La assurda vicenda della diga Comunelli che spreca l’acqua in mare

Autore:
Redazione
25/11/2021 - 04:31

In Sicilia, nel nisseno, ancora una volta è esplosa la protesta degli agricoltori che in questi giorni hanno assistito impotenti all'ennesimo spreco di enormi quantità di acqua piovana caduta con fin troppa abbondanza, acqua che, piuttosto che essere correttamente convogliata per essere usata per irrigare i campi, è finita sulle coste e quindi a mare. Eppure vi è grande necessità di riserve idriche per garantire la produttività dei campi; sono costanti, infatti, le sollecitazioni rivolte alle Istituzioni competenti da parte di coloro che vivono del lavoro dei campi i quali hanno rappresentato, senza ottenere i risultati sperati, la impossibilità di irrigare regolarmente i propri fondi a causa della siccità.

Merita particolare attenzione quello che accade a Butera (CL), dove sorge la diga Comunelli, chiamata a servire una vasta piana in cui si trovano centinaia di aziende agricole la cui protesta procede incessante e, purtroppo, inascoltata.

Costruita nel periodo 1961-1968, la diga Comunelli ha dato origine all’omonimo lago artificiale che insiste appunto sul comune di Butera ed occupa una superficie liquida di 0,94 km2, presentando una profondità massima di 31,4 metri ed una profondità media di 10,5 metri. Il lago viene alimentato dal torrente Comunelli che nasce dal monte Ludeca e dal monte Contrasto e si sviluppa per circa 25 chilometri, percorrendo l’entroterra della provincia di Caltanissetta, sino a sfociare nel Mar Mediterraneo in contrada Mànfria.

Nella diga, oltre al Comunelli, confluisce anche il torrente Rizzuto, che attraversa gran parte della provincia di Agrigento. La diga ha una capacità di 6 milioni di metri cubi d’acqua, ma a causa dell’interramento dello scarico di fondo può contenerne pochissima: inutile dire che si tratta di un problema che chi ci governa conosce benissimo da tempo, ma che in sostanza si fatica a risolvere (ad esempio, in un Piano di Tutela delle Acque della Sicilia, documento dedicato al Bacino Idrografico Comunelli datato dicembre 2007, troviamo scritto: «Nel settembre 1998 la quota raggiunta dal materiale solido in corrispondenza dello scarico di fondo è stata di circa 83,00 metri sul livello del mare, equivalente ad uno spessore di 17 metri. A causa di ciò attualmente lo scarico di fondo risulta del tutto ostruito ed in buona parte lo è anche la presa per la derivazione».).

Quando venne realizzato l’invaso in Contrada Tenutella, la Regione Siciliana spese miliardi di lire per modulare le prese e creare delle gallerie per il torrente Rizzuto, da cui nei giorni scorsi, è arrivata una grossa quantità di acqua. La destinazione di quest'ultima, però, è stata il mare e non l'agricoltura, che ne avrebbe disperato bisogno.

Da anni, difatti, la diga Comunelli è all’attenzione dell’Assessorato Regionale all’Energia e dei Servizi di Pubblica Utilità che, attraverso lavori di manutenzione straordinaria, vorrebbe liberare lo scarico a fondo per tornare alla piena capacità di contenimento.

L’ingegnere incaricato della progettazione ha concluso il suo lavoro, sono state effettuate anche indagini sulle “spalle” dell’invaso. Si attendono i famosi finanziamenti del Patto per il Sud per completare l’opera.

Da vent’anni a questa parte la zona a sud e ad ovest della diga è diventata prevalentemente area agricola. Vi sono aziende costituite da gelesi e licatesi, che in questa vasta zona trasformata hanno realizzato carciofeti e serre, ma l’acqua di cui potrebbero usufruire non viene immessa nella tubazione del Consorzio di Bonifica di Gela per l’irrigazione.

Gli imprenditori agricoli hanno istituito un comitato per la salvaguardia della diga Comunelli che, guidato dal licatese Pino Marrali, cerca di far comprendere quale sia il disagio di chi investe denaro e crea occupazione e poi si ritrova a dover fare i conti con la carenza idrica.

«Siamo disposti a pagare l’acqua. È impensabile che una grande diga come quella di Comunelli non possa invasare tanta acqua così come quando è stata progettata. C’è lo sfiato che ben funziona qualora il livello idrico dovesse essere raggiunto: mi chiedo per quali ragioni ancora la Regione non prenda un serio provvedimento per garantire noi imprenditori che creiamo occupazione», afferma all'AGI l’imprenditore.

La cooperativa di cui è a capo Marrali conta oltre cento dipendenti tra produzione serricola e imballaggio perché quanto prodotto in Sicilia viene facilmente piazzato nel mercato internazionale dell’ortofrutta. Alla fine però è toccato agli stessi imprenditori il compito di realizzare gli invasi. «Grazie alle somme della Regione», afferma uno di loro. «Ma per riempirli non sappiamo a chi rivolgerci».

Per cercare di ovviare a questo problema c’è stato chi lungo la piana, lì dove un giorno dovrebbe sorgere la tangenziale di Gela, ha creato una condotta lunga chilometri per interconnettere gli invasi artificiali e non rimanere senz’acqua. Poi, ci sono imprenditori che hanno trovato una soluzione, un po’ più rudimentale ma che porta ugualmente ad un buon risultato: creare dei canali naturali affinché l’acqua del torrente Rizzuto invece di finire nella diga, e quindi a mare, confluisca direttamente negli invasi artificiali.

Soluzioni “fai da te”, è vero, per evitare che i terreni abbiano sete durante le stagioni afose. Alcuni imprenditori, invece, si sono allacciati abusivamente alla condotta idrica di Siciliacque S.p.A. per avere i laghetti artificiali sempre pieni, ma tutto avveniva a danno della comunità di Licata. Lo scorso 5 agosto sono stati raggiunti da ordinanza emessa dal GIP del Tribunale di Gela.

«Le dighe e gli invasi del territorio gelese, Comunelli, Cimia e Disueri, potenzialmente potrebbero invasare più di 40 milioni di metri cubi di acqua, ma, per la mancata manutenzione e la mancanza di progetti per la loro messa in sicurezza, riducono al 20% la loro capacità. Una situazione non più tollerabile. Non serve a nulla la politica dell’approssimazione, non servono gli interventi di somma urgenza. Bisogna migliorare e potenziare i servizi all'agricoltura rilanciando il ruolo e la funzione dei consorzi di bonifica. L’acqua è un bene pubblico e tale deve rimanere. La Regione deve dunque farsi carico della gestione», sottolinea in conclusione Peppe Randazzo, segretario provinciale della FLAI-CGIL.

È questo un esempio eloquente di una gestione del territorio siciliano connotata da inefficienze, negligenze e sprechi, una gestione che, non garantendo neppure le infrastrutture necessarie, ha impedito il decollo dell'economia legata alla agricoltura, che in Sicilia potrebbe essere risorsa fondamentale per assicurare lavoro e benessere.

(Fonte: AGI)

 

In copertina: Lago Comunelli

Foto di Satrebil100 - Opera propria, CC BY-SA 3.0,

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