere la monarchia, di questa mafia, anni fa mia amica, oggi sono addettato al disprezzo e fatto segno a varie fucilate chiamandomi sbirro, oltre ancora mi fecero condannare a 14 anni di reclusione in contumacia, e mi trovo tra le grinfa dei baroni. Quelli che anno protette della polizia e della mafia agraria e reazionaria per amici quella mafia onesta e sincero, quella che difende il popolo, i poveri i derelitti, gi oppresse, consistente nel PCI. Nell’estate scorsa, o seguito il tuo operato, specie con quella lettera al compagno Li Causi Girolamo, di allora che fui messo illibertà ti ho scritato attentamente, o visto che non sei un monarchico, che non sei un reazionario, ma un uomo onesto, vero figlio del popolo e degno del popolo. I personalmente o interceduto nei tuoi riguardi presso il compagno Colajanni, non escluso la forte pressione della compagna Iolanda Varvaro e il compagno Nené Varvaro. Forse tutti ti hanno promesso, ma non ancora con garanzia, solo io tengo il segreto e te lo svelo. Sono contento del tuo operato in Terrasini, sono soddisfatto di vedere un figlio del popolo fra gli uomini onesti. Questo è il mio segreto ricordalo che si avvicina il giorno della battaglia definitiva, ricordati che sei vicino al 18 aprile, giorno di festa e di vittoria per il popolo italiano, giorno di resurrezione e di giustizia per tutti quei poveri che tanto abbiamo sofferto, giorno di pace e di libertà, giorno di luce e di prosperità per tutto il popolo, difatti siamo sicuri di portare vittoria, quale tutti sappiamo che Pescara insegna. Salvatore, non puoi immaginare quale affetto e solidarietà posso avere su te, ti credevo un uomo perduto, oggi vedo con il tuo cambiamento l’uomo salvo, cioè quell’uomo che ho sinceramente stimato con affetto di fratello. Io sono povero, con circa 200 mila lire di debito, non chiedo niente a nessuno ogni tanto la regionale mi fa qualche dono. Io vivo a Palermo, svolgendo la propaganda nell’interesse di tutti i poveri, mia moglie e mia figlia vivono a Terrasini in via Vitt. Emanuele 51. Di rado ci vediamo ti prego di scrivere un biglietto a questo indirizzo per assicurandomi che sei veramente Salvatore G., cerca di rispettare tutti i tuoi specie quelli che sono in carceri, tante anno confessato forse quello che non hanno fatto, vogliate bene lo stesso, perché poverini anno sofferto sotto la pressione della polizia. Io posso considerarle ragione che sono stato seviziato. Di queste canaglie e so quello che fanno. N.B. Sento che sei in compagnia con Giacomino. Debbo dirti che tuo cugino Turi ce’ la pure con me, non per ragione di partito ma per altri fatti, comprendo benissimo che tutto ciò è opera del Patataro Mezzo Cartoccio e Funciazza. Sarebbe necessario che tu ti interessassi con Giacomino finché quelle notizie che diedero a Turi, le ritirano o pure dirle la verità. Io sono innocente di quanto mi vogliono accusare Sig. Papataro non vuole finirla e forse che stia zitto, tutto quello che tu deve fare dirgli a Giacomo di scrivere a suo cugino di chiedere bene informazione e temporaneamente lasciarmi tranquillo, poi parlare con Funciazza e dirgli che quello che egli fece sapere non è giusto perché occorrono le prove. Quinte Peppino affido a te questa situazione delicatissima è fiducioso che al più presto ne’ avrò notizie con buon esito. Giacomo può scrivergli immediatamente finché si viene a una soluzione immediata. Dirgli a Giacomo che non sono quel tale che tante pensano, dirgli che nel mio partito ci sono uomini di cuore, dille che Varvaro è dei nostri che è parecchio che abbiamo parlato anche per loro e che il tempo impara e presto verranno cose belle per tutti. Io personalmente fui da Li Causi esponendo ogni situazione, grante furono le promesse senza interesse ma solo per il bene di tutti vi sono nuovi vie per tutti e per tutte. Dammi risposta al più presto, salutami a Gioa. A te un abbraccio tuo.

Mimmo Vitale

 

Nel suo intervento in Parlamento Li Causi, nel far notare come nessuna delle lettere prodotte era attribuibile a Salvatore Giuliano o a se stesso, mise in evidenza come i risultati elettorali nella zona controllata da Salvatore Giuliano avessero dato la maggioranza assoluta alla Democrazia Cristiana, dimostrassero un collegamento tra il Partito di Scelba ed il bandito. Per dimostrare il proprio non coinvolgimento nei rapporti con Salvatore Giuliano, Li Causi chiese l’istituzione di una commissione d’inchiesta che facesse luce sulle lettere mostrate da Scelba al Parlamento.

 

In copertina: Immagine tratta dal film Salvatore Giuliano (1962) di Francesco Rosi

 

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In questo spazio, “Storie di Sicilia”, ci muoviamo alla velocità del pensiero attraverso il tempo e conosciamo i “Personaggi Illustri” che hanno reso questa terra misteriosa grande e colta nei millenni.
Ricordiamo che cosa “Capitò” in tempi vicini e lontani raccontando le antiche vicende dei suoi primi abitanti e quelle dei tanti conquistatori, che furono poi conquistati, le storie di re e regine, santi e poeti, studiosi e letterati, architetti e artisti, matematici e scienziati, del popolo siciliano così variegato per indole e geni, miscuglio mirabile di tante lingue, culture, tradizioni ed arti lascito delle tante dominazioni che quest'isola ha prima accolto e poi congedato.
Soprattutto, poi, lentamente, con i tempi nostri siciliani, offriamo al lettore “Cunti Fàuli Nueddi”: piccoli racconti e leggende della Sicilia dove è racchiusa tutta la vita antichissima di un popolo con la sua lingua, la sua storia, i suoi costumi, suoi pensieri, le sue aspirazioni e le sue tante e tante illusioni. Nelle novelle popolari siciliane vi sono mille e mille elementi per la interpretazione di fatti storici magari esagerati dalla fantasia popolare; e, nelle favole poetiche fatte da tutto un popolo, vi è maggiore verità che nella loro descrizione scritta da un uomo pur se uno storico.
Queste novelle sono state custodite per tanti secoli dal popolo più umile ed illetterato o, come scrisse Giuseppe Pitrè della sua gente, “confinate nel basso volgo”; ed ora, come 150 anni orsono, quali siciliani, abbiamo il dovere di salvarle dalle nebbie dell’oblìo che minacciano di farle scomparire per sempre dalla memoria del popolo siciliano e dalla sua plurimillenaria coscienza.

Enzo Faraone

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