Agricoltura biologica: consumi in aumento, ma scarsa varietà produttiva e disinformazione sui benefici per ambiente e nutrizione

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Redazione
18/12/2018 - 08:04

Quale futuro per l’agricoltura biologica? Il quesito è stato al centro di un incontro organizzato qualche giorno fa a Bologna dall’Accademia Nazionale di Agricoltura.

Il tema dell’agricoltura biologica, in un momento storico in cui, considerando l’incremento demografico in atto (saremo oltre 9 miliardi nel 2050), per sconfiggere la fame bisognerà raddoppiare la produttività agricola (e il tutto andrà fatto adottando pratiche e tecnologie che migliorino i rendimenti delle coltivazioni e, allo stesso tempo, rendano sostenibile la pressione sull’ambiente), è di assoluto interesse.

Il miraggio del “cibo sano” ha del resto fatto breccia nell’opinione pubblica e fidelizzato un numero sempre maggiore di consumatori (in Italia gli spazi destinati a colture biologiche dal 2010 sono praticamente raddoppiati arrivando a coprire oltre il 14% della superficie agricola totale).

La conferenza, intitolata “Dall’agricoltura biologica cibo per molti o per pochi?”, ha visto il dottor Enzo De Ambrogio, accademico e già dirigente della Divisione Ricerca della Società Produttori Sementi S.p.A., in qualità di relatore.

Il biologico nutrirà il pianeta?

«I dati degli ultimi anni indicano che l’attuale agricoltura biologica, offrendo produzioni in quantità inferiori a prezzi superiori rispetto all’agricoltura convenzionale ed integrata, è solo in grado di produrre cibo per quei pochiche l’apprezzano e sono in grado di pagare di più per i prodotti biologici», ha esordito il dottor De Ambrogio. «In Italia, negli anni della crisi, il consumo di prodotti agroalimentari è diminuito, mentre quello dei prodotti biologici è aumentato del 20%. L’agricoltura biologica potrebbe offrire cibo per molte più persone senza rinunciare alla sostenibilità se abbandonasse i pregiudizi e si aprisse all’innovazione».

Le varietà del biologico e la celiachia

«La mancanza di varietà selezionate per l’agricoltura biologica - continua De Ambrogio - è uno degli ostacoli che ne frenano lo sviluppo. Il pregiudizio che sta alla base di questo ostacolo è l’accusa, priva di fondamento, che il miglioramento genetico operi solo a favore dell’agricoltura intensiva. Prendendo ad esempio i cosiddetti “grani antichi” o il kamut, che altro non sono che le vecchie varietà di grano, si vede come il loro successo mediatico si basi sulla disinformazione, che ha come principale obiettivo le paure di persone che non sapendo bene cosa siano la celiachia e le “manipolazioni genetiche”, ne sono intimorite. La celiachia, va chiarito, si manifesta solo in persone geneticamente predisposte che ingeriscono glutine e che tutti i grani, antichi e moderni, contengono glutine e possono quindi indurre la celiachia. In sostanza nessuna delle specie coltivate oggi è simile alle specie selvatiche da cui ha tratto origine».

L’utilizzo del rame e i fitofarmaci

«I quattro principi dell’agricoltura biologica sono Benessere, Ecologia, Equità, Precauzione. Le tecniche usate dal miglioramento genetico, ingiustamente bollate come “manipolazioni genetiche”, non fanno altro che imitare eventi che si manifestano spontaneamente in natura (mutazioni, ibridazioni, poliploidizzazione), e quindi sono perfettamente in linea con il principio dell’Ecologia. D’altra parte, è proprio l’agricoltura biologica ad essere in palese contrasto con il principio del Benessere quando, per proteggere le colture, fa uso del rame, un metallo pesante che causa gravi danni ai microrganismi e alla microfauna presenti nel suolo. Poiché anche altri fitofarmaci approvati per l’agricoltura biologica causano danni all’ambiente, è evidente che va fatto il massimo sforzo per individuare nuovi prodotti fitosanitari e microrganismi che siano efficaci e sostenibili, senza porre barriere a nuove tecniche molto innovative, attualmente allo studio, che potrebbero offrire una protezione delle colture molto più efficace e sostenibile delle tecniche ora in uso», ha spiegato il dottor De Ambrogio.

Il problema della fertilità dei suoli

«Infine, si pone il problema della fertilità dei suoli, che non va affrontato limitandosi ad affermare che i terreni in agricoltura biologica sono più ricchi di fertilità e biodiversità, ma attivandosi per conservare e, se necessario, aumentare la fertilità dei terreni e favorendo i microrganismi utili contenendo quelli dannosi. In conclusione – termina De Ambrogio – si ritiene che un nuovo tipo di agricoltura biologica sia necessario per produrre di più a prezzi più contenuti e quindi per offrire prodotti biologici a molte più persone, rispettando quindi il principio dell’Equità. Per raggiungere questo obiettivo occorrono più ricerca, innovazione, corretta informazione e formazione di tutti gli attori della filiera del biologico. Occorre invece molta meno ideologia, soprattutto se fondata su basi malferme come pregiudizi e disinformazione».

 

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