Telemedicina: sempre e ovunque

Possono i malati trasmettere i dati clinici, i valori della pressione arteriosa, la frequenza cardiaca in ospedale direttamente da casa? Sembra fantascienza, ma si può fare. Grazie alla telemedicina. La telemedicina, o e-health, sembra essere una novità in campo medico ma ha una storia più lunga di quanto si possa pensare. I primi esperimenti nascono infatti dalla necessità di permettere un'adeguata assistenza nelle aree geografiche più remote o in situazioni disagiate come nello spazio e in zone della terra desolate. In Italia una delle prime applicazioni di telemedicina risale al 1976 e consisteva nella trasmissione sperimentale di elettrocardiogrammi a distanza utilizzando le normali linee telefoniche. Solo nel 1997 però l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definì la telemedicina come «l'erogazione di servizi sanitari, quando la distanza é un fattore critico, per cui é necessario usare, da parte degli operatori, le tecnologie dell'informazione e delle telecomunicazioni al fine di scambiare informazioni utili alla diagnosi, al trattamento ed alla prevenzione delle malattie e per garantire un'informazione continua agli erogatori di prestazioni sanitarie e supportare la ricerca e la valutazione della cura».
Non sono più le persone a spostarsi ma le informazioni e lo fanno attraverso delle nuove tecnologie biomediche. In questo quadro la telemedicina rappresenta una nuova modalità di assistenza e cura al cittadino e al paziente che sfruttando le nuove tecnologie di telecomunicazione cerca di creare una rete assistenziale continua tra ospedale, territorio e domicilio. L'attuazione è abbastanza semplice e intuitiva adatta anche a cittadini più anziani, poco avvezzi alla tecnologia: i pazienti vengono dotati di alcuni dispositivi di monitoraggio individuale che trasmettono al medico o alla struttura ospedaliera pubblica o privata i dati clinici con possibilità di intervento immediato se necessario. Il telemonitoraggio permette così, non solo di rilevare e trasmettere informazioni, ma anche di fornire servizi medici sempre più accurati e aggiornati razionalizzando ed economizzando le risorse specialistiche. L'utilizzo massiccio di questo sistema che pone al centro il paziente e il suo stato di salute, comporterebbe un risparmio di risorse economiche (ambulanze, ambulatori, costi al carico del paziente) non indifferente oltre che un netto miglioramento del lavoro degli operatori sanitari che opererebbero con maggiore uniformità nell'applicazione di protocolli condivisi a livello locale, regionale e nazionale.
Ma qual è la reale diffusione della telemedicina nel mondo? In America e Canada, la e-health è una realtà consolidata, mentre in Europa solo in Francia, Norvegia, Finlandia, Svezia e Danimarca è già stata regolamentata. L'Unione Europea, nella sua Comunicazione “Telemedicina a beneficio dei pazienti, dei sistemi sanitari e della società”, emanata dalla Commissione europea il 4 novembre 2008, sostiene gli Stati membri nella realizzazione, su larga scala, di servizi di Telemedicina attraverso specifiche iniziative quali: creare fiducia nei servizi di Telemedicina, favorirne l'accettazione, apportare chiarezza giuridica, risolvere i problemi tecnici ed agevolare lo sviluppo del mercato. Ogni stato membro deve impegnarsi con strategie nazionali in materia di sanità, valutando ed adeguando le rispettive normative nazionali al fine di consentire un accesso più ampio ai servizi di Telemedicina, affrontando questioni quali l'accreditamento, la responsabilità, i rimborsi, la tutela della sfera privata e dei dati personali.
E l'Italia? Sono molti i progetti di telemedicina sia a livello nazionale, regionale e locale, sebbene manchi una normativa chiara in merito. Il Ministero della Salute insieme alla Regione Emilia Romagna, con la partecipazione delle Regioni Toscana, Liguria, Marche e Campania a cui si sono aggiunte, anche le Regioni Veneto, Sicilia, Lombardia, ha istituito nel 2007 l’Osservatorio Nazionale e-Care con la finalità di valutare e monitorare le applicazioni di telemedicina e permettere di costruire la mappa delle reti e-care, di favorire lo scambio delle buone pratiche e delle correlate tecnologie, al fine di migliorare l’accessibilità e l’efficacia dei servizi erogati online ai cittadini. Ma a conti fatti da un monitoraggio del 2015 su 139 ASL realizzato dal Movimento Difesa del Cittadino (MDC) in collaborazione con le ASL territoriali, è emerso che la realtà nazionale in ambito di telemedicina è assolutamente frammentaria.
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