Palermo, i bellissimi spazi di Villa Malfitano e Villa Trabia si popolano delle sculture firmate Cracking Art

Chiocciole, conigli, gatti, rondini, elefanti, tartarughe e pinguini.
Sono oltre quaranta le maxisculture dalle dimensioni più svariate pronte ad invadere due spazi iconici della città di Palermo: dal 10 maggio al 10 luglio 2022, arriva nel capoluogo siciliano Cracking Art, uno dei fenomeni d’arte contemporanea più conosciuti al mondo, con la mostra Stories.
La natura nella Natura; una nuova vita e una nuova atmosfera si impossessano del verde palermitano attraverso l’apparizione di creature sorprendenti in plastica rigenerata, con una mostra “diffusa” che prende dimora proprio nei lussureggianti e storici giardini di Villa Malfitano (in via Dante, 167) e Villa Trabia (in via Antonio Salinas, 3).
Un’invasione di sculture “sostenibili”, creature in dialogo con lo spazio urbano, prendono dunque possesso del luogo con lo spirito leggero e favolistico di un gioco meraviglioso.
La mostra, con il patrocinio del Comune di Palermo, promossa dalla Fondazione Terzo Pilastro - Internazionale per volontà del suo presidente, Emmanuele Francesco Maria Emanuele, realizzata dalla Fondazione Cultura e Arte con il supporto organizzativo di Comediarting e Arthemisia, in collaborazione con la Fondazione G. Whitaker, è curata dal collettivo Cracking Art ed è pensata e voluta gratuita e all’aperto, affinché possa essere alla portata di tutti, non solo in termini di accessibilità ma anche perché possa essere interiorizzata stimolando le reazioni e l’attenzione del singolo e - allo stesso tempo - della collettività verso importanti tematiche di interesse sociale.
IL COLLETTIVO CRACKING ART
Il movimento Cracking Art nasce nel 1993 con l’obiettivo di cambiare radicalmente la storia dell’arte attraverso un forte impegno sociale e ambientale che, unito all’utilizzo rivoluzionario dei materiali plastici, mette in evidenza il rapporto sempre più stretto tra vita naturale e realtà artificiale.
Il termine Cracking Art deriva dal verbo inglese “to crack”, che descrive l’atto di incrinarsi, spezzarsi, rompersi, cedere, crollare. Con il nome di cracking catalitico è anche chiamata la reazione chimica che trasforma il petrolio grezzo in plastica: per gli artisti è questo il momento in cui il naturale permuta in artificiale, l’organico in sintetico, ed è tale processo che essi intendono rappresentare attraverso la loro arte.
Rigenerare la plastica significa sottrarla alla distruzione tossica e devastante per l’ambiente donandole nuova vita, farne delle opere d’arte significa comunicare attraverso un linguaggio estetico innovativo esprimendo una particolare sensibilità nei confronti della natura.
Oltre alle tre partecipazioni ufficiali alla Biennale di Venezia (2001, 2011 e 2013), tra le mostre e installazioni più recenti si segnalano: Natura Indomita (2020), a Teramo; En Plein Air (2020), a San Benedetto del Tronto; Wild Rising (2019), presso il Desert Botanical Garden di Phoenix, Arizona (USA); Spectaculars Creatures (2018), presso IMA Indianapolis Museum of Art – Indianapolis (USA); BarocCracking (2018), presso Palazzo Leoni Montanari – Gallerie d’Italia, Vicenza (Italia).
Per saperne di più
www.fondazioneterzopilastrointernazionale.it
In copertina: Cracking Art
Newfields, Indianapolis | USA 2018
Crediti fotografici Cracking Art
Immagini all’interno dell’articolo:
1) Cracking Art
Cleveland | USA 2016
Crediti fotografici Cracking Art
2) Cracking Art
49° Biennale di Venezia | Italia 2001
Crediti fotografici Cracking Art
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