Cibo che rassicura: durante la pandemia cresce la voglia di pane e salame

Autore:
Redazione
29/04/2021 - 05:11

Come è noto, la pandemia da Covid-19 ha impattato negativamente su alcuni ambiti dell’industria alimentare. Basti pensare alla chiusura pressoché totale del canale HoReCa (rappresentato da chi, per professione, somministra alimenti e bevande. HoReCa è l’acronimo di Hôtellerie, Restaurant e Cafè) e al calo dell’export, a causa della caduta degli scambi internazionali nei principali paesi partner commerciali.

Tuttavia, il comparto dei salumi, che già nel 2019 aveva dato segnali di ripresa (+1,4%), ha registrato un buon incremento delle vendite anche nel 2020 (+3,2%). Insomma, anche chiusi in casa, gli italiani non hanno rinunciato allo spuntino a base di pane e salame!

A fare da traino, i preaffettati e porzionati disponibili nei frigo a libero servizio (che rappresentano ormai il 58% dei volumi acquistati dalle famiglie), le cui vendite sono aumentate del 15,9% (Fonte: Dati IRI). Per quanto riguarda specificatamente i salumi DOP e IGP, è la provenienza geografica del cibo ad aver in qualche modo cambiato la prospettiva del consumatore: per un italiano su due, infatti, ha più importanza che in passato. Oltre che per motivazioni valoriali legate alla sostenibilità sociale, del territorio e delle comunità locali, sempre più significativo è anche per il consumatore il tema della sostenibilità ambientale del cibo, sia per una peculiare sensibilità verso l’ecosistema locale sia per la necessità di tutelare il proprio benessere personale e, in definitiva, la propria salute, che con la pandemia diventa un tema di assoluta centralità (Fonti: Ufficio Studi Coop e Nomisma Osservatori).

Quanto affermato, ovvero l’importanza che riveste per il consumatore l’elemento dell’italianità e della provenienza del cibo che acquista, trova riscontro anche nei dati dei Salamini Italiani alla Cacciatora DOP. La produzione certificata di questa DOP ha avuto nel corso del 2020 un andamento decisamente positivo, chiudendo con un incremento del +8,3% (3.974.074 Kg) rispetto al 2019, anno che a sua volta si era già chiuso positivamente (+8,9% rispetto al 2018). La buona performance della DOP può essere legata ad un andamento positivo di questo salume nell’ultimo periodo e alle nuove condizioni socio-psicologiche che si sono verificate in conseguenza della pandemia, che hanno portato i consumatori a dare la propria preferenza a prodotti confezionati perché considerati più sicuri a livello igienico, veloci da identificare e da scegliere nel punto vendita, e agli alimenti definiti “comfort food”, come appunto il Salame Cacciatore Italiano DOP.

Per quanto riguarda la Distribuzione, nel 2020 la gran parte della DOP, circa il 95% è destinata al mercato moderno domestico GDO (Grande Distribuzione Organizzata) e discount e circa il 5% nei restanti canali, soprattutto il dettaglio tradizionale. Per sua natura, infatti, il Cacciatore Italiano DOP storicamente è poco distribuito nel canale HoReCa.

Infine, per quanto riguarda l’export, i volumi anche per il 2020 sono in crescita e si conferma che ben il 28% del prodotto viene venduto all’estero, una percentuale ormai consolidata negli ultimi anni. Ciò significa che la DOP è riuscita a crearsi un proprio mercato nei paesi esteri e una fedeltà nei consumatori. I principali paesi esteri di destinazione del prodotto si riconfermano quelli dell’Unione Europea. Germania in primis, seguita da Belgio e Francia.

 

Foto di copertina: Pixabay

 

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