Francia: querce secolari per ricostruire Notre-Dame, un cattivo esempio da non seguire

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Redazione
11/04/2021 - 05:10

Capolavoro dell’architettura gotica e simbolo della cristianità, la Cattedrale di Notre-Dame a Parigi, oltre ad essere il monumento più visitato in Francia, è uno di quei luoghi che possono giustamente dirsi Patrimonio di tutta l’Umanità.

Del resto, pure coloro che non hanno mai avuto la fortuna di visitarla, grazie anche ad un’opera immortale come il romanzo storico Nostra Signora di Parigi di Victor Hugo e ai tanti film che ne sono stati tratti (ricordiamo solo il Notre Dame datato 1939 e diretto da William Dieterle con Charles Laughton nel ruolo di Quasimodo e Maureen O’Hara in quelli di Esmeralda), ne subiscono il fascino e hanno probabilmente provato una fitta al cuore quando, il 15 aprile 2019, un incendio ha danneggiato gravemente l’edificio provocando il crollo del tetto (con copertura in tegole di piombo terminata nel 1326, e intelaiatura lignea risalente prevalentemente al 1220-1240 e ricostruita nel XIX secolo nell’area del transetto) e della flèche (ricostruzione neogotica realizzata nel 1858-59 su disegno dell’architetto Eugène Violet-le-Duc in sostituzione di quella originaria duecentesca, demolita nel corso della Rivoluzione francese).

Dopo il tragico evento il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, aveva promesso una ricostruzione particolarmente rapida e, al netto dei problemi causati dalla pandemia, si spera di riuscire a farcela entro la fine del 2024.

Ci ha però recentemente colpito una notizia: verranno usati circa 1.500 alberi antichi, tra 150 e 200 anni d’età, equivalenti a 2.000 m2 di legno, per ridare nuova vita al tetto e alla guglia della Cattedrale (nelle ultime settimane esperti hanno setacciato le foreste per reperire querce secolari da utilizzare per tirare su una nuova struttura e una nuova flèche identica a quella realizzata nel 1858-59). Ci ha colpito perché, pur comprendendo il legittimo desiderio di riportare il monumento ad una condizione che sia il più possibile simile a quella precedente l’incendio, non siamo sicuri che servirsi di querce secolari sia una scelta giusta. Anzi, in questo preciso momento storico in cui tanto si parla di deforestazione e dei problemi ad essa collegati e in cui i cambiamenti climatici stanno rendendo gli ecosistemi sempre più fragili, sembra proprio un cattivo esempio da dare al mondo. Tanto più che parliamo di alberi vecchi di secoli che, probabilmente, andrebbero protetti ad ogni costo.

Non va trascurato che, fin dall’inizio, l’importante cantiere di Notre-Dame è stato oggetto di un dibattito acceso sulle tecniche da mettere in campo e sullo stile da scegliere. Le autorità transalpine alla fine hanno escluso l’ipotesi di unintervento contemporaneoed hanno appunto optato per una ricostruzione identica all’originale. Ed ecco che, nonostante le perplessità degli ambientalisti, si è celebrata la caccia ad un numero sufficiente di alberi secolari aventi le seguenti caratteristiche: un diametro di 50-90 centimetri ed un'altezza compresa tra 8 e 14 metri. In realtà, una caccia che non ha incontrato particolari resistenze dato che un po’ tutti i francesi si sono sentiti onorati, ed orgogliosi, di poter contribuire alla rinascita di Notre-Dame.

Per farvi capire l’enormità della cosa, vi diciamo che il tetto della Cattedrale aveva così tante travi di legno da essere addirittura chiamato laforêt”, cioè la foresta (il supporto del tetto di Notre-Dame comprendeva venticinque strutture triangolari alte 10 metri e larghe 14 metri alla base, poste sopra le volte in pietra della navata).

Detto che, nel momento in cui vi stiamo scrivendo, sia la ricerca degli esemplari, provenienti in pratica da tutte le regioni della Francia, che il loro abbattimento sono già stati eseguiti (questo perché le piante da cui si ricava legname da costruzione vanno tagliate nel periodo di riposo del ciclo vegetativo, quindi tra l’autunno e la primavera, in modo da evitare che, con l’arrivo di temperature più miti, la linfa aumenti all'interno dell’albero rendendo il legno più umido), sottolineiamo che i tronchi saranno lasciati asciugare, prima di essere tagliati in travi, per un massimo di 18 mesi. Tempi lunghi che rischiano di ritardare i lavori di ricostruzione (la ripresa, dopo uno stop causato prima dalle polveri di piombo rilasciate nell’atmosfera a causa dell’incendio e poi dalla pandemia, è prevista per l’inizio del 2022).

Ritornando, infine, alla questione dell’abbattimento delle querce secolari, se è vero che ogni giorno si tagliano migliaia di alberi per soddisfare i nostri bisogni (e anche su questo, in realtà, dovremmo forse fare più di una riflessione), è altrettanto vero che in questa occasione si è andato a toccare un patrimonio prezioso e di non facile reperibilità, come conferma anche la responsabile dell’Ufficio Nazionale delle Foreste (Office National des Forêts - ONF), Dominique de Villebonne, in una sua dichiarazione al quotidiano Le Parisien: «Si tratta di un patrimonio forestale antico, non alberi di 20 anni, ma quelli molto vecchi, comprese le piantagioni ordinate da ex re per costruire navi e garantire la grandezza della flotta francese». E qui non sarebbe sbagliato parlare di danno ambientale, tanto più che non si capisce, non soltanto in riferimento a Notre-Dame, ma più in generale nel caso di restauri e recuperi di edifici storici, il perché si debbano per forza adoperare legni antichi quando non mancano le alternative in fatto di materiali.

In ogni caso, a coloro i quali temono per il futuro delle foreste francesi sempre Dominique de Villebonne si rivolge così: «Oltre a lasciare a lungo in piedi altri alberi, ne stiamo anche piantando di nuovi in modo che le generazioni future possano creare le proprie opere eccezionali».

Parole che dovrebbero essere rassicuranti, ma che a noi lasciano un po’ l’amaro in bocca e più di un interrogativo: giusto sacrificare alberi secolari per leproprie opere eccezionalianche se queste si chiamano Notre-Dame de Paris? Non era proprio possibile ricavare il materiale necessario alla ricostruzione da piante più giovani, appositamente coltivate allo scopo, o magari utilizzarne altre già abbattute per altri motivi e al momento inutilizzate?

(Fonte: AGI - Foto di copertina: Pixabay)

 

Foto all’interno: LeLaisserPasserA38 - opera propria, CC BY-SA 4.0

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