La stagione delle allergie inizia ogni anno sempre più in anticipo

Autore:
Redazione
23/03/2021 - 05:55

Il periodo associato alle manifestazioni allergiche arriva ogni anno sempre più presto e ciò accade soprattutto a causa delle alterazioni nella temperatura provocate dai cambiamenti climatici.

La notizia ci arriva da un nuovo studio che, pubblicato dalla rivista Frontiers in Allergy, è stato condotto dagli scienziati dell’Università tecnica di Monaco (Technische Universität München - TUM), che hanno analizzato i dati relativi al trasporto di polline per determinare le variazioni nell’inizio della stagione delle allergie (in Italia, è bene ricordarlo, soffre di allergia circa il 25% della popolazione, allergia che può provocare disturbi anche seri e fastidiosi come congiuntiviti, riniti e crisi asmatiche).

Nello specifico, il gruppo di ricerca, utilizzando sei stazioni di monitoraggio per raccogliere i dati, ha studiato i fenomeni di trasporto del polline in Baviera, in Germania, per valutare le tempistiche associate all’inizio della stagione delle allergie e il momento dell’anno in cui si verifica.

«Le temperature più elevate anticipano le fioriture, mentre i crescenti livelli di anidride carbonica in atmosfera provocano la produzione di più polline. Gli effetti del cambiamento climatico sulla stagione dei pollini sono stati studiati a lungo, ma spesso alcuni elementi non vengono considerati, come la volatilità del polline. Occorre, invece, tenere conto degli eventi di trasporto del polline, che hanno importanti applicazioni per la durata, i tempi e la gravità delle manifestazioni allergiche», ha spiegato Annette Menzel dell’Università tecnica di Monaco.

Inoltre, è emerso, come ha sottolineato un altro degli autori dello studio, Ye Yuan, che «alcuni alberi, come arbusti di nocciolo e ontani, hanno anticipato l’inizio della stagione del polline di circa due giorni ogni anno dal 1987 al 2017, mentre altre specie, come betulle e frassini, hanno anticipato il periodo mediamente di mezza giornata ogni anno».

Gli esperti, poi, hanno evidenziato il fatto che il polline può viaggiare per centinaia di chilometri, e con il cambiamento dei modelli meteorologici e la distribuzione alterata delle specie è possibile che le persone siano esposte ad un numero crescente di tipologie di polline inusuali per le aree specifiche.

Il lavoro degli scienziati si è concentrato sui trasporti prestagionali, per cui, se il polline di una determinata specie era presente nella stazione di monitoraggio ma la specie arborea non fioriva per almeno altri dieci giorni, il polline veniva considerato non endemico.

Stando alle misurazioni effettuate dal team di studiosi, pertanto, il trasporto di polline prestagionale potrebbe essere un fenomeno abbastanza comune, osservato nel 66% dei casi analizzati.

«Sulla base di quanto stimato stando alle osservazioni sulla fioritura, la stagione dei pollini potrebbe essere anche più lunga di quanto precedentemente considerato. Il trasporto a lunga distanza, quindi, potrebbe influenzare significativamente la salute umana locale», ha ricordato Annette Menzel.

Gli autori, infine, hanno precisato che il loro lavoro non ha tracciato la distanza totale coperta dal polline, ma che l’analisi fornisce una chiave fondamentale per la comprensione dei modelli annuali della stagione del polline.

«Le prossime ricerche dovrebbero tenere conto degli scenari di cambiamento climatico e delle modifiche nell’uso del suolo. Credo che anche la collaborazione da parte dei cittadini e degli amatori potrebbe contribuire alla raccolta dei dati e allo sviluppo futuro di metodi di approccio più efficaci», ha concluso Ye Yuan.

(Fonte: AGI - Foto di copertina: Nita da Pexels)

 

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