Covid-19, trovata la proteina che rende più grave l’infezione

Autore:
Redazione
19/04/2021 - 04:33

I ricercatori dell’Università di RomaTor Vergata” hanno dimostrato per la prima volta la presenza di un'elevata quantità della proteina HERV-W ENV nelle cellule del sangue dei pazienti Covid-19, in particolare nei linfociti T, cellule che giocano un ruolo centrale nella risposta immunitaria verso le infezioni causate da virus e batteri. Nei pazienti Covid-19, la proteina è stata correlata all’infiammazione e all’alterazione ed esaurimento del funzionamento delle cellule del sistema immunitario.

L’osservazione che il livello della proteina riflette l'esito respiratorio dei pazienti durante l'ospedalizzazione suggerisce il suo ruolo nella patogenesi e nell'evoluzione della malattia.

Lo studio dal titolo Evidence of the pathogenic HERV-W envelope expression in T lymphocytes in association with the respiratory outcome of COVID-19 patients è stato appena pubblicato sulla rivista EBioMedicine del gruppo editoriale The Lancet.

La ricerca è stata coordinata dalla dottoressa Claudia Matteucci, ricercatrice della cattedra di Microbiologia e Microbiologia Clinica presso il Dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Università di Roma “Tor Vergata” e realizzata in collaborazione con il Policlinico Tor Vergata, in particolare con il professor Sandro Grelli, responsabile della Unità di Virologia, e con il professor Massimo Andreoni, responsabile della Clinica di Malattie Infettive. La ricerca è stata supportata da GeNeuro Innovation, società biotech dedicata alla ricerca nel campo dei retrovirus endogeni.

I retrovirus endogeni umani (HERV) sono sequenze di origine virale, derivate da infezioni avvenute nell’uomo milioni di anni fa che attualmente costituiscono l’8% del genoma umano. Studi recenti hanno dimostrato che l’attivazione degli HERV, innescata da stimoli esterni tra cui anche infezioni virali, contribuisce all'insorgenza e alla progressione di diverse malattie infiammatorie e neurologiche. In particolare, la loro attivazione è stata associata a sclerosi multipla, diabete di tipo 1 e artrite reumatoide, tutte patologie che possono essere presenti nei pazienti Covid-19 che sviluppano forme gravi.

«L’attivazione di HERV-W ENV indotta durante l’infezione da SARS-CoV-2 che abbiamo osservato nei linfociti dei pazienti ospedalizzati contribuisce ai processi di iper-infiammazione e immuno-deregolazione che sono alla base della severità della malattia Covid-19. Comprendere i meccanismi che portano dall'infezione da SARS-CoV-2 alla malattia grave è fondamentale per lo sviluppo di trattamenti efficaci. L'identificazione dell'associazione tra la presenza di HERV-W ENV e la disfunzione infiammatoria e immunitaria nella malattia apre la strada ad ulteriori studi sul ruolo della proteina ENV come potenziale bersaglio terapeutico», afferma Claudia Matteucci.

«Per la forma grave della malattia nei pazienti Covid-19 attualmente sono disponibili poche opzioni terapeutiche per controllare la risposta alterata all’infezione da SARS-CoV-2 e per lo più inefficaci nel ridurre il tasso di mortalità», dichiara il professor Andreoni.

«HERV-W ENV è noto per avere effetti pro-infiammatori che potrebbero contribuire sia a generare complicazioni acute che sintomi neurologici a lungo termine; l’esistenza di un anticorpo per bloccare HERV-W ENV, già in uso per altre patologie, potrebbe essere una nuova opzione terapeutica per i pazienti Covid-19», afferma in conclusione il dottor Hervè Perron, responsabile scientifico di GeNeuro Innovation.

 

Foto di copertina: Pixabay

 

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