“My body, my rights”: una riflessione sull'8 marzo

CATANIA – La Giornata Internazionale della Donna, celebrata ieri, 8 marzo, in tutto il Mondo ha avuto la sua consona vetrina grazie ad eventi e mobilitazioni globali. Il tema della centralità della donna, delle sue lotte, delle grandi conquiste ottenute e delle attuali, persistenti condizioni di discriminazione sono state oggetto di un pregevole incontro multi-prospettive a Catania, organizzato dalla Rete Comunale delle Associazioni dell'Assessorato al Welfare del Comune etneo con la partecipazione di A.D.A.S. Onlus Associazione per la Difesa dell'Ambiente e della Salute, Amnesty International, Angolo in Sicilia e Labirinto a Colori.
E' stato un momento di vivace confronto, grazie ad un parterre di relatori di assoluto pregio: il tavolo dei lavori ha visto gli interventi di Marisa Falcone, presidente e fondatrice di A.D.A.S., Antonietta Petrosino, responsabile del Gruppo Italia 72 di Amnesty International, Rita Calderone dell'associazione Labirinto a Colori e Graziella Sofia di Angolo in Sicilia.
A introdurre e moderare l'incontro è stata Elisabetta Vanin, consigliere comunale, mentre la voce di Ersilia Saverino, attrice e consigliere comunale, ha inframezzato gli interventi interpretando letture a tema, con l'ausilio dei giovani musicisti dell'Accademia Musicale.
Dopo i saluti delle Autorità, nella suggestiva location della Sala delle Armi di Castello Ursino, ha preso il via il tavolo dei lavori che ha consentito di sviscerare il tema focale della donna attraverso una molteplicità di prospettive d'indagine che è il marchio di fabbrica degli attivisti delle associazioni presenti.
Antonietta Petrosino ha presentato la campagna di Amnesty International “Mai più spose bambine” che intende combattere la barbara tradizione che impone i matrimoni a migliaia di bambine nel Mondo; in Burkina Faso, in Africa, i matrimoni forzati sono un fenomeno estremamente diffuso, soprattutto nelle aree rurali. Nonostante siano vietati dalla legge, le autorità non fanno abbastanza per fermarli.
Di questa realtà ha trattato la responsabile dell'articolazione territoriale catanese di Amnesty: “E' stata svolta dagli attivisti del gruppo locale di Amnesty una importante attività di sensibilizzazione sulla campagna globale contro i matrimoni precoci nel Burkina Faso, il cui simbolo, gli origami, verranno raccolti in tutte le città italiane e consegnate all’Ambasciata dello Stato africano fino a maggio. Sono grata a tutti per avere dato bellezza ed armonia ad un momento di incontro fra soggetti che si impegnano quotidianamente e in modo diverso all’interno del territorio nel mondo del volontariato. Con la speranza che sia l’inizio di un cammino che Amnesty International con le sue campagne internazionali possa riuscire a condividere con le altre realtà presenti sul territorio”.
Marisa Falcone, presidente e fondatrice di A.D.A.S., Associazione per la Difesa dell'Ambiente e della Salute Onlus, ha focalizzato il suo intervento sul delicato tema “Sanità a misura delle donne?”.
“L'espressione 'Pari Opportunità' non riguarda solo la parità politica e sociale tra i generi – ha dichiarato Marisa Falcone - ma va estesa ai vari ambiti della vita affinché venga rimossa ogni forma di discriminazione. Il nostro sistema sociale ancora oggi non è stato in grado di assumere un'ottica di genere perpetuando così le diseguaglianze. In quest'ottica anche la Sanità è chiamata a rimettersi in discussione: la medicina di genere è l'unica via possibile per garantire la appropriatezza delle cure. La scarsa attenzione prestata nei confronti delle differenze biologiche e sociali ha condotto ad un paradosso ignorato dai più: le donne vivono più a lungo degli uomini, si ammalano più degli uomini, usano i servizi sanitari più degli uomini e trascorrono lunghi anni di vita in cattiva salute ma ricevono meno attenzioni dal mondo della ricerca medica.
I percorsi diagnostici sono arida
mente costruiti sull'organismo maschile – continua la presidente di A.D.A.S. - con evidenti difficoltà pratiche che rallentano l'accertamento delle patologie nell'organismo femminile. Le donne sono le maggiori consumatrici di farmaci ma la sperimentazione dei farmaci viene condotta soprattutto su uomini, così la risposta alle terapie farmacologiche nell'organismo femminile rimane una incognita che verrà sciolta solo dopo la assunzione del farmaco già in commercio e ciò con la consapevolezza, da parte del mondo della medicina, che sono soprattutto le donne a manifestare reazioni avverse ai farmaci”.
Graziella Sofia (Angolo in Sicilia) ha portato la testimonianza di una giovane donna operata di carcinoma ovarico, nell'intervento che ha avuto per topic “La sessualità nel tumore”: “La diagnosi di cancro non corrisponde più ad una condanna a morte: di cancro si vive e la vita bisogna viverla 'nel benessere' e la salute sessuale contribuisce a crearlo nella persona. Purtroppo i nostri oncologi non si curano molto della persona ma principalmente della malattia. I diritti sessuali sono parte essenziale dei diritti umani fondamentali e pertanto sono da considerarsi quali inalienabili ed universali e devono essere rispettati, protetti e realizzati”.
Articolato l'aspetto analizzato da Rita Calderone (Labirinto a Colori) che ha posto l'accento su diritti umani e discriminazione, in un Mondo in cui, purtroppo, identità e dignità vengono continuamente calpestati anche in situazioni di malattia e disagio.
Della valorizzazione del ruolo delle donne ha parlato infine l'Assessore al Welfare Angelo Villari, presente all'incontrom che ha concluso l'evento soffermandosi sull'importanza del rispetto delle pari opportunità e su quanta strada ci sia ancora da fare, specificando come la donna non debba essere costretta ad omologarsi agli standard maschili; ad intervenire anche Susanna Nania in rappresentanza dell'Unione italiana ciechi e ipovedenti, la quale ha sottolineato quanto la disabilità sia un valore sociale indispensabile.
L'evento, apprezzato dal pubblico in sala, ha sortito l'effetto sperato, ovvero fungere da sprone per una consapevolezza sempre maggiore rispetto ad una realtà che non è “altra” rispetto alla quotidianità ma ne è parte integrante. Cosa resta di questa Giornata Internazionale della Donna, una volte terminate le giuste celebrazioni?
Ci sembra appropriato mutuare le parole di Marisa Falcone, lasciandole come finale aperto ad una narrazione collettiva che ci deve vedere tutti autori, come società, del cambiamento: “La violenza e i maltrattamenti sulle donne e le loro conseguenze sono stati ignorati dalla società e di conseguenza dai servizi sanitari, e continuano ancora a non ricevere adeguata attenzione. E’ tempo che la società e il mondo della sanità si responsabilizzino, le cicatrici emotive sono più profonde di quelle fisiche, procurano dolore intenso e risultano più difficili da guarire. Le loro conseguenze si ripercuotono nei rapporti quotidiani perché segnano chi le porta e non consentono di interagire serenamente con la realtà circostante”.
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