Coronavirus, ricercatori dello Spallanzani mostrano i danni ai polmoni dei primi due malati in Italia

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Redazione
28/03/2020 - 03:42

Sono immagini scioccanti quelle diffuse dai ricercatori dell'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma in uno studio in via di pubblicazione sull'International Journal of Infectious Diseases. Sono le radiografie e le immagini della TAC dei polmoni appartenenti alle prime due persone risultate infette in Italia, due turisti cinesi in vacanza, e che dimostrano quanto può essere devastante il nuovo coronavirus.

I due pazienti, un uomo di 67 anni e una donna di 66, erano in forma e in salute. Seguivano solo una terapia orale per tenere a bada l'ipertensione. Dopo aver riscontrato problemi respiratori e febbre, la coppia è stata sottoposta a test di laboratorio che hanno confermato l'infezione con il virus SARS-CoV-2. Entrambi i pazienti hanno continuato ad aggravarsi fino a sviluppare la Sindrome da Distress Respiratorio Acuto (ARDS - Acute Respiratory Distress Syndrome).

Ci sono voluti solo quattro giorni per arrivare all'insufficienza respiratoria e due giorni dopo entrambi i pazienti respiravano solo grazie a un ventilatore. Le prime radiografie effettuate sui pazienti mostrano “opacità del vetro smerigliato”.

In pratica, gli spazi aerei nei loro polmoni si erano riempiti di liquido, generalmente pus, sangue o acqua. L'opacità del vetro smerigliato è spesso associata all'ispessimento o al gonfiore dei tessuti molli, noto come consolidamento. È stato anche visto un fenomeno chiamatopavimentazione pazza”, che indica un ispessimento del setto e del setto intralobulare, che può inibire le prestazioni. I pazienti con Covid-19 hanno mostrato sacche piene di liquidi o muco nei polmoni, che possono peggiorare progressivamente con lo sviluppo della malattia.

Lo studio ha anche scoperto che i vasi sanguigni che trasportano il sangue dal cuore ai polmoni per ossigenarsi si stavano allargando. Questa condizione, nota come ipertrofia, riduce lo spazio per l'aria, causando difficoltà respiratorie. È probabile che questo segno sia correlato all'iperemia - eccesso di sangue nei vasi polmonari - causato dall'infezione virale.

«I modelli polmonari in entrambi i pazienti sono caratterizzati da ipertrofia dei vasi polmonari, che sono aumentati di dimensioni, in particolare nelle aree con danno interstiziale più pronunciato», spiegano i ricercatori.

«Questa nuova evidenza radiologica suggerisce un diverso modello di coinvolgimento polmonare rispetto a quelli osservati nelle altre infezioni note gravi causate da coronavirus (SARS e MERS)», aggiungono. Gli studiosi affermano che i loro risultati concordano con quelli precedenti, ma la presenza di infiltrati polmonari - una sostanza anormale che si accumula gradualmente all'interno delle cellule o dei tessuti corporei - potrebbe descrivere un predittore precoce della compromissione polmonare.

C'è da dire, per completezza, che sono oggi pochi i malati di coronavirus che arrivano a questo stato di cose. Attualmente, infatti, nel nostro Paese si trovano in terapia intensiva il 6,6% dei malati, e molti guariscono, proprio come è successo ai due cittadini cinesi.

Dunque anche uno stato così avanzato di danneggiamento dell'attività polmonare in presenza di ventilatori e letti per la terapia intensiva può essere reversibile.

(AGI/Valentina Arcovio)

 

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