I coralli accumulano inquinanti dell’ambiente marino

Autore:
Redazione
24/08/2020 - 02:04

Uno studio condotto in collaborazione tra l’Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IRBIM) e l’Università di Bologna (Unibo) ha identificato un accumulo di idrocarburi policiclici aromatici, inquinanti dannosi, nei tessuti e nelle alghe simbionti del corallo mediterraneo Balanophyllia europaea.

Lo studio è stato realizzato nell’ambito del dottorato internazionale congiunto CNR–Unibo in “Tecnologie innovative e uso sostenibile delle risorse di pesca e biologiche del Mediterraneo” e delle attività di ricerca del Fano Marine Center, istituzione che si occupa dello studio della biodiversità, delle risorse e delle biotecnologie marine. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Science of the Total Environment.

«Gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) sono una classe di inquinanti organici derivanti dalla combustione incompleta di materiale organico e dall'uso di olio combustibile, gas, carbone e legno nella produzione di energia. Gli IPA sono largamente presenti in mare e rappresentano un potenziale rischio per la fauna marina, visti i loro effetti tossici», spiega Mauro Marini, ricercatore CNR-IRBIM. I ricercatori hanno dimostrato per la prima volta la presenza di alcuni idrocarburi, come acenaftene, fluorene, fluorantene e pirene, selezionati per la loro rilevanza ambientale, in un corallo largamente diffuso nel mar Mediterraneo.

«I risultati dimostrano che Balanophyllia europaea accumula questi contaminanti nel tessuto, nello scheletro e nelle alghe zooxantelle che vivono in simbiosi con lo stesso corallo. Associando i dati degli IPA contenuti negli scheletri a quelli relativi all’età della popolazione in esame, è stato possibile stimare la capacità di stoccaggio a lungo termine degli idrocarburi policiclici aromatici, in particolare sino a 20 anni, negli scheletri di corallo», prosegue il ricercatore CNR-IRBIM.

«Lo stoccaggio di per sé sottrae contaminanti dall'ambiente. Tuttavia, le sostanze restano tossiche per il corallo e possono avere effetti diretti sull’animale arrivando a provocarne la morte in caso di contaminazioni estreme. Queste sostanze potrebbero essere di nuovo rilasciate nell'ambiente al momento della degradazione del corallo. Inoltre, i cambiamenti climatici provocando l'acidificazione dei mari possono causare una più veloce degradazione delle strutture coralline e quindi un più rapido rilascio nell'ambiente di queste sostanze contaminanti. Questa prima indagine è il punto di partenza per studi futuri nel bacino mediterraneo. Valutare i livelli e le fonti di questi inquinanti diffusi e dannosi è infatti di cruciale importanza per stimare i rischi per gli organismi marini», conclude l’esperto.

 

Fotografia di copertina: Pixabay

 

Leggi anche i seguenti articoli

www.ilpapaverorossoweb.it/article/rischio-la-biodiversità-lungo-le-coste-del-mediterraneo

www.ilpapaverorossoweb.it/gallery/australia-nuovo-sbiancamento-massiccio-della-grande-barriera-corallina

www.ilpapaverorossoweb.it/article/ondate-di-calore-nel-mediterraneo-profondo-2-gradi

www.ilpapaverorossoweb.it/article/microplastiche-picchi-di-contaminazione-nel-tirreno

 

crowfunding adas

clicca e scopri come sostenerci