SARS-CoV-2, la sua trasmissione legata al gruppo sanguigno

Autore:
Redazione
20/09/2021 - 02:55

Un team del Center for Life Nano&Neuroscience dell’Istituto Italiano di Tecnologia (CLN2S-ITT Roma), guidato dal professor Giancarlo Ruocco, ha sviluppato un modello matematico che supporta l’ipotesi di un legame tra gruppi sanguigni e progressione dell’infezione da SARS-CoV-2.

Il lavoro, pubblicato sulla rivista internazionale PLOS One, dimostra, utilizzando dati pubblici, come in teoria il virus si possa trasmettere più probabilmente tra soggetti che sono compatibili dal punto di vista del gruppo sanguigno.

Per la prima volta questa ipotesi era stata sollevata da Adrien Breiman, Nathalie Ruvën-Clouet e Jacques Le Pendu dell’Università di Nantes (Francia) nel 2020. La teoria del team francese riporta la possibilità che i virus replicandosi all’interno di un ospite sivestanodi molecole di cui sonovestitianche i globuli rossi e altre cellule del nostro corpo. In questo modo, esattamente come succede nelle trasfusioni, se un virus passa ad un individuo non compatibile dal punto di vista dei gruppi sanguigni, il nostro sistema immunitario reagisce attaccando l’intruso e debellando l’infezione sul nascere.

Gli esseri umani sono caratterizzati da quattro principali gruppi sanguigni: 0, A, B, AB. La compatibilità tra i gruppi sanguigni è dovuta alla presenza di antigeni – una sorta di chiave di riconoscimento – che può portare alla produzione di anticorpi specifici e quindi ad una risposta immunitaria nei confronti del sangue non compatibile. I soggetti caratterizzati dal gruppo 0 sono donatori universali, ma non possiedono gli antigeni A e B: pertanto, non possono ricevere sangue da nessuno degli altri tre gruppi sanguigni. D’altra parte chi è AB possiede entrambi gli antigeni ed è ricettore universale, ma può solo donare ad AB. I soggetti con sangue di tipo A e B, invece, non risultano compatibili tra di loro e possono ricevere solo da soggetti dello stesso gruppo o da 0.

Quello che il team di ricercatori IIT ha dimostrato con un modello teorico è che l’infezione da SARS-CoV-2 segue esattamente le stesse regole valide per le compatibilità di sangue, fondamentali per le trasfusioni. Per arrivare a questo risultato i ricercatori hanno utilizzato grandi quantità di dati pubblici sulla distribuzione dei gruppi sanguigni e sull’andamento dell’infezione in settantotto paesi. Inoltre, hanno analizzato ulteriori set di dati provenienti da diversi ospedali nel mondo tra cui la Cina (con tre ospedali di Wuhan), la Turchia, la Danimarca e gli Stati Uniti.

I dati sono stati messi in relazione mediante il modello matematico sviluppato con l’andamento del contagio nelle primissime fasi, prima che ciascun paese iniziasse a contrastare l’infezione con misure preventive quali lockdown, distanziamento fisico e uso di mascherine chirurgiche.

«Questo studio ci ha permesso di supportare un’ipotesi che potrebbe davvero, se verificata, cambiare il modo in cui pensiamo la propagazione dell’infezione; tenendo conto anche del gruppo sanguigno degli individui, potremmo avere uno strumento in più per limitare la diffusione del virus», commenta Giancarlo Ruocco, direttore del Centro IIT di Roma e coordinatore dello studio.

«Quello che emerge da questo modello è che chi ha il sangue appartenente al gruppo AB può essere infettato da qualsiasi individuo mentre chi è 0 può contagiare chiunque senza discriminazione di gruppi sanguigni. Nei paesi, come l’Italia e il Sud America, in cui c’è una prevalenza del gruppo 0, l’infezione, infatti, è stata subito molto veloce rispetto alle nazioni asiatiche, ad esempio, in cui i gruppi sanguigni sono più omogeneamente distribuiti», aggiunge Mattia Miotto, ricercatore IIT e primo autore dello studio.

«Possiamo dire che il nostro lavoro ha confermato statisticamente la validità dell’ipotesi iniziale», sottolinea infine Ruocco. Ora però sarà necessario ottenere verifiche sperimentali, ossia capire se questo meccanismo sia presente anche nei singoli casi, tra singoli gruppi di contagiati.

I risultati di questa ricerca forniscono dunque una solida base teorica per ulteriori sperimentazioni in vitro e in vivo sui meccanismi di trasmissione del virus SARS-CoV-2 e potrebbero fornire, se confermati sperimentalmente, indicazioni specifiche utili per predire l’andamento di un contagio in una popolazione in assenza di misure sanitarie adeguate o a mantenere un distanziamento fisico più efficace, selezionando, ad esempio, i soggetti in base ai gruppi sanguigni nella costituzione di una classe di scuola o nell’organizzazione dei turni sul posto di lavoro in modo da limitare i contatti tra persone i cui gruppi sanguigni siano particolarmenteaffini”.

(Fonte: Ufficio Stampa IIT)

 

Per saperne di più

https://journals.plos.org/plospathogens/article?id=10.1371/journal.ppat.1008556

https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0251535

 

Foto di copertina: Pixabay

 

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