Lampioni ecologici e carbone, come parte la riconversione verde

Autore:
Riccardo Anastasi
04/11/2015 - 10:46
Un esempio di illuminazione pubblica stradale con lampioni led a basso consumo (foto tratta dal web)

CAGLIARI - C’è chi si divide tra il malinconico ricordo di tempi bui e chi, per illuminare a dismisura il grigiore delle fatiche quotidiane, vorrebbe la propria fonte di energia ad uso e consumo esclusivo e personale. C’è chi si batte per una riconversione pulita di beni e servizi e chi invece invoca investimenti per la creazione di nuovi poli ad hoc, costosissimi e a forte impatto sull’ambiente, per la produzione di energia. 
Una medaglia che da qualsiasi lato la si guardi, evidenzia nella sua atipicità le sue due facce contrastanti. Quella tesa verso il progresso, l’altra ripiegata sulle incoerenze di una regione, la Sardegna, al centro dell’analisi dei recenti Open Days di Bruxelles, in materia di energie sostenibili. 
Una fotografia efficace, un dato certo, appare quello secondo il quale l’Isola, conquistando un vero punto d’onore, abbia ridotto lo spreco di energia e luce, mettendo a frutto le politiche contro l’inquinamento luminoso applicate nei grossi centri urbani (Cagliari, Sassari, Olbia, Alghero solo per citarne alcuni), sulla scorta di quei contesti europei dove fattivamente vengono praticate ottime prassi di risparmio energetico. Tra quelle più seguite, l’intervento sulla pubblica illuminazione, che in ben 298 comuni sardi su 377, ha incluso la sostituzione dei vecchi lampioni stradali con led a basso consumo di energia proiettanti il loro fascio luminoso solo verso il basso
Esempi che, a buona ragione, hanno segnalato la Sardegna come una delle realtà all’avanguardia nel processo di "riconversione verde" delle pubbliche amministrazioni, ma che viceversa sottolineano grossolane contraddizioni con alcuni orientamenti di politica energetica. Perché? 

La centrale di Nuraxi Figus, nel cuore del Sulcis. E' l'ultima inaugurata tra le centrali per produzione di energia elettrica alimentate a carbone

Per la semplice ragione che, esempio a caso, nel cuore del Sulcis, si stia realizzando una nuova centrale a carbone per la produzione di energia elettrica, nel momento in cui l’UE raccomanda caldamente la “decarbonizzazione” e decurta o annulla proprio i fondi sulla ricerca sul cosiddetto carbone pulito. 
Nel bel mezzo del dilemma, la Sardegna si trova poi costretta a coniugare l’afflato ambientalista (che pur rappresenta un investimento per il futuro) con le esigenze attuali connesse al fabbisogno energetico pro-capite e alla creazione di posti di lavoro. 
Quale la strada da intraprendere? Nell'attesa della transizione verso un’economia che soddisfi i due contesti e che risulti sostenibile, i sardi si godono i risultati del lavoro fatto fin qui: si calcola, ad esempio, che la riconversione dell’illuminazione stradale abbia prodotto un dimezzamento dei costi a carico delle pubbliche amministrazioni e l’emissione nell’atmosfera di circa 18mila tonnellate in meno di anidride carbonica
Non si perda, però, di vista il monito dell’Europa che ha inteso dichiarare guerra alle emissioni nocive tra cui quelle determinate dalla produzione di energia elettrica dal carbone. Né tantomeno, ci si stanchi di perseguire nobili fini come la creazione di un comparto produttivo professionale interamente speso a favore delle energie pulite e rinnovabili in favore dell’ambiente, purché gestite non per fini speculativi ma interessi comuni.
I mezzi ci sono, servirebbe, forse, la volontà politica di tutti. E questa è una brutta storia.

 

Immagini:

Una panoramica della centrale di Nuraxi Figus, nel cuore del Sulcis. È l'ultima centrale per produzione di energia elettrica alimentata a carbone ed essere stata inaugurata.

Fonte foto alfredomacchi.it

 

A cura di Riccardo Anastasi

 

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