Emicrania, in media occorrono sette anni per una diagnosi

Autore:
Redazione
25/08/2020 - 01:27

Una persona che soffre di emicrania, da quando compaiono i primi sintomi, aspetta in media sette anni per avere una diagnosi, quattro se è un uomo, otto se è una donna. E nella maggior parte dei casi c'è molta sottovalutazione di quella che è una vera e propria malattia, non un disturbo.

«L'uomo è l'unico animale ad avere l'emicrania. Si tratta di una forma di cefalea ricorrente, con attacchi la cui durata è compresa tra 4 e 72 ore, localizzata in un emisfero del capo, con dolore pulsante, e associata a nausea, vomito, fastidio a rumore e luce», spiega Pietro Cortelli, professore di Neurologia dell'Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna.

A soffrirne nel mondo sono oltre 90 milioni di persone, di cui 7/8 milioni in Italia.

«La prevalenza nel nostro paese è del 9% negli uomini, e quasi quadrupla nelle donne. Il suo costo annuale è di circa 20 miliardi di euro in Italia», aggiunge l’esperto.

Almeno fino allo scorso luglio, quando finalmente il Senato ha definitivamente approvato una legge che riconosce la cefalea cronica come malattia invalidante, il problema principale, come denunciato dai pazienti, è stato quello della sottovalutazione a livello culturale di una patologia che non viene considerata tale. «Passa molto tempo prima di avere una diagnosi. Solo il 36% la definisce una malattia, per gli altri invece è un sintomo di altro», sottolinea Ketty Vaccaro, responsabile Area Welfare e Salute del CENSIS, presentando i dati su un'indagine condotta su settecento malati.

Del resto l’emicrania, pur essendo la seconda malattia più disabilitante per l'essere umano, ha conseguenze sul lavoro solo per il 27,9% e sullo studio per il 18% dei malati. «La maggior parte, infatti, non si assenta dal lavoro, ci va lo stesso anche se rende meno», ricorda Pietro Cortelli.

Lo stato delle cose potrebbe comunque cambiare con la nuova legge che, nel suo unico articolo, recita: «La cefalea primaria cronica, accertata da almeno un anno nel paziente mediante diagnosi effettuata da uno specialista del settore presso un centro accreditato per la diagnosi e la cura delle cefalee che ne attesti l'effetto invalidante, è riconosciuta come malattia sociale, per le finalità di cui al comma 2, nelle seguenti forme:

  • emicrania cronica e ad alta frequenza;
  • cefalea cronica quotidiana con o senza uso eccessivo di farmaci analgesici;
  • cefalea a grappolo cronica;
  • emicrania parossistica cronica;
  • cefalea nevralgiforme unilaterale di breve durata con arrossamento oculare e lacrimazione;
  • emicrania continua».

Nel comma 2, infine, si dispone che il Ministro della Salute deve adottare, entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore della legge (12 agosto 2020), un decreto per individuare, «senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, progetti finalizzati a sperimentare metodi innovativi di presa in carico delle persone affette da cefalea nelle forme di cui al comma 1, nonché i criteri e le modalità con cui le regioni attuano i medesimi progetti».

 

Fotografia di copertina: Pixabay

 

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