Sindrome da Fatica Cronica: innescata da sistema immunitario iperattivo?

Autore:
Redazione
24/12/2018 - 10:09

Un nuovo studio del King’s College di Londra suggerisce che una risposta immunitaria esagerata può scatenare stanchezza persistente, spiegando potenzialmente come ha origine la Sindrome da Fatica Cronica (CFS – Chronic Fatigue Syndrome).

Questa ricerca biologica, pubblicata sulla rivista Psychoneuroendocrinology, si presenta come la più approfondita sul ruolo del sistema immunitario nei sintomi duraturi della fatica.

La CFS, nota anche come Encefalomielite Mialgica (ME), è una malattia a lungo termine caratterizzata da estrema stanchezza per la quale il riposo non è di alcun giovamento e che si aggrava con l’attività fisica ed intellettuale. La biologia di fondo della CFS è ancora avvolta nel mistero, ostacolando la ricerca di trattamenti. Ci sono alcune prove che il sistema immunitario ha un ruolo nell'attivazione della CFS e molti pazienti si ammalano a partire da una sfida al sistema immunitario come una patologia virale.

Quando la CFS viene diagnosticata è ormai troppo tardi per osservarne le prime fasi ed è, pertanto, impossibile valutare la biologia dei pazienti prima che la malattia si sviluppi. Per aggirare questo problema, i ricercatori hanno utilizzato un modello per la CFS basato su un trattamento per l'epatite C chiamato interferone alfa.

L'interferone alfa attiva il sistema immunitario allo stesso modo di una potente infezione. Molti pazienti sviluppano affaticamento acuto durante il ciclo di terapia con interferone alfa e una piccola parte di essi continua ad avere una malattia simile alla CFS, in cui l'affaticamento dura più di sei mesi dopo la fine del trattamento. I ricercatori hanno misurato la fatica e i marcatori del sistema immunitario in cinquantacinque pazienti prima, durante e dopo il trattamento con interferone alfa, rintracciando quali persone hanno sviluppato la persistente malattia simil-CFS.

Gli studiosi hanno così riscontrato differenze nel sistema immunitario di diciotto pazienti che hanno sviluppato stanchezza duratura rispetto a quelli che si sono ripresi normalmente. Durante il trattamento con interferone alfa c'è stata una risposta immunitaria molto più forte tra coloro che hanno maturato la malattia simil-CFS, con livelli più alti nel sangue di due proteine legate alle infiammazioni, interleuchina 10 (IL-10) e interleuchina 6 (IL-6).

È importante sottolineare che, anche prima dell'inizio del trattamento, i livelli di interleuchina 10 erano più alti tra coloro che hanno continuato ad avere affaticamento duraturo, suggerendo che il sistema immunitario fosse già in partenza predisposto a dare una risposta eccessiva.

«Per la prima volta, abbiamo dimostrato che le persone che sono inclini a sviluppare una malattia simile alla CFS hanno un sistema immunitario iperattivo, sia prima che nel momento in cui questo viene sfidato. I nostri risultati suggeriscono che le persone che hanno una risposta immunitaria esagerata a un trigger possono essere più a rischio di sviluppare la CFS», afferma l’autrice principale della ricerca, la dottoressa Alice Russell.

Nel momento in cui si è sviluppata la malattia simil-CFS, tuttavia, non vi è più alcuna differenza rilevabile nel sistema immunitario dei pazienti rispetto a quello di coloro che si sono ripresi normalmente. Dopo aver analizzato le persone trattate con interferone alfa, i ricercatori hanno spostato la loro attenzione su cinquantaquattro persone con diagnosi di CFS e cinquantasette soggetti di controllo sani non trovandovi alcuna differenza nell'attivazione immunitaria. Accanto alla risposta immunitaria iperattiva, le persone che hanno sviluppato la malattia simil-CFS hanno avuto un affaticamento più acuto durante il trattamento con interferone alfa rispetto alle persone che si sono riprese normalmente. Nondimeno, prima del trattamento non vi era alcuna differenza tra i gruppi nei loro livelli di affaticamento o in qualsiasi sintomo psichiatrico come la depressione o eventi di vita stressanti recenti.

«È necessaria una migliore comprensione della biologia che sta alla base dello sviluppo della CFS per aiutare i pazienti che soffrono di questa condizione debilitante. Sebbene i test di screening siano molto lontani, i nostri risultati sono il primo passo per identificare coloro che sono a rischio e per cogliere la malattia nei momenti cruciali della sua fase iniziale», sostiene uno dei ricercatori, Carmine Pariante.

In conclusione, bisognerà confermare che i risultati delle persone trattate con interferone alfa possono applicarsi anche a pazienti con CFS e cercare di meglio comprendere i fattori che conducono ad una risposta esagerata del sistema immunitario.

 

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