Il cervello può essere un bersaglio del Covid-19

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Redazione
16/02/2021 - 04:59

Il Covid-19 ha effetti anche sul cervello. L’allarme è scattato dopo attenta analisi di oltre trecento studi scientifici che riferiscono di sintomi neurologici collegati all’infezione da SARS-CoV-2: da cefalea e mancanza di olfatto a perdita della memoria, fino ad arrivare a ictus, micro ischemie e in rari casi attacchi epilettici.

Un aspetto, sostiene Giulio Maira, neurochirurgo di fama mondiale, che non deve essere preso sottogamba. Infatti, il Covid-19, pur essendo principalmente una patologia respiratoria, colpisce anche altri organi, tra cui il sistema nervoso.

E del resto la letteratura sull’argomento è in crescita costante e basta spulciare PubMed, motore di ricerca gratuito dedicato alla letteratura scientifica biomedica, per rendersene conto (all’inizio parlavamo appunto di più di trecento pubblicazioni disponibili). Tra i primi ad affrontare la delicata questione un gruppo di medici giapponesi che, come sottolinea Alessandra Serraino, neurochirurga del team del professor Maira, avevano individuato edemi nel cervello di pazienti gravi, dovuti all'infiammazione seguita alla risposta immunitaria al SARS-CoV-2.

Giusto ricordare che il possibile impatto neurologico del Covid-19 era ampiamente ipotizzabile anche solo guardando gli studi su altri coronavirus. La SARS, ad esempio, apprendiamo da un pezzo pubblicato sulla versione online di Nature, ha mostrato di essere in grado di attaccare il cervello nello 0,04% dei casi e la MERS nello 0,2%. Si tratta di percentuali apparentemente irrisorie, ma, riferendole all’attuale pandemia e considerando l'elevatissimo numero di contagi da SARS-CoV-2, potrebbero rappresentare un numero notevole di casi.

Lo stesso Giulio Maira precisa che le evidenze scientifiche «mostrano che il Covid ha un effetto significativo sul sistema nervoso: a partire da uno dei sintomi più comuni, la perdita dell'olfatto che interessa circa l'80% dei pazienti ed è collegata ad un'infiammazione del nervo olfattivo. Molto frequente è anche il mal di testa, riportato da circa il 15%, ma anche i disturbi della memoria interessano una quota non irrilevante di pazienti e permangono per un certo lasso di tempo anche dopo la negativizzazione al tampone».

Riguardano, invece, il 2,8% dei pazienti ricoverati in terapia intensiva effetti più gravi, come disturbi cerebrovascolari ed ictus ischemici, che sono dovuti ad una eccessiva infiammazione e alla conseguente ipercoagulazione del sangue indotta proprio dall'infiammazione. Possono anche verificarsi «emorragie cerebrali secondarie all'infezione e collegate all'aumento dell'ipertensione, causata da una disfunzione dei recettori ACE2. E ancora, vi sono casi, anche se meno frequenti, di disturbi del sistema nervoso periferico causati da una demielinizzazione dei neuroni, simile a quella che si verifica con la sclerosi multipla», aggiunge l’esperto.

La letteratura scientifica ha riportato persino «forme di epilessia in persone che non ne avevano mai sofferto e perdita della memoria collegata a micro ischemie nella zona dell'ippocampo». In Inghilterra, poi, uno studio condotto su 125 soggetti con Covid e sintomi neurologici ha evidenziato casi di stato confusionale e una decina di casi di psicosi, soprattutto in persone già psicologicamente fragili.

In conclusione, è fondamentale individuare il meccanismo d’azione di questo attacco al sistema nervoso. «Una delle ipotesi più consistenti è che i sintomi neurologici siano una risposta secondaria, non dovuta all'ingresso del virus nel cervello, ma alle conseguenze dello stato infiammatorio causato dall'infezione. Questi sintomi non sappiamo quanto durino, ma sono stati descritti anche a distanza di tempo dalla scomparsa del virus dall'organismo. Una risonanza magnetica cerebrale permette di capire la situazione ed i farmaci da assumere. L'invito ai medici è a porre molta attenzione a questi sintomi», conclude Giulio Maira.

(Fonte: ANSA - Foto di copertina: Pixabay)

 

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