Acquistare o vendere oggetti di seconda mano significa risparmiare milioni di tonnellate di anidride carbonica

Autore:
Redazione
02/07/2021 - 05:51

Vendere oppure acquistare oggetti di seconda mano permette di risparmiare tonnellate di anidride carbonica e materie prime. Si tratta del Second Hand Effect che una ricerca condotta dall'Istituto Svedese di Ricerca Ambientale (IVL) per conto di Subito, popolarissimo portale di annunci con oltre 13 milioni di utenti unici mensili, ha permesso di quantificare. Ed i risultati raggiunti sono stati a dir poco lusinghieri.

Del resto, quando vendiamo un oggetto usato evitiamo che quel bene finisca in discarica, in attesa di essere smaltito, mentre quando l’usato lo acquistiamo evitiamo la produzione del corrispondente bene nuovo. Nel 2020 su Subito sono stati venduti oltre 26 milioni di oggetti che hanno portato ad un risparmio di 5,4 milioni di tonnellate di CO2. Un dato che corrisponde all'azzeramento dell'impatto ambientale di 740.000 italiani oppure, se preferite, al blocco totale del traffico di una città come Roma per 16 mesi.

La regione più virtuosa è stata la Campania con 846.650 tonnellate di CO2 risparmiate. Poi, la Lombardia (724.276), il Lazio (567.108), il Veneto (489.550), la Sicilia (474.427) e la Puglia (434.797).

Per quanto riguarda le materie prime è stato calcolato che si sono risparmiate 310.000 tonnellate di plastica (quella che servirebbe per produrre 44 miliardi di sacchetti di plastica), 2 milioni di tonnellate di acciaio e 197.000 tonnellate di alluminio (un quantitativo con cui si potrebbero produrre 13 miliardi di lattine di bibite).

Ma in che modo sono stati elaborati i dati di impatto ambientale relativi all’estrazione, alla produzione e al processo di smaltimento dei materiali? L’Istituto Svedese di Ricerca Ambientale ha creato una partizione dei materiali basata sulla composizione media degli oggetti presenti nelle diverse categorie del sito di annunci. Ad esempio, in un divano mediamente abbiamo: 30% legno, 11% acciaio, 18% polipropilene, 20% poliuretano, 10% poliestere, 7% cotone, 3% pelle, 1% lana. Per ogni bene è stato poi calcolato l’impatto ambientale derivante dall’estrazione della materia prima, dalla lavorazione dei materiali di cui è composto e dal processo di dismissione. Infine, il totale è stato comparato in chilogrammi equivalenti di diossido di carbonio (CO2 equivalent).

Andando, invece, a vedere nello specifico quali benefici si ottengono acquistando determinati prodotti, possiamo dirvi che la categoria Casa&Persona, che comprende anche l'abbigliamento, ha permesso il risparmio di 461.517 tonnellate di anidride carbonica. Prendendo in considerazione proprio Abbigliamento e Accessori, si calcola che, grazie alla compravendita di oltre un milione di articoli, nel 2020 sono state risparmiate quasi 8.000 tonnellate di CO2.

Ad ogni capo di abbigliamento si può attribuire un “peso” in termini di emissioni, ma quanta anidride carbonica si risparmia comprando, ad esempio, un paio di scarpe usate? Secondo la ricerca, la risposta è 19 chilogrammi. Riuscire a comprare un bomber usato significa non immettere nell'ambiente 13 chilogrammi di CO2. Con un paio di pantaloni, come gli ormai famosi Chinos, evitiamo 13 chilogrammi di CO2. Se decidiamo l’acquisto di un pantalone Denim 5 tasche, arriviamo a ben 33,4 chilogrammi. Infine, con una gonna oppure con una t-shirt risparmiamo 2 chilogrammi, che sembrano pochi, ma, se moltiplicate il numero di t-shirt o gonne mediamente presenti in un guardaroba, in realtà possono fare la differenza.

(Fonte: ANSA/Subito)

 

In copertina: Foto di Priscilla Du Preez on Unsplash

 

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