PC e smartphone, quelli aziendali inquinano il doppio dei Data Center

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Redazione
20/12/2022 - 03:56

The green IT (Information Technology) revolution: A blueprint for CIOs to combat climate change è il titolo di un report assai interessante che, pubblicato lo scorso settembre e curato da McKinsey & Company, prova a comprendere se le emissioni generate dalla tecnologia adottata dalle aziende (PC, smartphone, data center, software, cloud etc.) siano più o meno consistenti.

Si parte da un dato non trascurabile e cioè che la componente tecnologica delle aziende è responsabile dell’emissione di circa 350-400 Mt CO2e (megatoni di gas equivalenti a CO2), pari a circa l’1% delle emissioni totali di gas serra a livello globale – circa la metà di quanto emettono l’aviazione o il trasporto marittimo, e l’equivalente del carbonio totale emesso dall’intero Regno Unito. In sostanza, è bene chiarirlo subito, numeri più alti di quanto comunemente si creda.

Il report, poi, sottolinea che il settore delle comunicazioni, dei media e dei servizi è quello che contribuisce maggiormente alle emissioni di gas serra legate alla tecnologia rispetto agli altri settori. Inoltre, le emissioni maggiori arrivano da fonti inattesecome gli End User Device (i dispositivi degli utenti finali: laptop, tablet, smartphone e stampanti) che generano a livello globale 1,5/2,0 volte più emissioni di carbonio rispetto ai Data Center.

Come spiegare la cosa? Due i motivi principali, secondo gli autori dello studio. Il primo è da ricercare nel fatto che i server sono pochi in confronto all'enorme quantità di dispositivi. Presi uno per uno, laptop e telefoni consumano poco. Ma, cumulati, generano - dalla produzione allo smaltimento - un volume di emissioni notevole.

Il secondo motivo è, invece, legato al fatto che il ciclo di vita dei dispositivi è breve: gli smartphone hanno un ciclo di aggiornamento medio di due anni, i laptop di quattro anni e le stampanti di cinque anni, mentre i server vengono sostituiti in media ogni cinque anni, anche se il 19% delle organizzazioni aspetta più di questo tempo.

Da qui al 2027, le emissioni prodotte dai dispositivi degli utenti finali sono destinate ad aumentare del 12,8% all’anno. Importante, dunque, non sottovalutare il loro impatto evitando di ritardare un possibile cambiamento.

Del resto, non mancano opzioni per ridurre le emissioni, opzioni che abbinano un alto impatto ad un costo relativamente basso. Solitamente un direttore informatico (Chief Information Officer - CIO), cioè colui che è responsabile della gestione strategica dei sistemi informativi, ritiene che, per diventare più green, servano maggiori investimenti per sostituire gli articoli oppure aggiornare le strutture. L’analisi fatta nel report, invece, ribalta il punto di vista e spiega come ottenere notevoli benefici in termini di emissioni di anidride carbonica senza effettuare investimenti significativi e, in alcuni casi, risparmiando addirittura denaro.

Ad esempio, il 50-60% delle emissioni legate agli End User Device può essere affrontato ripensando le modalità di approvvigionamento. I suggerimenti vanno dall’acquisto di dispositivi più ecologici all’acquisto di un minor numero di dispositivi per persona, fino all’estensione del ciclo di vita di ciascun dispositivo.

Altro aspetto non trascurabile: le aziende possono impegnarsi di più nel riciclo dei propri dispositivi (attualmente l’89% delle organizzazioni ricicla meno del 10% del proprio hardware).

Infine, in parallelo, si può migliorare anche la sostenibilità dei propri server. Con una migrazione ponderata ed un utilizzo ottimizzato del cloud, le aziende potrebbero ridurre le emissioni di anidride carbonica dei loro Data Center di oltre il 55% o di circa 40 megatoni di CO2e a livello mondiale, l’equivalente delle emissioni di anidride carbonica della Svizzera.

(Fonte: AGI)

 

Foto di copertina: Pixabay

 

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