
Medicina Integrativa: cos'è, come può aiutarci

In questi ultimi anni abbiamo assistito ad un calo di fiducia nella medicina convenzionale da parte di numerosi pazienti, associato ad un sempre più frequente ricorso a sistemi terapeutici cosiddetti “alternativi e naturali”, spesso all'insaputa del medico occidentale, che, in generale, non ha ancora gli strumenti di conoscenza adatti ad indirizzare questo tipo di scelte prese in autonomia dai pazienti stessi.
Questa mancanza di comunicazione e conoscenza è arrivata spesso a generare assunzioni multiple e contemporanee di farmaci con estratti di piante medicinali ed integratori alimentari non formulati bene, esponendo i pazienti a seri rischi, quali effetti collaterali non conosciuti, somma di effetti o riduzione dell'efficacia delle terapie. In un quadro così complesso diventa difficile valutare per l'ignaro paziente e il suo medico cosa ha funzionato nel trattamento terapeutico e cosa no.
Le cause di questo fenomeno sono molteplici e dipendono da diversi processi correlati tra loro: le malattie multifattoriali come quelle cardiovascolari, i tumori, le condizioni croniche di tipo neuro-degenerativo (sclerosi multipla, Alzheimer e altre) e le intolleranze alimentari hanno preso il posto delle infezioni microbiche di massa che per mortalità e frequenza rappresentavano le maggiori preoccupazioni sanitarie nelle epoche precedenti; un maggior interesse tra il pubblico ad un approccio terapeutico onnicomprensivo (“olistico”), che risponda ai bisogni che riguardano trasversalmente le emozioni individuali e le diverse interpretazioni sulle cause che conducono ad uno stato di malattia; una crescente quantità di studi scientifici di qualità che correlano certi alimenti e i loro micronutrienti, cosi come le complesse proprietà farmacologiche delle piante medicinali, ad effetti benefici sull'organismo; ed infine la percezione che i sistemi di cura alternativi presentino rischi inferiori rispetto a quelli farmacologici classici.
Il contesto attuale e la percezione individuale genera nei pazienti e nei professionisti un contrasto quasi ideologico sull'efficacia della medicina occidentale e della scienza, così come esalta in modo inappropriato pratiche alternative sicuramente efficaci. Ci troviamo apparentemente in una situazione di stallo, da una parte la medicina occidentale che si avvale del metodo scientifico galileiano (l'evidenza scientifica sperimentale) per verificare le ipotesi di cura, ma che manca di un sguardo globale sulla persona, e, dall'altra, una vasta gamma di medicine tradizionali da tutto il mondo che forniscono tale sguardo olistico, ma i cui risultati terapeutici non possono essere garantiti da dovuti controlli sulla composizione chimica delle piante e sulla qualità della loro preparazione, peccando quindi in sicurezza ed efficacia.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto la Medicina Tradizionale Cinese (MTC) e l'indiana Ayurveda come “Traditional Medicines”, cioè l'insieme delle conoscenze, abilità e pratiche mediche basate su teorie, credenze ed esperienze indigene, sia spiegabili che non, usate per il mantenimento della salute psico-fisica come per la prevenzione e la diagnosi delle malattie. Esperienze di cura millenarie che per noi sono invece “Complementary and Alternative Medicine” (CAM). Le differenze tra queste medicine sono basate sui diversi metodi interpretativi e diagnostici, legati alla sensibilità (cultura ed ambiente) dell'osservatore. Conseguentemente però viene da pensare che la biologia del corpo umano è uguale ovunque, cambia invece il modo in cui esso è influenzato e risponde all'ambiente circostante.
Il metodo scientifico galileiano si configura quindi utile alla verifica della realtà e come strumento di convergenza di saperi differenti, che si integrano e si confrontano fra loro rispondendo ad una necessità storica: il miglioramento reale delle terapie oggi disponibili tramite la personalizzazione della cura. Questo processo è già in atto da alcuni anni, ed esiste un consorzio internazionale di Policlinici Universitari per la Medicina Integrativa (CAHCIM) che definisce così questo nuovo approccio medico-scientifico: «La medicina integrativa è la pratica medica che riafferma l'importanza del rapporto terapeuta-paziente; considera l'individuo nella sua interezza di corpo, mente e spirito; è basata sulle evidenze scientifiche (studi clinici condotti secondo standard internazionali) e fa uso di tutti gli approcci terapeutici appropriati per conseguire una guarigione e salute ottimali».
Un cambiamento di paradigma molto profondo, dal classico approccio in cui al centro c'è la malattia e i sintomi manifestati ad uno in cui i valori del paziente e la sua piena partecipazione e adesione sono fondamentali per il risultato terapeutico.
Integrando la capacità analitica dei mezzi tecnologici più avanzati con le profonde e sottili intuizioni generate lungo la storia mondiale della medicina, riusciremo ad avere un sistema terapeutico che predice e previene le malattie, che distingue come esse si manifestano in modi differenti nei singoli pazienti, i quali partecipano attivamente al processo di guarigione. Due esempi di realizzazione ospedaliera della Medicina Integrativa sono il “MD Anderson Cancer Center” di Houston, dove si associano alle convenzionali cure antitumorali l'agopuntura, la musicoterapia, la meditazione orientale, lo yoga, il massaggio oncologico, e l'Università e il Policlinico Careggi di Firenze, con uno specifico programma di Medicina Integrativa che ruota attorno sopratutto alla Fitoterapia clinica, cioè la ricerca e uso in ospedale di estratti di piante medicinali, trovando indicazione nelle patologie acute di minore gravità clinica e nelle patologie croniche a carattere infiammatorio, funzionale o degenerativo.
È finalmente giunto il momento in cui, con piena lucidità, possiamo discernere tra le conoscenze antiche e nuove per una sana evoluzione di noi stessi e quindi della Terra in cui viviamo.
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