Dalla variante Omicron ai richiami del vaccino: le ultime sul Covid-19

Autore:
Redazione
11/01/2022 - 06:11

Covid-19, pandemia, varianti e, soprattutto, vaccini. Possono probabilmente bastare queste parole per raccontare il virus che, ormai da quasi due anni, flagella le nostre vite e che, giorno dopo giorno, ci accompagna con continui colpi di scena che alimentano le nostre paure e fanno sorgere mille dubbi e domande sul quando si potrà scrivere la parola fine di questo incubo.

Come sapete, l’arma principale nella lotta al virus è stata finora quella della vaccinazione, secondo gli esperti unica soluzione che, priva di reali alternative (le cure, lasciate in ogni caso sempre sullo sfondo, possono al momento essere complementari e non proponibili al posto dei vaccini), stando ai dati ne ha ridimensionato la letalità.

Tutto risolto? Purtroppo no, perché nel momento in cui tutto sembra sotto controllo ecco arrivare nuove varianti del virus che, come nel caso di Omicron, si sono rivelate più contagiose, anche se per fortuna meno letali.

In tal senso, buone notizie arrivano dal Sudafrica dove i medici di una delle città in cui Omicron è stato identificato per la prima volta affermano che l'impennata causata dalla nuova variante è stata contrassegnata da una malattia meno grave rispetto alle prime ondate di pandemia e ci sono chiari segnali che i tassi di ricovero ospedaliero e di casi potrebbero diminuire nelle prossime settimane.

Allo Steve Biko Academic Hospital di Pretoria, i medici hanno confrontato 466 pazienti infetti ricoverati da metà novembre 2021 con 3.976 pazienti ricoverati prima di allora. Il tasso di mortalità durante l'impennata di Omicron è stato del 4,5%, rispetto al 21,3% nel periodo precedente, si legge nell'International Journal of Infectious Diseases, citato dall’agenzia di stampa Reuters.

I pazienti con Omicron sono stati dimessi dopo una media di 4 giorni, rispetto agli 8,8 giorni necessari per quelli con altre varianti. Al culmine dell'ondata di Omicron, il numero di letti occupati da persone infette era la metà di quello del periodo precedente e il 63% dei pazienti di Omicron è stato ricoverato in ospedale per altri motivi, con il virus rilevato solo dai test obbligatori.

«L'epidemia di Omicron si è diffusa e si è ridotta con una velocità senza precedenti, raggiungendo il picco entro quattro settimane», sostengono i ricercatori che hanno sottolineato come i risultati possano variare in paesi con caratteristiche della popolazione e livelli di immunità diversi da infezioni e vaccinazioni. Ma se il modello osservato in Sudafrica «continua e si ripete a livello globale, Omicron potrebbe essere un presagio della fine della fase epidemica della crisi».

A sostegno di questa possibilità arrivano anche le parole del direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano, Giuseppe Remuzzi, che ha detto come in un certo senso siano al momento due le pandemie contemporaneamente in corso in Italia: una è quella preesistente causata dalla variante Delta e l’altra è quella più recente sostenuta dalla variante Omicron. «Se quest’ultima riuscirà a prendere il sopravvento sulla prima, forse riusciremo a vedere la discesa della curva epidemica nel giro di qualche settimana», ha sottolineato l’esperto che ha aggiunto: «Mi aspettavo che il virus sarebbe diventato progressivamente meno aggressivo e meno capace di aggredire i polmoni, secondo quella che è la naturale evoluzione dei virus, che nel giro di molti anni tendono a diventare meno letali, ma che questa variante fosse in grado di diffondersi tanto rapidamente non me l’aspettavo. Non è detto che sia una cosa negativa».

Si stanno ancora studiando i dati, ma, secondo Remuzzi, ci sono elementi per ritenere che «le persone ricoverate in terapie intensiva in questo momento siano quelle che hanno contratto la variante Delta». Ci si trova così di fronte ad una sorta di gara e, guardando al futuro, il timore è che «Omicron non riesca a contagiare un grandissimo numero persone, vicino al 95%, prima che la Delta continui lungo la sua strada». Se infatti le due varianti dovessero coesistere, «questo potrebbe rappresentare un problema ulteriore, ci sarebbero delle preoccupazioni in più. Se invece Omicron riuscisse a sopraffare Delta, dal momento che è abbastanza chiaro che la malattia che provoca è meno severa, soprattutto per quanto riguarda l'interessamento polmonare, allora forse riusciamo a vedere la discesa della curva nel giro di qualche settimana».

Tuttavia, conclude Remuzzi, non è facile fare previsioni perché altre varianti possono venire fuori (nelle ultime ore, ad esempio, si è parlato molto della variante Deltacron che però è molto probabilmente il risultato di una contaminazione avvenuta nel laboratorio di Cipro dove è stata scoperta e non una nuova, preoccupante, variante) e «la situazione da un momento all'altro può complicarsi, ma credo che qualche motivo di speranza ci sia».

Ciò detto come dovrà proseguire la campagna vaccinale, anche considerando che siamo in una fase in cui abbiamo una variante come Omicron che si espande rapidamente ed appare meno letale?

