Il cambiamento climatico aumenta il rischio di trasmissione virale tra specie diverse

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Redazione
30/05/2022 - 21:05

Sono almeno 10.000 le specie (dai pipistrelli a molte altre specie di mammiferi, fino agli uccelli) note per essere portatrici di virus capaci di infettare gli esseri umani (al momento la stragrande maggioranza circola comunque silenziosamente nei mammiferi selvatici) e che, sulla spinta dei cambiamenti climatici, potrebbero spingersi ad occupare aree diverse da quelle in cui vivono abitualmente ed in cui risultano isolate, entrando così a stretto contatto con altre specie portatrici di altri virus.
In alcuni casi il cambiamento del clima e dell'uso del suolo potrebbe così facilitare lo spillover zoonotico, un legame meccanicistico tra il cambiamento ambientale globale e l'emergere di malattie, e cioè portare ai cosiddetti "salti di specie", nei quali un virus muta fino a poter aggredire una nuova specie, in un effetto domino che potrebbe arrivare all'uomo.
In questo modo, con una temperatura superiore di circa due gradi rispetto a quella attuale, entro il 2027 potrebbero emergere ben 15.000 nuovi virus, contro i 10.000 oggi in circolazione.
Uno scenario che è stato descritto sulla rivista Nature e che è frutto di una ricerca coordinata dal biologo Colin Carlson, della Georgetown University (USA).
È molto più stretto di quanto si immagini, quindi, il legame fra il cambiamento climatico e la comparsa di virus che potrebbero veicolare malattie mai viste. Il clima, rilevano gli autori della ricerca, ha il potenziale per diventare una forza trainante nella trasmissione virale tra specie diverse, il che potrebbe aumentare il rischio di contagiare l'uomo, in una visione in linea con la cosiddetta One Health, l'approccio che collega la salute animale con quella umana e l'ambiente.
Va aggiunto, inoltre, che i futuri virus potrebbero essere una minaccia per la salute animale, causando epidemie nocive per gli allevamenti.
Punto di partenza della ricerca è stata l'analisi del modo in cui le aree geografiche attualmente popolate da 3.870 specie di mammiferi potrebbero cambiare in relazione a diversi scenari da qui al 2070. Applicando un modello relativo alla trasmissione di virus fra specie a un sottoinsieme di 3.139 animali, i ricercatori hanno elaborato la previsione sulle opportunità future di scambi di virus fra specie.
Occasioni di simili mix biologici sono possibili ovunque nel mondo, ma sono particolarmente concentrate nelle aree densamente popolate dagli esseri umani, come l'Africa tropicale e il Sud-Est asiatico. A causa della loro capacità di dispersione unica, sottolineano gli autori della ricerca, i pipistrelli rappresentano la maggior parte della nuova condivisione virale ed è probabile che condividano virus lungo percorsi evolutivi che faciliteranno la futura emergenza negli esseri umani.
Sorprendentemente, scopriamo poi che questa transizione ecologica potrebbe essere già in corso e mantenere il riscaldamento al di sotto di due gradi entro un secolo non ridurrà la futura condivisione virale.
Prevenire il dilagare di nuovi virus richiede fin da adesso una sorveglianza capillare delle zone in cui potrebbero trovarsi a convivere specie diverse. Per gli autori dello studio è importante fin da subito capire quanto sia importante combinare la sorveglianza virologica con la valutazione dei cambiamenti nelle nuove aree occupate dalle specie a causa dei cambiamenti climatici. Questo, rilevano, è vero soprattutto nelle regioni tropicali, nelle quali attualmente ha origine la maggior parte delle malattie infettive che possono essere trasmesse dagli animali all'uomo.
(Fonte: ANSA)

 

Foto di copertina: Pixabay

 

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