Secondo alcuni esperti contattati dal New York Times, se la somministrazione di una quarta dose del vaccino contro il Covid-19 ai soggetti ad alto rischio è utile, sottoporre l'intera popolazione ad un richiamo ogni pochi mesi non è realistico e ha poco senso dal punto di vista scientifico.

«Non è raro somministrare vaccini periodicamente, ma ci sono strade migliori rispetto a quella di fare richiami ogni sei mesi», afferma Akiko Iwasaki, immunologa dell'Università di Yale. Prima di tutto, osserva il New York Times, in assenza di un obbligo, appare difficile persuadere i cittadini a scoprire il braccio ogni pochi mesi. Del resto, se il 73% degli adulti americani ha concluso il ciclo vaccinale, appena un terzo ha optato per un richiamo. «Non appare di sicuro una strategia sostenibile nel lungo periodo», commenta Deepta Bhattacharya, immunologa dell'Università dell'Arizona.

Inoltre, non sono disponibili al momento dati a sostegno dell'utilità di una quarta dose per persone non immunodepresse. Nell'attuale fase di rapida diffusione della variante Omicron del nuovo coronavirus, una campagna di richiami può aiutare ad alleviare la pressione sul sistema ospedaliero ma l'incremento dell'immunità è comunque transitorio, avverte il New York Times, tanto che alcuni studi preliminari mostrano un decremento del numero di anticorpi già alcune settimane dopo la terza dose.

Va anche sottolineato che Omicron appare in grado di aggirare le difese immunitarie anche al picco della protezione. «Anche con quei livelli di anticorpi, è molto difficile fermare il virus per un tempo prolungato», afferma Shane Crotty, virologo del La Jolla Institute for Immunology, in California. La situazione adesso è differente e «forse un vaccino specifico per la variante Omicron farebbe un lavoro migliore», aggiunge l’esperto.

«Non ha senso continuare a somministrare richiami per un ceppo che se ne è già andato», dichiara Ali Ellebedy, immunologo dell’Università Washington a St. Louis. «Se hai intenzione di fare un’altra dose dopo la terza, aspetterei decisamente l'arrivo di un vaccino specifico per la Omicron».

Gli esperti puntano poi sui trattamenti che potranno essere disponibili nel prossimo futuro, come i vaccini nasali o orali.

Nella lotta contro altri patogeni, in vari casi aumentare l'intervallo tra le dosi si era rivelato più utile al rafforzamento dell'immunità. Alcuni esperti erano addirittura, in un primo momento, contrari del tutto all'ipotesi di un richiamo poiché la campagna vaccinale originale era apparsa sufficiente a evitare i ricoveri per la maggior parte della popolazione. «Omicron mi ha fatto cambiare idea», spiega Scott Hensley, immunologo dell'Università della Pennsylvania che rimane però contrario a una quarta dose, sul modello israeliano, in quanto altre componenti del settore immunitario, come le cellule T e le cellule B, si mantengono stabili forse anche solo con due dosi e, sebbene non siano in grado di prevenire l'infezione, diminuiscono la gravità dei sintomi e, di conseguenza, le probabilità di finire in ospedale.

«Le persone vaccinate stanno andando davvero bene in termini di ricoveri», osserva Michel Nussenzweig, immunologo della Rockefeller University di New York. La variante Omicron ha cambiato le carte in tavola e ha fatto comprendere che cercare di impedire il contagio è una causa persa. Se i vaccini impediscono l'infezione e la diffusione del virus, i normali richiami potrebbero avere senso. «Ma con Omicron che senso ha?», ha concluso il dottor Nussenzweig. «La questione essenziale è tenere le persone fuori dall'ospedale».

Un pensiero simile arriva anche dall’immunologo della Casa Bianca, Anthony Fauci, che pare ormai persuaso che la priorità non sia più impedire le infezioni sintomatiche, ma limitare i ricoveri.

«La nuova normalità potrebbe quindi prevedere, come per l'influenza, la somministrazione di una dose ai soggetti vulnerabili prima dell'inizio della stagione invernale», spiega ancora Hensley. E sono proprio le campagne vaccinali per l'influenza ad aver mostrato che un'immunizzazione troppo frequente mostra benefici sempre minori. Alcuni esperti hanno sollevato preoccupazioni sul fatto che ricevere troppo spesso i booster potrebbe persino essere dannoso. In teoria, ci sono due modi in cui la cosa potrebbe ritorcersi contro. Nel primo il sistema immunitario è esaurito da una stimolazione continua e smette di rispondere ai vaccini contro il coronavirus. Nel secondo caso si potrebbe avere il cosiddettopeccato antigenico originale”. In questa prospettiva, la risposta del sistema immunitario è adattata alla prima versione del virus e le sue risposte alle varianti successive sono molto meno potenti. A tal proposito non va scordato che Omicron è abbastanza diverso dalle varianti precedenti e che gli anticorpi prodotti per la versione originale del virus faticano a riconoscere quest’ultima versione.

In conclusione, bisogna decidere quale sia la strada migliore da seguire e di conseguenza l’obiettivo da raggiungere: arginare i contagi o semplicemente limitare i ricoveri. Sono due obiettivi differenti che richiedono approcci diversi e, pertanto, dovrà presto essere fatta una scelta netta che sgombri il campo da qualsiasi equivoco.

(Fonti: AGI - ANSA - New York Times)

 

Foto di copertina: Pixabay

 

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